Di questi tempi, la Russia è tornata ad occupare un grosso spazio nella mente di tutti. Olivier Assayas prende il toro per le corna e decide di raccontarcela adattando il romanzo di Giuliano Da Empoli, aiutato nientemeno che da Emmanuel Carrère. Il mago del Cremlino è al cinema dal 12 febbraio, ma attenzione: andare in sala con le aspettative sbagliate potrebbe farci perdere quello che sta facendo davvero.
Il mago del Cremlino: ascesa nella nuova Russia.
Vadim Baronov è una figura avvolta nel mistero. Eminenza grigia della politica russa degli ultimi trent’anni, è una figura dal potere apparentemente illimitato e allo stesso tempo quasi estranea alle dinamiche di palazzo del Cremlino. Ormai in pensione, Baronov invita nella sua dacia di campagna un sagace accademico americano con il quale ripercorre i passi della sua vita personale e professionale. Dagli ultimi gemiti dell’unione sovietica ai suoi inizi come regista teatrale appena dopo il collasso, passando per una carriera nella reality TV che lo introduce allo show più inebriante e sporco di tutti: la politica. Con il supporto dell’oligarca Boris Berezovskij, Vadim si troverà a essere una figura strumentale dietro l’ascesa del nuovo “zar”: Vladimir Putin.
Cinema a chiave
Siamo chiari: Vadim Baronov non è mai esistito. È vero che è parzialmente ispirato alla figura di Vladislav Surkov, anche lui spindoctor e consigliere di Putin, ma non è questo il punto. Il film, come il romanzo al quale è ispirato, funziona proprio perché Baronov è un personaggio di finzione. Il suo essere allo stesso tempo un camaleonte e un pesce fuor d’acqua gli permettono di destreggiarsi fra un ventaglio sorprendentemente ampio di eventi e personaggi reali (dal disastro del Kursk alle Olimpiadi di Soči, da Prigožin a Limonov), lanciandosi periodicamente nelle sue analisi lucide e distaccate senza risultare fuori luogo.

Il mago del Cremlino, noi e la storia
Contrariamente a quanto suggerito da molto del materiale pubblicitario e dal sottotitolo italiano, Il mago del Cremlino non è nemmeno un film su Putin. La sua unica vera protagonista è la Russia, o meglio, l’arco politico e culturale della Russia post unione sovietica. I “grandi uomini“ fittizi che il film ci mette davanti sono solo dei fari, dei riflettori per illuminare una verità: il fatto che tutte le pagine della storia, anche le più insensate e le più sordide, sono il prodotto di processi complessi e sedimentari, in cui l’unico protagonista è l’indefinibile e allo stesso tempo onnipotente corpo sociale. In questa ottica Il mago del Cremlino è un film ricco ma sempre masticabile, trasportato oltre il traguardo dalle ottime performance, fra le quali spicca un Paul Dano sempre magnetico.
Il cast
Paul Dano è Vadim Baronov, intellettuale timido ma guidato da un profonda lucidità e una spregiudicatezza senza pari. Jude Law è Vladimir Putin, grigio burocrate dell’FSB scelto per essere il volto di una nuova Russia. Alicia Vikander interpreta Ksenija, grande amore di Baronov, mentre Tom Sturridge è Dmitri Sidorov, carismatico amico del mago che più di tutti approfitta della neonata oligarchia. Infine, Jeffrey Wright interpreta Lawrence Rowland, un accademico in viaggio di ricerca in Russia il cui acume attiva l’attenzione di Baronov.
La recensione
Il mago del Cremlino è una fiction storica ricca ma sempre masticabile, trasportata oltre il traguardo da un Paul Dano sempre magnetico. Consigliato a chi cerca un film sulla storia come un meccanismo di processi sociali.
Voto:
7.5/10