Raccontare il desiderio di diventare genitori e le difficoltà che talvolta questo comporta. In Utero, la nuova serie tv originale italiana di HBO Max, parte da questo presupposto realizzando un medical drama all’italiana ma nella cornice spagnola di Barcellona, dove c’è la clinica gestita dal professor Gentile interpretato da Sergio Castellitto e da sua moglie Teresa (Maria Pia Calzone). Scritta da Margaret Mazzantini, co-autrice con Enrico Audenino e Teresa Gelli anche del soggetto di serie, In Utero è diretta da Maria Sole Tognazzi che cura anche la direzione artistica del progetto. La regia degli ultimi 4 episodi è affidata a Nicola Sorcinelli. Il cast tecnico e artistico al gran completo (con i regular Thony e Alessio Fiorenza) hanno presentato la serie in arrivo dall’8 maggio, con 8 puntate a rilascio settimanale, su HBO Max, nella cornice del cinema Barberini di Roma.
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In Utero, le dichiarazioni dalla conferenza stampa
Margaret Mazzantini: “Ho scritto la ‘bibbia’, la prima idea di tutta la serie ma non ho poi seguito le sceneggiature passate in mano a Enrico Audenino. L’idea è partita da un biologo passionale e dalla sua compagna biologa anche lei ma più distante, fredda. La maternità è un po’ sempre una guerra”.
Maria Sole Tognazzi: “Un figlio non è un diritto, né un dovere ma un desiderio. Io non li ho avuti sia perché per ragioni di salute non ho più l’utero, sia perché non ne sentivo la necessità, la voglia. Ho avuto la fortuna di vedere amiche anche adulte, che sono riuscite a diventare madri e altre che invece non ci sono riuscite. La serie parla di genitorialità ma anche e soprattutto di famiglia, in modo più largo possibile, creazione di nuclei. Necessariamente la serie doveva essere in Spagna perché se una donna single vuole avere un figlio deve andare lì. Andando a fare i sopralluoghi siamo andati in una clinica in cui c’era una squadra di medici italiani”.
Sergio Castellitto: “Questo è il mio terzo medico. Una delle cose che più mi è piaciuta è stata quella di accorgermi come la forza motrice è femminile. Le coppie che arrivano alla clinica hanno una forma di mancanza, con un desiderio rispetto alla vita. Questa è una psico-medical. Un personaggio interessante è quello di Maria Pia Calzone, che non ha desiderio ma contribuisce a questo risultato da un punto di vista finanziario”.
Alessio Fiorenza: “Per me è stato un privilegio enorme. Il tema della transizione del mio personaggio è trattato alla pari di altre tematiche. Al di là dell’argomento specifico mi sono chiesto perché sia così, perché abbia questo carattere. Da un lato è un biologo esperto, dall’altro ha una fragilità nei rapporti con gli altri. Ho sentito un grandissimo senso di responsabilità perché spesso sono temi affrontati con clichè o luoghi comuni, farlo con questa profondità l’ho sentito necessario. In fondo ogni cosa è politica a maggior ragione questi temi”.
Maria Pia Calzone: “Il personaggio ha la mia stessa età, quindi capisco il suo pensiero, una donna che ha scelto di non avere figli. Perchè se esiste il diritto di avere figli, esiste anche quello di non averli. E questo non significa non avere un progetto di vita o una famiglia”.
Thony: “Dora è una sorte di Caronte, accompagna i pazienti ma non ha una base medica, magari si sente inadeguata, ma scopre di avere un materiale umano”.
Enrico Audenino: “La componente medica esclude totalmente l’aspetto ideologico e forse c’è una società che è più avanti rispetto a quello che si possa pensare. Abbiamo consultato esperti, visitato cliniche e parlato con pazienti. Ho notato che spesso è un tema ancora tabù. Ci auguriamo di lavorare alla seconda stagione. Sicuramente è un’idea che non era stata fatta prima. Io mi auguro che questa serie apri un dibattito, ambientarla in Spagna ci ha dato la possibilità di raccontare più storie e già l’idea di Margaret era ambientata in quel paese. Quando inizi a conoscere le storie, superi l’idea del figlificio, della fabbrica dei figli”.

