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La più piccola: recensione del film al centro della polemica perché vietato ai minori di 14 anni

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Terzo lavoro da regista per Hafsia Herzi, La più piccola (La petite dernière) è tratto dall’omonimo romanzo autofinzionale di Fatima Daas uscito nel 2020. Il film attualmente al cinema con Fandango, ancor prima di uscire era diventato oggetto di discussioni. Esaminiamo insieme le ragioni e poi guardiamo oltre per scoprire il film dietro la maretta social.

La più piccola: nelle proprie contraddizioni

Fatima ha 17 anni ed è, appunto, la più piccola di tre figlie di una famiglia franco-algerina che vive alla periferia di Parigi. La ragazza è amata da tutti ma sempre un po’ un pesce fuor d’acqua: in famiglia, a scuola, con gli amici e nel rapporto col fidanzato. È nel passaggio al mondo caotico e nuovo dell’università che Fatima, mussulmana praticante, inizia a capire di essere attratta dalle donne. Attraverso quattro stagioni, quello della ragazza è un percorso di esplorazione e di continua negoziazione, di ricerca della propria identità non appiattendo la propria complessità ma trovando spazi di equilibrio all’interno di essa.

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Divieto sì, divieto no 

Il motivo per cui il film si trova al centro del ciclone mediatico è perché è stato recentemente categorizzato come vietato ai minori di 14 anni (esclusivamente) in Italia. Citati come motivazione “riferimenti sessuali espliciti”, per quanto venga riconosciuto il loro “non [essere] trasformati in immagini pornografiche”. Vero è anche che buona parte delle persone da entrambe le parti della polemica non ha visto il film. A chiunque lo abbia è evidente fatto che il contenuto sessuale in La più piccola (nelle parole e soprattutto nelle immagini) è estremamente blanda, e l’unico punto di differenza che ha con migliaia di coming-of-age analoghi senza restrizioni è che si parla di rapporti fra donne. A darle il beneficio del dubbio la categorizzazione appare figlia di una visione del mondo discutibilmente antiquata; a chi vuol pensar male, potrebbe sembrare un atto politico e “punitivo” nei confronti di Fandango. 

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La più piccola: deliziosamente (?) descrittivo

Ma tutto questo non c’entra niente col film, che nella sua essenza testuale è molto meno uno statement di quanto non appaia leggendo i titoli dei thinkpiece e le discussioni online. La storia di Fatima è presentata in modo sorprendentemente descrittivo, un coming-of-age queer in cui la tesi è semplicemente “questa persona esiste, in tutta la sua complessità”. Questo approccio è allo stesso tempo un punto di forza e una debolezza: perché se da una parte La più piccola è un film che (soprattutto in retrospettiva) appare “puro” come pochi, dall’altra manca a tratti di incisività sotto il punto di vista dei contenuti. Dal punto di vista visivo la poetica è più definita, intensa anche se sotto un certo punto di vista un po’ scolastica, con un look che, anche se a tratti un po’ troppo commerciale, rimane forse l’aspetto più forte del film.

Il cast

Nadia Melliti è Fatima, una ragazza franco-algerina che vive il conflitto fra la propria fede e la propria omosessualità.  Park Ji-min in è Ji-na, una giovane infermiera con problemi di depressione con cui Fatima instaura una relazione travolgente. Louis Memmi è Benjamin, compagno di liceo e amico di Fatima, mentre Mouna Soualem è Cassandra, misteriosa cugina di un amico dell’università. 

La recensione

La più piccola è un coming-of-age queer estremamente descrittivo, scelta che può apparire raffinata o un po’ antiquata a seconda dei gusti (e della posizione cinematografica) dello spettatore. Se questa descrizione non vi ha scoraggiato, allora ve lo consigliamo.

Voto:

7/10
7/10
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