L’estranea di Paolo Strippoli è un film importante per tanti motivi. Dopo il Premio Arca Giovani come Miglior Film Italiano all’anteprima mondiale in Concorso alla 83ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e dopo il suo percorso internazionale come First Runner Up del People’s Choice Midnight Madness Award al Toronto International Film Festival, è al cinema con 01 Distribution. All’estero sarà distribuito da Le Pacte (FR) in territorio francese, ed è designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani oltre a rappresentare l’Italia agli Oscar 2027.
Una donna si presenta all’improvviso a casa di sua figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Un segreto custodito troppo a lungo, che ora torna a reclamare il suo prezzo.
La fotografia è curata da Cristiano Di Nicola, il montaggio è di Federico Palmerini, le musiche originali di Robin Coudert, in arte ROB, i costumi sono affidati a Susanna Mastroianni, la scenografia è di Marcello Di Carlo, la supervisione degli effetti visivi è di Giuseppe Squillaci.
Il film è prodotto da Marina Marzotto e Mattia Oddone per Propaganda Italia, con Rai Cinema e Dinamo Film. Il Film è coprodotto da Jean-Christophe Reymond per Kazak Productions (FR) e da Joseph Rouschop e Eva Curia per Tarantula (BE).
L’estranea di Paolo Strippoli, la nostra recensione del film
Dopo l’horror citazionistico e ribaltevole del folgorante A Classic Horror Story (co-diretto con Roberto De Feo), dopo quello sperimentale per la prima volta in solitaria di Piove, dopo quello più composito e religioso de La valle dei sorrisi, ecco L’Estranea. L’horror più maturo e solido di Paolo Strippoli, classe 1993 pugliese di origine (Corato) che vive nella capitale. In questo film mette tutto se stesso, a partire dalla sua doppia identità, ambientando la pellicola tra Bari e Roma, tra l’inizio del Nuovo Millennio e gli anni 2020 che stiamo vivendo.
L’horror più millennial del regista, perché parla non solo di disgregazione della famiglia tradizionale à là Mulino Bianco ma soprattutto delle promesse disattese a tutti quelli nati negli anni ’80-’90. Avevano (avevamo) tanti sogni e speranze, che via via si sono sgretolati sotto le loro (nostre) mani solo per essere la maledetta generazione di mezzo. Un po’ thriller un po’ family drama, senza dimenticare l’elemento soprannaturale, viaggia tra citazioni, omaggi tra il Faust, Allan Poe, Kubrick e Hitchcock. Attraverso una struttura a capitoli fortemente evocativa, Strippoli e Salvatore De Chirico (con lui alla sceneggiatura) imbastiscono una storia di bugie e segreti che hanno tenuto in piedi (più o meno) un nucleo familiare per troppo tempo, e ora è tempo (forse) di dire tutta la verità.

Ma è una verità reale o un pretesto di una straordinaria Jasmine Trinca (forse vera villain del racconto rispetto alla mefistofelica e passionale Valeria Bruni Tedeschi) per dare un senso a tutti i drammi che le sono capitati? Il film non ce lo dice, lascia che siamo noi ad interpretare il significato del finale pur dando una perfetta chiusa (bagnata) al racconto.
La famiglia Colonna è benestante, rappresenta il successo della borghesia del Nuovo Millennio, fatta in realtà di ipocrisie ed invidie da parte di amici e parenti. Un nucleo creato da un uomo (Adriano Giannini, qui davvero riuscito) e una donna (Trinca) che riversano sui rispettivi figli, maschio (Andrea Genovese e Andrea Rossini, un’autentica sorpresa) e femmina (Mariandrea Cesari e Romana Maggiora Vergano, una conferma) tutte le proprie frustrazioni e i propri sogni spezzati. Chi nel calcio (lo sport simbolo dell’Italia, come in una scena drammatica e suggestiva nel corso della pellicola), chi nel mondo dello spettacolo. Quanto Male si riesce a fare ai propri figli agendo “per il loro bene”?
In fondo cos’è la vita, soprattutto quella familiare, se non una continua recita in cui ognuno, una volta ottenuto il proprio ruolo, è difficile che se ne possa discostare e allontanare?
Ottimo il trucco prostetico, che Strippoli aveva già dimostrato di curare nei lavori precedenti, e qui raggiunge livelli davvero alti, per niente scontati in Italia. Proprio per questo è importante il traguardo de L’estranea che porta il cinema di genere (che ha sempre raccontato a specchio le brutture della nostra società, dove siamo noi i veri mostri chiamati in causa) a rappresentarci nella shortlist degli Oscar 2027. Indipendentemente se entrerà in cinquina o meno. Dicevamo, è il film più maturo di Strippoli perché il più coerente e coeso – qualcuno dirà a tratti troppo enfatico, a tratti un po’ prevedibile – ma in realtà, secondo noi, è la conferma che voci come questa servono a far respirare nuovamente il cinema italiano.
Summary
Il film horror più maturo e millennial di Strippoli. La famiglia Mulino Bianco non esiste più o meglio è sempre stata una farsa, che si disgrega davanti agli occhi dello spettatore attraverso la vita (o la morte) di ognuno dei suoi membri fallaci, per un nucleo affettivo costruito sulle bugie. Ottimo il cast, Valeria Bruni Tedeschi tra le migliori villain del cinema (ma anche Jasmine Trinca). Sorpresa Andrea Rossini. Ottimo il lavoro prostetico.
Voto:
8/10
