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Mercy – Sotto accusa: ogni tanto serve un gimmick. La recensione

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Timur Bekmambetov è noto in occidente per titoli relativamente minori (come Wanted del 2008 e Abraham Lincoln: Vampire Hunter del 2012), anche la sua filmografia è decisamente più vasta e molto ben conosciuta soprattutto nella sua nativa Russia. Dal 22 gennaio 2026 il regista pioniere dello screenlife torna al cinema con Mercy — Sotto accusa, un techno-thriller dal sapore distopico prodotto da Amazon-MGM Studios e distribuito da Sony Pictures.

Mercy: il futuro della giustizia

2029: Los Angeles è riuscita a ridurre drasticamente il crimine tramite l’introduzione della Mercy Court, una corte speciale in cui i ruoli di giudice, giuria e boia sono completamente deputati a un’intelligenza artificiale. Il detective Chris Raven, che ha contribuito a creare questo sistema, si risveglia nella sala interrogatori della Mercy Court di fronte al cyber-giudice Maddox. L’accusa è quella di aver assassinato sua moglie in un momento di cui non ha ricordi. Con tutta la tecnologia della corte a disposizione, Chris ha solo novanta minuti per provare la propria innocenza oltre ogni ragionevole dubbio, o verrà giustiziato sul posto. La verità sarà più spiazzante di quanto persino Maddox possa immaginare.

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Mondi possibili

Uno degli aspetti più sottovalutati del cinema è la gestione delle aspettative del pubblico. In questo senso, penso che il buzz online abbia fatto più male che bene a Mercy, cercando di pensarlo come un film sulle implicazioni dell’intelligenza artificiale. Cosa che, chiariamolo, non è — la sua trattazione dell’argomento è più o meno rimasta al livello di Io, Robot del 2004, mentre è completamente assente qualsiasi pensiero sulla totale sparizione della privacy di cui i personaggi fanno un grasso uso e abuso.

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Il bello del gimmick

Tralasciando i massimi sistemi, quindi, Mercy è un techno-thriller molto televisivo, ma non per questo meno godibile. L’idea della risoluzione telematica di omicidio è chiaramente un gimmick, un trucco superficiale, ma la sapete una cosa? Ogni tanto un gimmick fa piacere. Ogni tanto è divertente incontrare un film che ha un’idea un minimo originale e passarci un’ora e mezza, senza aspettarsi che la premessa regga per un attimo di più dei suoi novanta minuti.

Il cast

Chris Pratt è Chris Raven, un detective della polizia di Los Angeles che si trova alla Mercy Court sotto l’accusa di aver assassinato sua moglie Nicole, interpretata da Annabelle Wallis. Rebecca Ferguson è la Giudice Maddox, personificazione dell’IA di Mercy. Kali Reis è Jaq Diallo, detective partner di Raven che lo aiuta a raccogliere prove fuori dal tribunale, mentre Kylie Rogers è Britt, figlia di Chris e Nicole. Completano il cast Rob Nelson, Rafi Gavron, Jeffe Pierre e Kenneth Choi.

La recensione

Mercy è un techno-thriller molto televisivo, ma non per questo meno godibile, con un’idea di base – quella della risoluzione telematica di un omicidio – che è un po’ un trucco superficiale ma che è abbastanza divertente da far tagliare il traguardo al film

Voto:

7/10
7/10
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