Maschile Singolare, intervista ai registi Matteo Pilati e Alessandro Guida

Credit: Byron Rosero per Rufus Film gentile concessione dell'ufficio stampa dei registi
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Maschile Singolare, la pellicola distribuita su Amazon Prime Video è pronta a sbarcare anche all’estero. Intervista ai registi Matteo Pilati e Alessandro Guida

Maschile Singolare è stato distribuito ufficialmente dalla piattaforma streaming Amazon Prime Video a partire dal 4 giugno. Questa brillante commedia racconta la storia di Antonio, costretto a mettere in discussione tutte le proprie certezze quando viene abbandonato dal marito, dal quale dipende sia psicologicamente che economicamente.

Apprezzato dal pubblico e dalla critica, ha vinto il Premio del Pubblico alla XIII Edizione dell’Ortigia Film Festival, dove è stato presentato in concorso come film di apertura. I diritti del film sono stati venduti da Vision Distribution a Francia, Germania, Austria, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Svizzera, Polonia, Israele, Stati Uniti e Canada.

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La pellicola è diretta da Matteo Pilati e Alessandro Guida, alla prima collaborazione dietro la macchina da presa. Ci siamo fatti raccontare da loro l’avventura nelle riprese, il successo del film e le tematica trattate.

Da dove nasce la volontà di realizzare “Maschile singolare”? Perché avete scelto questo titolo?

Matteo Pilati: Anche se veniamo da esperienze diverse, sempre nell’ambito del mondo dello spettacolo, il sogno di entrambi è sempre stato quello di fare Cinema. Quando abbiamo trovato la storia giusta da raccontare, abbiamo capito che era finalmente arrivato il momento di provarci.

Alessandro Guida: Il titolo iniziale era Mascarpone. Poi dopo esserci confrontati abbiamo optato per Maschile Singolare. Ci sembrava più immediato e soprattutto rimandava al tema del film.

Come mai avete voluto firmare il vostro esordio alla regia con un film che parla dello smarrimento emotivo e, più in generale, dei Millenials?

MP: Ci è venuto spontaneo raccontare una storia che ci riguardasse, spesso – soprattutto in Italia – è più facile trovare film e serie TV con personaggi teen oppure quarantenni. Avendo deciso di autoprodurre il film, avevamo tanti limiti di tempo e budget, ma il lusso di poter raccontare la storia che volevamo, come volevamo.

AG: Proprio ad una festa di matrimonio di millenials mi sono accorto che chi è single alla soglia dei trent’anni è visto con sospetto. Spesso nella nostra società essere single è sinonimo di essere solo. Noi avevamo l’intenzione di mostrare come una persona single è circondato da amici e spesso è solo alla ricerca della propria strada, della propria indipendenza.

Credit: Byron Rosero per Rufus Film gentile concessione dell’ufficio stampa dei registi

In “Maschile singolare” si racconta un inedito microcosmo omosessuale, come è possibile parlare di una tematica così attuale senza cadere nella banalità dei cliché?

MP: Il lavoro che abbiamo fatto è stato declinare degli archetipi estremamente consolidati nell’immaginario collettivo in una piccola comunità dalla forte connotazione LGBT+. Il tema è universale, il contesto estremamente particolare e – purtroppo – anche molto originale. Dico “purtroppo” perché i film con protagonisti appartenenti a minoranze, in Italia, sono ancora troppo pochi. Raccontare personaggi che fanno parte di una minoranza è sempre un grosso rischio, anche per chi fa parte di quella stessa comunità: va fatto con grande attenzione e rispetto.

AG: Volevamo sfatare questo tabù del cinema italiano LGBT+. Nessun coming out difficile, nessun ambiente o contesto intriso di drammatica omofobia, no… l’unico problema di Antonio (il protagonista) è quello di ripartire dopo una relazione che finisce. Credo che proprio questa “diversità” narrativa abbia avvicinato ancora di più il pubblico alla storia. Perché un po’ tutti hanno vissuto quel momento (ad ogni età) e ognuno ha reagito a suo modo.

Chi sono i vostri modelli di regia a cui vi siete ispirati per la realizzazione di questo film?

MP: Citerei tre mostri sacri: Woody Allen, Ingmar Bergman ed Ettore Scola. Non ci sto certo accostando a loro per genialità e meriti, ma si tratta di tre registi che hanno sempre prediletto storie molto semplici – spesso connotate da ironia, introspezione e facilità di fruizione – e lavorato con attori molto intelligenti e generosi, potendo contare su una squadra di professionisti di cui godevano di grande fiducia.

AG: Io amo il cinema di genere, qualcosa che è lontano da Maschile Singolare. E penso che quando sia realizza un film, di qualsiasi tipo, si deve fare il massimo per rendere la storia spettacolare ed emozionante. Non avendo grandi risorse o mezzi ho pensato che la cosa più forte che avevamo erano i nostri personaggi e il nostro cast. Quindi cercando di emulare il maestro Cassavetes ci siamo letteralmente incollati con la macchina da presa ai nostri attori (sono quasi assenti inquadrature di dettagli, paesaggi, oggetti), ma l’immagine è sempre centrata sui nostri personaggi. Il montaggio va allo stesso ritmo dei battiti di Antonio il nostro protagonista.

Nel vostro film siete sia sceneggiatori che registi: qual è stata la fase più complessa e critica nel processo di produzione del film?

MP: L’idea del film è stata di Giuseppe Paternò Raddusa, con il quale scrissi – a inizio 2019 – una prima stesura della sceneggiatura, tenendo bene a mente fin da subito che doveva essere un film low budget per poterlo finanziare e autoprodurre. La facemmo leggere ad Alessandro, che immediatamente si appassionò al progetto, evidenziò alcune parti che potevano essere migliorate e che riscrivemmo a sei mani. Scrivere insieme a due amici è estremamente facile, ci sono state da subito una forte sintonia e una tensione positiva verso un obiettivo comune molto chiaro. In una fase successiva, quando abbiamo iniziato a fare i conti con il budget e il piano di lavorazione, abbiamo dovuto necessariamente apportare ulteriori modifiche e rinunciare ad alcune scene.

ALG: Per la scrittura finale sono state fondamentale le provi degli attori. Abbiamo lasciato molto spazio alle loro proposte, alle loro intuizioni e credo che questo modo di collaborare abbia arricchito molte delle scene e dei dialoghi del film.

Quanto è complicato dirigere un film in due? Avete diviso il lavoro o lavorate sempre in sinergia?

MP: È complicato, anche se lo fai con un amico che conosci da dieci anni. Alessandro ed io siamo accomunati da caratteri molto forti e da visioni molto precise che, nel caso di Maschile Singolare, coincidevano al 90%. Sul restante 10% ci siamo “serenamente” confrontati… Posso dire, con relativa certezza, che se siamo rimasti amici dopo questo film, lo saremo per sempre.

AG: In anni di set ho imparato che non esistono regole, ma due cose importanti da fare sono: 1) saper ascoltare e 2) cercare di comprendere anche le visioni degli altri. Quindi rinunciare a dire “questa scena non mi piace”, ma piuttosto “non credo che questa scena funzioni” e proporre subito un’alternativa e cercare di stimolare gli altri per una soluzione condivisa. Poi in qualche circostanza particolare sul set con Matteo abbiamo messo in pratica il metodo del doppio ciak. Un lusso che ti permette il cinema. Un ciak girato a modo mio, uno secondo le indicazioni di Matteo. Un metodo che consiglio ai registi che lavorano in coppia

Credit: Byron Rosero per Rufus Film gentile concessione dell’ufficio stampa dei registi

Che ruolo ha l’ironia nel vostro film?

MP: “La vita è troppo breve per prenderla sul serio”: l’ironia fa parte del nostro modo di affrontare la vita, di conseguenza anche quella dei personaggi che raccontiamo nel nostro film.

AG: Denis, il personaggio interpretato da Eduardo Valdarnini, è ironia al cento per cento. Il mentore di Antonio. Però proprio in un monologo in cui gli dà una vera e propria lezione di vita, smorza subito tutto con una battuta volgarissima. Penso che sia il modo migliore per dare consigli ad un amico.

“Maschile singolare” è distribuito da Amazon Prime Video, uscirà anche al cinema?

MP: Maschile Singolare è uscito in un periodo storico molto drammatico per i cinema. Con il nostro distributore, Adler Entertainment, avevamo inizialmente previsto un’uscita in sala, che però – a causa della pandemia – è stata cancellata. Per la distribuzione all’estero, invece, è prevista in molti Paesi l’uscita nei cinema: continuiamo a rispettare le disposizioni sanitarie, sconfiggiamo il COVID e le sue varianti e auguriamoci che, in tutto il mondo, si possa tornare ad affollare i cinema al più presto, in piena sicurezza.

AG: Matteo ed io, insieme al cast, abbiamo avuto la fortuna di vedere il film in sala con il pubblico. E’ stata un’emozione unica poter vivere una visione collettiva insieme a loro. Sentire ridere e commuoversi le persone accanto. Anche dal divano di casa o dal telefonino mentre si è in viaggio va bene uguale, ma forse solo la sala ti permette con più facilità di teletrasportarti nella storia di un film.

Avreste mai pensato di fare il vostro esordio su una piattaforma streaming? Questo vi rende fieri o avreste preferito esordire alla vecchia maniera, in una sala cinematografica?

MP: Quando abbiamo realizzato il film non avevamo un distributore: ciò significa che Maschile Singolare avrebbe potuto rimanere in un hard disk e non vedere mai la luce. Tanti distributori che l’hanno visto ci hanno detto “no, grazie”, solo Adler Entertainment e Amazon Prime Video hanno scelto di credere nel progetto: penso che i risultati abbiano premiato il loro impegno. Voglio vederla così: per ora abbiamo realizzato il sogno di fare un film, il prossimo sogno da realizzare sarà fare un altro film e distribuirlo anche in sala!

AG: Io cerco di vedere il lato positivo. Andare sulla piattaforma ci ha permesso di raggiungere un pubblico ampio e molto eterogeneo. Qualcuno che magari non avrebbe mai acquistato un biglietto per vedere un film di questo tipo.

Credit: Byron Rosero per Rufus Film gentile concessione dell’ufficio stampa dei registi

Il film è stato ben accolto dalla critica: ve lo aspettavate oppure avevate qualche timore, vista la sensibilità dei temi trattati?

MP: Più che per una questione di temi, i miei dubbi alla vigilia dell’uscita erano più legati a una questione di tono, di linguaggio. Maschile Singolare è un film con un’impronta stilistica molto marcata, che fa della semplicità e della naturalezza (in ogni aspetto, dal testo al montaggio, passando dall’interpretazione degli attori o dalla scenografia) i suoi punti di forza; i momenti di conflitto e di dramma non sono mai mostrati, così come il sesso vero e proprio. Una piccola parte di critica e pubblico ha colto questi aspetti del film come una debolezza e l’ha legittimamente rifiutato, ma gli estimatori ne sono rimasti affascinati: hanno capito le nostre intenzioni.

AG: L’idea era proprio quella di una regia invisibile. Nulla che potesse distrarre dalla storia e dell’interpretazione dei nostri attori. In ogni scena la macchina di presa si muove solo con le azioni o le emozioni dei personaggi. Nessuno doveva notare noi come registi-autori. Con Maschile Singolare volevamo che lo spettatore (di qualsiasi tipo) si godesse il film, non impressionarsi per la nostra abilità o le nostre trovate.

State già pensando ad un altro film insieme? Oppure preferite continuare le vostre carriere da registi separatamente?

MP: Al momento non ancora, ma non escludo che possa accadere di nuovo in futuro! Credo che, per entrambi, ci siano la volontà e le capacità per dirigere “in solitaria”. Io ho scritto diversi progetti, tutti molto diversi fra di loro: un paio di film, serie televisive. Quello a cui tengo di più è una commedia con risvolti horror, che ho scritto insieme a Giuseppe e che stiamo iniziando a far leggere in giro.

AG: Proprio in questi giorni sono sul set di un documentario a cui tengo molto e sto terminando un altro progetto importante come regista da solo. Però non vedo l’ora di dirigere e scrivere un nuovo film (i progetti ci sono) e magari avere un’occasione nuovamente con Matteo e Giuseppe con cui è estremamente stimolante collaborare. Credo che Maschile Singolare sia stata un’opportunità di crescita professionale per noi.

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