Madonna apre il 2026 cantando La Bambola. E già questo, piaccia o no, è un evento culturale.
Una star planetaria che sceglie un classico assoluto della canzone italiana non come singolo ufficiale, ma come progetto parallelo, colonna sonora di una campagna di Dolce & Gabbana, che uscirà domani 9 gennaio. Non una mossa discografica tradizionale, ma un gesto simbolico: profumo, memoria, Italia mitizzata, pop globale.
Un’operazione che lavora sull’heritage più che sull’hit parade. E che proprio per questo divide.
Sarò di parte — e non ho problemi a dirlo (ndr). Con Madonna ho sempre fatto la stessa cosa: curiosità, ascolto, voglia di capire. Le performance, gli album, le scelte più riuscite e quelle più discusse. Madonna non è un’artista da tifoseria, è un’artista da attraversare.
Forse però capire davvero quello che fa, e non solo quello che “dovrebbe fare”, ci ha spaesato.
Per un’americana l’italiano non è una lingua semplice. Eppure con moltə altrə siamo indulgenti, sorvoliamo, ci passiamo sopra. Con lei no. A lei facciamo le pulci. Sempre. Perché anche per i detrattori Madonna resta IL punto di riferimento. E ai punti di riferimento si chiede la perfezione, anche quando non è richiesta.
La voce spiazza, l’interpretazione è fragile, a tratti eccessiva. Ma l’autotune non è uno scandalo, in un’epoca in cui intere carriere si basano su quello. Anche perché qui non siamo davanti a un manifesto artistico definitivo, ma a uno spot. E uno spot deve rappresentare prima di tutto un immaginario di brand, non una carriera.
L’idea è chiarissima: la sensualità italiana vista da fuori, la piazzetta di Capri, il gusto cinematografico della Versilia, i cliché che diventano archetipi.
In questo senso, l’errore più commentato — quel “tra la dieci bambola” invece del plurale originale — è diventato subito il manifesto di questa versione. Un inciampo linguistico, certo. Ma anche un segno. Un dettaglio che racconta lo sguardo esterno, l’italiano desiderato più che posseduto. Un errore che funziona quasi come una crepa, e che finisce per essere più memorabile di molte esecuzioni impeccabili.
Ho letto un commento che diceva: “sembra una turista americana al karaoke in un bar di Napoli”. Ed è esattamente questo. Non come insulto, ma come chiave di lettura. È lo sguardo esterno che desidera l’Italia, la mitizza, la canta anche sbagliandola. Come ha sempre fatto il pop, la moda, il cinema.
Quando poi entrano in scena i detrattori, il discorso spesso deraglia. C’è chi tira in ballo altre cover del brano — come quella di Dalida — non tanto per arricchire il discorso, quanto per creare una gara senza logica. Dalida, artista con la A maiuscola, incide La Bambola nel 1968, in francese, in un altro contesto storico, culturale e produttivo. Paragonare quella versione a uno spot del 2026 significa non parlare più di musica, ma di punteggi immaginari.
Dentro questa operazione convivono due mondi lontani ma affini: Madonna e Patty Pravo. Due bionde, una minacciosa e una ambiziosa*.
«Patty Pravo è un’opera d’arte», scrive Pino Strabioli nella prefazione del libro “Minaccia Bionda” a lei dedicato. Un’affermazione che restituisce perfettamente la sua natura: icona in ogni epoca, sempre controtempo, libera, allergica alle definizioni. Diversissime, eppure accomunate dalla stessa capacità di scardinare ruoli, corpi, aspettative. Due artiste che hanno lavorato — ciascuna a modo suo — sulla libertà femminile come gesto estetico prima ancora che politico.
La Bambola resta un manifesto. Sempre. Una donna che dice NO. Ma quel no non deve per forza essere una dichiarazione di guerra. Può essere sensuale, ambiguo, teatrale. Una donna non deve rinunciare a sé stessa per farsi rispettare, né irrigidirsi per essere credibile.
Forse è questo che ancora disturba. Non la pronuncia. Non l’autotune. Ma l’idea che il rifiuto possa avere molte forme.
E Madonna, ancora una volta, non ci dà quello che ci aspettiamo. Ci dà qualcosa che apre una discussione. E per il pop, quello vero, è sempre una vittoria.
* Per chi non avesse colto il gioco: Patty Pravo è “la minacciosa”, riferimento al suo libro Minaccia Bionda e all’omonimo tour; “l’ambiziosa” è Madonna, da Blond Ambition, il concerto che ha cambiato le regole del gioco.
Visualizza questo post su Instagram
Visualizza questo post su Instagram
