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Noise, il thriller psicologico che esagera – La recensione

Una spia che ci fa capire che un thriller psicologico è ben riuscito, o perlomeno una delle tante possibili, è sicuramente la capacità di creare e mantenere la tensione. Quella strisciante, che ti entra in testa e ti fa avere paura di andare in cucina di notte. Al secondo posto ci mettiamo il coinvolgimento. Non guasta una buona capacità di coinvolgere, ma questo potrebbe valere per tutti i generi. In Noise, pellicola di produzione belga disponibile a partire dal 17 marzo su Netflix, non c’è niente di tutto questo. Il film, scritto e prodotto da Robin Kerremans con la collaborazione di Hasse Steenssens e diretto da Steffen Geypens, è scricchiolante e mal riuscito. Nonostante tutto questo, riuscirà a conquistarsi un posto nella Top Ten di Netflix, che non sempre si regola sul criterio dell’eccelsa qualità del prodotto? Staremo a vedere, le scommesse sono aperte.

Noise, una storia disturbante…

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Matthias, giovane padre con velleità di influencer, e Liv, moglie bionda e carina, decidono di trasferirsi con il loro neonato primogenito nella vecchia casa che fu del padre di lui. Attaccata alla casa, nella proprietà dell’anziano padre che adesso soffre di demenza senile ed è in una casa di riposo, c’è l’azienda chimica di famiglia. Matthias, quasi per caso, scopre che proprio nell’azienda anni addietro avvenne un brutto incidente, che uccise delle persone e che fece diventare il padre inviso alla gente del paesino.

In uno stravolgimento di eventi veloce quanto mal costruito, Matthias inizia a fare ricerche su questo evento e a condividerle con i suoi follower. Presto ne diventerà completamente ossessionato, soffrirà di attacchi di panico e paranoia, il suo rapporto con Liv ne sarà deteriorato. Proprio Liv, disperata e preoccupata per l’incolumità del figlio, farà una scoperta sconvolgente, che rimetterà in prospettiva tutti i comportamenti inspiegabili del marito e scoprirà un vaso di Pandora pieno di segreti arrivati direttamente dal passato.

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… che fa acqua da tutte le parti – Noise recensione

Bisogna essere onesti: Noise è un film brutto, goffo, che avanza zoppicando e che non dà nessun tipo di soddisfazione. É recitato male e scritto peggio, i personaggi agiscono senza motivazione né senso. Passiamo gran parte del film a cercare di capire cosa è successo davvero durante il famoso incidente per poi scoprire che era del tutto o quasi inutile ai fini della storia, con un tocco di gore inutile perché why not. Potrebbe essere calcolatissimo esempio di misdirection, ma la verità è che risulta disorientante nel modo sbagliato, fa perdere di vista i personaggi e distrugge qualsiasi forma di tensione e interesse per le loro sorti. Il finale è velocissimo, sembra incerto sul da farsi. E tu sei lì che guardi questo film indeciso e barcollante e non sai che fartene, cosa portarti a casa, a cosa è servito, a chi giova. A nessuno, probabilmente. Almeno è corto.

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Il cast

Jesse Mensah è Timme, fratello della protagonista che verrà lasciato a una sorte incerta.
Ward Kerremans è Matthias, protagonista maschile con una storia difficile alle spalle, un brutto carattere e una famiglia tutta sua da coltivare. Sallie Harmsen è Liv, la moglie, l’unica persona che agisce con un minimo di criterio. Johan Leysen è Pol, il padre di Matthias.

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La recensione

Bisogna essere onesti: Noise è un film brutto, goffo, che avanza zoppicando e che non dà nessun tipo di soddisfazione. É recitato male e scritto peggio, i personaggi agiscono senza motivazione né senso.

Voto:

3.5/10
3.5/10