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Industry su HBO Max, le tre stagioni vi spaventano? “Iniziate dalla quarta” suggeriscono gli sceneggiatori

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“Trovarsi davanti a tre stagioni e a una quarta appena iniziata può essere intimidatorio, lo sappiamo, ma vi diamo un suggerimento: iniziate dalla quarta appena partitaMickey Down e Konrad Kay ci hanno dato qualche dritta per approcciarci a Industry una delle serie tv che possiamo scoprire attraverso HBO Max.

La serie tv ha debuttato su HBO e BBC Two in piena pandemia nel 2020 ma per un intreccio di diritti era rimasta finora inedita e soltanto con l’arrivo di HBO Max in Italia abbiamo potuto scoprire le prime 3 stagioni insieme alla quarta rilasciata settimanalmente in contemporanea con gli USA.

Industry dalla 4 e poi torni indietro

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E proprio da quest’ultima i due showrunner consigliano di partire per chi non conosce la serie. La quarta stagione è infatti una sorta di “soft reboot” come lo hanno definito nell’incontro stampa organizzato da HBO Max a Roma.Nelle prime due puntate probabilmente abbiamo avuto un atteggiamento un po’ respingente verso il pubblico mentre con il passare delle stagioni abbiamo imparato a raccontare una storia più universale. Potreste iniziare dalla quarta, capire che sensazione vi da e poi tornare indietro, vedendo le prime stagioni un po’ come un reboot“. Ma l’avvio della quarta stagione è stato definito da molti “brutale, abrasivo”, la stagione però è narrativamente “chiusa si riescono a capire le dinamiche tra i personaggi anche se non li si conoscono prima, non è obbligatorio fare un investimento importante per entrare nella serie, si può iniziare in un modo soft“.

La prima stagione aveva in realtà degli obiettivi più bassi rispetto allo standard di un drama HBO era tutto incentrato su questi giovani nel mondo della finanza e come si sarebbero comportati” ma gli sceneggiatori e showrunner ci invitano a guardare la serie anche per la recitazione dei suoi attori. Come Myha’la Herrold presente fin dalla prima stagione nei panni dell’ambiziosa Harper: “Molte persone amano odiarla, non rappresentano l’ideale di donna che vorrebbero vedere, ma al tempo stesso odiano il fatto di amarla. Ma è una donna con un sogno e a differenza di altri parte senza alcun privilegio, un’outsider che ce la fa, le ha tutte per dover fallire è donna, non è bianca, non è ricca“. Proprio per queste sue caratteristiche la reazione è diversa rispetto a quella che si avrebbe vedendo un uomo fare le sue stesse scelte.

Industry

Ambiziosi si ma collaborativi

Industry non è una guida sul mondo del lavoro!” ci hanno messo in guardia gli showrunner “nella vita è importante essere più collaborativi. Anche noi abbiamo imparato a farlo e anche per questo la serie è migliorata“. Industry racconta molto il contemporaneo: “La società è sempre più spudorata, ipocrita, avida, individualista. Nelle prime stagioni abbiamo raccontato tutto questo, nell’ultima stiamo provando a esplorare anche qual è il costo di tutto questo e come il potere corrompe“. Anche per restare ancorati alla realtà “abbiamo una writers’ room piena di persone che sono tutte preoccupate per la direzione in cui sta andando il mondo. Spesso costruiamo la trama partendo dall’attualità e traiamo ispirazione da ciò che accade nel mondo reale. Parliamo con dei consulenti, ci affidiamo a loro. Facciamo le nostre ricerche, leggiamo molto e, ovviamente, siamo attratti da temi che già ci interessano“.

La musica in Industry

La musica è una parte fondamentale di Industry e i due showrunner ci hanno raccontato come la inseriscano direttamente nella sceneggiatura: “dalla colonna sonora originale di Nathan McKay alle canzoni scelte con il supervisore musicale. La serie è un mix eclettico di generi: melodramma, opera, drama finanziario, drama relazionale. E questa varietà si riflette nella musica”.

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