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Il testamento di Ann Lee: estasi e ipnosi – La recensione

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Dopo il successo clamoroso di The Brutalist (che ha co-scritto con il regista Brady Corbet, che è anche suo marito), Mona Fastvold torna con Il testamento di Ann Lee. Con questo terzo film la regista norvegese torna alle atmosfere del New England storico viste ne Il mondo che verrà, stavolta interrogando la nascita della setta degli Shaker. Il film esce nelle sale italiane il 12 marzo per Searchlight Pictures.

Il testamento di Ann Lee: chiamata e pellegrinaggio

Manchester, prima metà del 1700: Ann Lee è una giovane donna diligente e perspicace, la cui caratura spirituale è chiaramente fuori misura nella prosaica vita della cittadina inglese. Dopo un periodo di profonda crisi che vede la morte dei suoi quattro figli ancora infanti, Ann riceve una rivelazione e diventa la guida della propria congregazione di Quaccheri, predicando una nuova dottrina fatta di castità e lavoro. E quando l’autorità locale decide di averne abbastanza di questa setta, che esprime la propria devozione attraverso elaborati canti e coreografie, Ann ha una visione: gli Shakers devono partire alla volta del nuovo mondo, dove saranno liberi di trovare un luogo per costruire la loro società utopica.

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Le catene della biografia 

Il testamento di Ann Lee è un incredibile film sperimentale di 30 minuti sul movimento, sulla consonanza e sull’esperienza estatica. Sfoggia coreografie ipnotiche, profondissime e meravigliosamente valorizzate da una fotografia pittorica e romantica. Il suo problema è che è avvolto da un’ulteriore ora e 45 minuti di film biografico su una figura storico-religiosa che, per la mia sensibilità, è più d’ostacolo che d’aiuto. 

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Non tanto perché ci sia qualcosa di sbagliato nel raccontare la storia di Ann Lee, ma perché come film biografico Il testamento è semplicemente okay, senza infamia e senza lode, lontano anni luce dall’intarsio cinetico delle sue sezioni coreografate. Completa il quadro la scelta di renderlo un musical che, per quanto sensata dal punto di vista concettuale, di certo non ha aiutato il mio godimento del film. Il voto è basso ma il consiglio rimane, se avete un po’ di testa per qualcosa che non sia puro intrattenimento, di vederlo: Fastvold è un chiaro talento, e i minuti in cui è al suo meglio valgono bene la confusione del resto del film.

Il cast

Amanda Seyfried è Ann Lee, la “madre” degli Shakers, che porta la setta nel Nuovo Mondo. Lewis Pullman interpreta William, fratello di Ann e suo più devoto amico e seguace. Thomasin McKenzie, Matthew Beard e David Cale interpretano Mary, James e John, tre fra i pellegrini che accompagnano Ann nel suo pellegrinaggio verso il nuovo mondo, mentre Christoper Abbott è Abraham, marito della “madre” che mal accetta la sua nuova vocazione. Nel film anche Stacy Martin, Scott Handy e Tim Blake Nelson.

La recensione

Il testamento di Ann Lee funziona relativamente bene come biografia di una figura storico-religiosa, che nasconde al suo interno uno studio ipnotico e sensuale sull’immagine in movimento. L’insieme è confusionario e accattivante al tempo stesso.

Voto:

6.5/10
6.5/10
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