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Il nemico, come sprecare un cast incredibile – La recensione del film su Prime Video

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È possibile sentirsi presi in giro da un film? Ad esempio, quando un colpo di scena arriva senza nessun tipo di previsione, solo per tentare di shockarci? Non dovrebbe essere il bello del racconto (anche cinematografico) di trovare indizi e briciole di quello che sarà il proseguimento della storia nel testo e nelle immagini dal primo minuti? Vi lasciamo in sospeso con queste domande per un minuto per parlare di Il nemico (titolo originale Foe), film diretto da Garth Davis e da lui co-sceneggiato insieme ad Iain Redi, scrittore dell’omonimo romanzo da cui la pellicola è tratta. Prodotto da Anonymous Content, See-Saw Films e I Am That Productions, è disponibile in streaming su Prime Video a partire dal 5 gennaio. Grazie anche al cast, è possibile che riesca a conquistarsi un posto nella Top Ten di Prime Video. Se se lo meriti o meno è un altro discorso.

Il nemico, una trama confusa

Midwest, 2065. In una terra sempre più secca e al collasso a causa dell’inquinamento e delle sue conseguenze, Hen e Junior vivono isolati, in una fattoria che curano con precisione e perizia, ma soprattutto con cocciutaggine contro condizioni meteorologiche sempre più avverse. Sono sposati da 7 anni, ma qualcosa comincia a non andare. Sarà l’isolamento, sarà la natura alienante dei lavori che svolgono, lui in uno stabilimento di macellazione e lei come cameriera. Un giorno, un estraneo viene a disturbare la loro vita imperfetta. Si tratta di un emissario del governo venuto a comunicare che Junior deve partire per una base spaziale in cui si prevede andranno trasferiti in un vicino futuro tutti gli abitanti della Terra, che sta diventando invivibile. Hen e Junior non hanno scelta, e dovranno accogliere il funzionario nella loro casa per prepararsi alla separazione che durerà un anno e durante il quale Hen verrà affiancata da un clone perfetto di Junior, in teoria per preservare il loro matrimonio.

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Il nemico, il cast non basta

Non ci sono parole abbastanza magniloquenti, e siamo sicuri che non servano neanche, per sottolineare quanto Paul Mescal e Saoirse Ronan siano bravi. Il film si regge completamente sulle loro spalle, risulta d’effetto quasi solo grazie a loro e a una fotografia molto ben fatta e d’effetto, costruita sul contrasto tra il naturale e l’artificiale, tra il chiaro e lo scuro. Tutto il resto, però, non regge. La sceneggiatura è sorprendentemente debole, la storia fragile e confusionaria. I due interpreti principali, seppure superlativi come sempre, non possono salvarla. È un’occasione sprecata, un buco nell’acqua, la promessa di ciò che sarebbe potuto essere.

Un colpo di scena senza fondamenta

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All’inizio di questo articolo, ci eravamo chiesti se è possibile sentirsi presi in giro da un film, dal suo colpo di scena campato in aria, senza spie. La risposta è sì, e Il nemico ne è un esempio lampante. Alcune cose che non avevano spiegazione, alla luce del ribaltone, ne assumono un po’, ma neanche troppa. La verità è che questo film si perde per strada in maniera così irrecuperabile che trascina nella polvere tutto il resto, e più cerchi collegamenti e spiegazioni più si sgretola completamente sotto le tue mani. Che grandissimo peccato.

Il cast

Saoirse Ronan è Hen, moglie appassionata di musica che fa la cameriera, ama suonare il pianoforte ed è sempre più scontenta del suo matrimonio. Paul Mescal è Junior, marito di Hen. Viene arruolato dal governo per una missione sullo spazio. Aaron Pierre è Terrance, il funzionario del governo che dà la notizia alla coppia e che la assiste nelle settimane precedenti alla partenza.

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Il nemico, come sprecare un cast incredibile - La recensione del film su Prime Video

La recensione

Non ci sono parole abbastanza magniloquenti, e siamo sicuri che non servano neanche, per sottolineare quanto Paul Mescal e Saoirse Ronan siano bravi. Il film si regge completamente sulle loro spalle, risulta d’effetto quasi solo grazie a loro e a una fotografia molto ben fatta e d’effetto, costruita sul contrasto tra il naturale e l’artificiale, tra il chiaro e lo scuro. Tutto il resto, però, non regge. La sceneggiatura è sorprendentemente debole, la storia fragile e confusionaria. I due interpreti principali, seppure superlativi come sempre, non possono salvarla. È un’occasione sprecata, un buco nell’acqua, la promessa di ciò che sarebbe potuto essere.

Voto:

5/10
5/10
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