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La società della neve, un film difficile con un cast superlativo – La recensione

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Cardiopalma, tensione, eroismo umano. Se sono questi gli elementi che state cercando in un film, abbiamo un consiglio per voi. La società della neve (titolo originale La sociedad de la nieve) è un film del 2023 diretto da J.A. Bayona, tratto dall’omonimo libro di Pablo Vierci che documenta i drammatici avvenimenti del disastro aereo delle Ande del 1972. La pellicola è stata presentata fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia 2023, incontrando un netto favore di critica, ed è uscita nelle sale spagnole e argentine nel dicembre 2023. In Italia è stata distribuita in streaming su Netflix a partire dal 4 gennaio 2024. Finirà nella Top Ten di Netflix? Aperte scommesse.

La società della neve, tratto da una storia vera

Il film segue la drammatica storia vera dei sopravvissuti del volo 571 dell’Aeronautica Militare Uruguayana, schiantatosi ad alta quota sulla cordigliera delle Ande il 13 ottobre 1972. I superstiti, perlopiù giovanissimi membri della squadra di rugby dell’Old Christians Club di Montevideo diretti in Cile per una partita, si trovano a dover sopravvivere in uno degli ambienti più inospitali della terra, circondati da neve e cime altissime e isolati da ogni soccorso. A loro disposizione hanno solo il relitto della fusoliera, i pochi effetti personali nelle valigie, i propri amici e lo spirito di sopravvivenza. Insieme, scopriranno molto presto che, oltre al freddo e alla fame, il nemico più terribile che devono affrontare è la disperazione.

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La società della neve, costruito sui contrasti

La società della neve è un film molto efficace nell’evocare contrasti: il senso di claustrofobia della fusoliera contro la spiazzante vastità della montagna, la lenta uniformità dei 72 drammatici giorni contro il senso di urgenza dato dalle risorse in continuo esaurimento, più di tutto l’angoscia dei superstiti contro la loro incrollabile volontà di non arrendersi, di ingegnarsi, di inventare una nuova soluzione per salvarsi. È sicuramente un’esperienza intensa e per nulla facile che fa sentire lo spettatore dentro alla sofferenza fisica e mentale dei sopravvissuti, complice anche una fotografia clinica fatta di primi piani sui volti emaciati dei protagonisti (meritevolissima una menzione al trucco, fondamentale e sempre credibile nel dare forma al loro decadimento) e di serenissime panoramiche a volo d’uccello sulla meravigliosa e temibile desolazione andina.

Le interpretazioni e il cast corale

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Spina dorsale della pellicola e suo motore principale è il suo cast corale, composto da attori spagnoli e argentini quasi tutti alla prima esperienza ma che convincono molto sia nelle interpretazioni individuali che nella chimica di gruppo. Nello specifico Enzo Vogrincic Roldán interpreta Numa Turcatti, riflessivo studente di legge trovatosi nell’aereo quasi per caso che funge anche come voce narrante per l’intero film; Matías Recalt interpreta Roberto Canessa, giovanissimo studente di medicina che si trova a dover fare scelte difficili come medico e come persona; Agustín Pardella interpreta Fernando “Nando” Parrado, che nonostante la morte della famiglia non perde mai il desiderio di salvare i suoi amici; Esteban Kukuriczka interpreta Fito Strauch, che si assume alcuni dei compiti più difficili per risparmiarli agli altri. Nel cast anche Tomas Wolf nel ruolo di Gustavo Zerbino, Diego Vegezzi nel ruolo di Marcelo Pérez del Castillo, Francisco Romero nel ruolo di Daniel Strauch, Augustin Della Corte nel ruolo di Tintín Vizintín e Valentino Alonso nel ruolo di Pancho Delgado.

La società della neve, un film difficile con un cast superlativo - La recensione

La recensione

La società della neve è un film molto efficace nell’evocare contrasti: il senso di claustrofobia della fusoliera contro la spiazzante vastità della montagna, la lenta uniformità dei 72 drammatici giorni contro il senso di urgenza dato dalle risorse in continuo esaurimento, più di tutto l’angoscia dei superstiti contro la loro incrollabile volontà di non arrendersi, di ingegnarsi, di inventare una nuova soluzione per salvarsi. È sicuramente un’esperienza intensa e per nulla facile che fa sentire lo spettatore dentro alla sofferenza fisica e mentale dei sopravvissuti, complice anche una fotografia clinica fatta di primi piani sui volti emaciati dei protagonisti (meritevolissima una menzione al trucco, fondamentale e sempre credibile nel dare forma al loro decadimento) e di serenissime panoramiche a volo d’uccello sulla meravigliosa e temibile desolazione andina.

Voto:

7/10
7/10
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