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La casa delle finestre che ridono recensione: il film cult di Avati torna in 4K

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Un film cult che ha ispirato generazioni e che non solo contribuito a definire il cinema di genere in Italia ma ha anche rappresentato una provincia fino a quel momento meno vista al cinema rispetto alle abusate Roma e Milano.

Stiamo parlando del capolavoro del gotico padano La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati. Il film torna al cinema dal 13 luglio in versione versione restaurata in 4K, realizzata da SND e Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, a partire dai negativi originali messi a disposizione da ACEK, distribuito da CG Entertainment e Cat People.

La lista sale qui: www.catpeople.it/pianeta-selvaggio-cinema e https://streaming.cgtv.it/al-cinema/.

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La casa delle finestre che ridono recensione

La casa dalle finestre che ridono tra i più rappresentati del giallo italiano, possiede una carica personalissima che Pupi Avati infonde al racconto, proprio come il quadro “maledetto” al centro della storia. Una favola rurale in cui la natura si dimostra nera e spietata, sospesa tra realtà e fantasia, sogno ed incubo, tensione e mistero, estasi e terrore.

Stefano, un giovane restauratore, viene incaricato di riportare alla luce un macabro affresco in un isolato paese della bassa padana: il dipinto, opera di un artista morto suicida anni prima, raffigura il martirio di San Sebastiano tra le braccia di due donne dalle sembianze mostruose. Mentre il restauro procede, Stefano si ritrova avvolto in un’atmosfera di omertà e terrore, scoprendo che dietro i colori di quel muro si nasconde un segreto sanguinario che la comunità tenta disperatamente di proteggere.

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Una sorta di follia ad occhi aperti, che si muove tra thriller e horror, tra atmosfere soprannaturali e profondamente terrene, che parla di religione che sfocia facilmente nel fanatismo soprattutto in contesti provinciali, di sessismo e pregiudizio, di rapporto con la sessualità, il proprio corpo e la fede. Tutto in grande anticipo sui tempi se pensiamo agli argomenti veicolati oggi dal cinema di genere.

Non manca nessuno all’appello: il commissario di polizia che forse sa più di quanto dice, la donna di facili costumi con una brutta reputazione che è anche maestra delle elementari, la vecchia signora costretta a letto, il tassista perennemente ubriaco e paranoico a cui nessuno crede, l’apparente “scemo del villaggio”, il prete timorato di Dio.

Una storia di matti, come l’ha definita il regista, che sembra averla pescata da quell’antica tradizione orale di favole della buonanotte raccontate ai più piccoli che però sfociano facilmente nell’orrore più raccapricciante, tra visioni e suggestioni, proprio per tenerli in guardia a comportarsi bene quando si sveglieranno. Così come noi spettatori quando usciremo dalla sala, intontiti e suggestionati.

Summary

La casa dalle finestre che ridono è un cult del cinema di genere che ha contribuito a definire il giallo italiano e ispirare generazioni di registi. Ancora più apprezzabile in versione restaurata.

Voto:

8/10
8/10
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