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Normal People: i due protagonisti, i produttori e il regista ci raccontano la serie, in Italia su Starzplay

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Normal People: il nostro incontro con i protagonisti della serie: Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal, la regista Lenny Abrahamson e i produttori

Giovedì 16 luglio arriva anche in Italia, su Starzplay, Normal People, la serie tv tratta dall’omonimo e romanzo di Sally Rooney, rilasciata nel Regno Unito dal canale in streaming BBC Three, e negli Stati Uniti su Hulu. Grazie al passaparola seriale sui social, al buon riscontro ottenuto, grazie anche al lockdown forzato per la pandemia, su Hulu e BBC Three, la serie rappresenta solo una delle tante acquisizioni messe a segno dalla piattaforma streaming di Lionsgate, che arricchisce così il suo catalogo dopo altri interessanti titoli come The Great e P-Valley, per citarne alcuni più recenti.

Nel cast della serie, composta da 12 episodi da 30 minuti, Daisy Edgar-Jones (La Guerra dei Mondi) nel ruolo di Marianne, e Paul Mescal, nei panni di Connell. I due protagonisti di una storia di crescita e esplorazione adolescenziale. Tra i due, infatti, nascerà un legame strano ed indelebile, un legame che entrambi sono determinati a tenere nascosto ai loro coetanei.

In occasione di un incontro con la stampa internazionale, abbiamo incontrato virtualmente i due protagonisti di Normal People: Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal, il regista di alcuni episodi della serie, Lenny Abrahamson e i produttori Emma Norton e Ed Guiney. Ecco quello che ci hanno raccontato:

I protagonisti di Normal People

Cosa vi è piaciuto di più dei vostri personaggi e in cosa vi siete sentiti affini con loro?

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Paul Mescal: “adoro Connell e, proprio come lui, so cosa vuol dire passare dall’essere molto popolari a scuola al trasferirsi in un altro contesto per studiare qualcosa di completamente diverso. Credo che questo sia uno degli aspetti che Sally è riuscita a descrivere meglio“.

Daisy Edgar Jones: “anche io adoro Marianne! Mi piace che sia un personaggio complesso, stratificato, difficile da trovare tv: è ricca di sfumature, è dolce, divertente, è come le donne che esistono realmente e che vedo ogni giorno intorno a me. Mi ritrovo molto in lei per quella sensazione che vivi nel passaggio dalla scuola al college, in quel un periodo in cui cambi e puoi reinventarti. Nella serie ci sono anche aspetti che non ho vissuto personalmente e questa è la parte bella dell’essere un’attrice: poter scoprire anche cose che non hai vissuto direttamente”.

Normal People

Qual è il vostro episodio preferito?

Paul Mescal: “difficile sceglierne uno! Dipende molto da qual è il mio umore, ma l’episodio 5 per esempio mi piace per il modo in cui i due protagonisti riescono a “ritrovarsi”.
Anche l’episodio 12 mi è piaciuto molto, ma forse sono la persona peggiore cui fare questa domanda: mi piace tutto dello show! (ride)”

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Daisy Edgar-Jones: “io direi episodio 2 e 11. Il 2 perchè è il racconto della loro prima volta insieme ed è così vera, realistica, anche imbarazzante; l’11 per il modo in cui alla fine riescono finalmente a stare insieme definitivamente – ma non voglio fare spoiler  – ed è così bello!”

Si farà una seconda stagione?

Daisy Edgar-Jones: non dipende da noi, ma da Sally e se voglia portare avanti il racconto o meno. In fondo mi piace l’idea di non sapere quello che succederà loro in futuro, perché in un certo senso, così, non devo dirgli addio!

Riguardo alla sfida maggiore affrontata nell’interpretare Connell e Marianne, entrambi nel corso dell’incontro virtuale si sono trovati d’accordo su quanto sia stato complicato mantenersi fedeli al romanzo: “quando sei uno dei personaggi al centro di un romanzo molto amato degli ultimi anni, la difficoltà più grande è quella di riuscire a riprodurlo sullo schermo senza scontentare nessuno e cercando di fare in modo che gli spettatori possano amarlo e riuscire a relazionarsi con lui tanto quanto hanno fatto leggendo”, ha detto Paul.

Sulla sfida più difficile affrontata dai personaggi invece, Daisy ha aggiunto: “è interessante come loro riescano a confrontarsi su temi molto alti, anche filosofici, ma poi non riescano a farsi domande banali, semplici, che riguardano loro e la loro relazione.

E sull’aver letto il libro prima di vestire i panni di Marianne ha aggiunto: “il libro è tutto: non avrei potuto recitare senza averlo letto e penso che nessuno ci riuscirebbe, perché ti permette di entrare davvero nei personaggi, di capirli profondamente, comprendere perché sono quello che sono. Sally ha fatto un lavoro eccellente anche solo descrivendo come parlano o interagiscono, e per noi è stato fondamentale. Così abbiamo capito come il loro dialogare fosse una sorta di flusso unico, di balletto”.

Due personaggi incredibili, Connell e Marianne, nei quali è difficile non rispecchiarsi: “I protagonisti sono scritti con un’anima: spesso capita ci siano storie in cui i personaggi sono scritti nella pietra, troppo perfetti nella loro essenza ed è impossibile per lo spettatore entrarci in sintonia. Sally invece ha scritto personaggi veri, reali, nei quali lo spettatore può ritrovare le sue stesse emozioni, per questo è più facile.

I diritti del romanzo di Sally Rooney e il successo della serie

Ed Guiney, produttore esecutivo per la Element Pictures, ci ha raccontato come sia importante, quando si ha tra le mani un titolo importante da adattare, avere le spalle coperte da un canale – in questo caso BBC – per ottenere i diritti del libro. “abbiamo letto il romanzo due anni fa quando ancora non era stato ancora pubblicato ed era stato inviato ai produttori e canali televisivi del mondo, e l’abbiamo subito amato. Dopo averlo letto lo abbiamo lavorato insieme a Lenny, con il quale abbiamo realizzato diversi film e abbiamo pensato che la storia gli sarebbe piaciuta, infatti è stato così.

Continua: “Sapevamo di avere tra le mani un progetto importante. Poi per aiutarci a ottenere i diritti del libro, la BBC ci ha praticamente garantito la realizzazione della serie, quindi abbiamo avuto la possibilità di andare da Sally e dirle ‘se otterremo i diritti del libro, con Lenny alla regia, ti promettiamo che realizzeremo la serie’.

Normal People è stato un grande successo globale, sono nel Regno Unito, nella prima settimana dal rilascio ha fatto registrare circa 16 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma in cui si trova il canale BBC Three, un successo di cui Emma Norton, produttrice esecutiva per la Element Pictures, è molto felice. “tutti sapevamo che quello che avevamo creato aveva qualcosa di speciale, l’abbiamo capito dall’interpretazione, c’era qualcosa di naturale e insolito. Ma l’impatto e la risposta del pubblico sono state molto più elevate di quello che ci aspettavamo. E penso che gran parte sia da attribuire a quello che era importante per il pubblico in quel momento, dalle emozioni che provavano alle cose più pratiche, come le abitudini di visione.”

Continua: “Avere l’opportunità di consegnare al pubblico una serie tv che dà priorità all’intimità e alla connessione umana, in un momento in cui le persone non potevano provarla, ha permesso alla serie di trovare il suo pubblico. Ovviamente, siamo felicissimi che il pubblico l’abbia gradita così tanto.”

Le location di Normal People

Come è avvenuta la scelta delle location, c’è una relazione tra queste e l’introspezione del racconto?
Emma Norton: “quando Sally ha visto il set della casa di Marianne, ha detto che era esattamente come l’aveva immaginato nella sua testa.”

Lenny Abrahamson: le location sono state scelte in modo da essere veritiere, credibili e interessanti. Luoghi in cui potevamo realizzare un qualcosa che sembrasse “giusto”. Alcuni registi hanno questo modo di lavorare crudele, prestano attenzione alle luci, ai colori, per me invece è più organico.

L’adattamento del romanzo di Sally Rooney

Riguardo le difficoltà incontrate nel processo di adattamento, Lenny Abrahamson, uno dei registi della serie, ha affermato: “probabilmente la cosa più complicata da adattare è l’interiorità dei due protagonisti. Il romanzo racconta cosa provano e come vedono l’altro, come lo percepiscono, ed è sempre difficile in video riprodurre questa interiorità. Credo che quello che è stato fatto sia frutto di una scrittura di talento, da Sally e da Alice Birch [sceneggiatrice della serie insieme a Mark O’Rowe, ndr], che sono riuscite a riprodurre nelle scene e nei dialoghi i pensieri dei personaggi.”

Continua: “Inoltre non volevamo una serie con tanti dialoghi, doveva essere tutto reale, naturale. È stata una sfida perché quando hai tra le mani un buon romanzo devi raggiungere degli standard molto alti, perché il pubblico conosce già la storia e la ama. Quindi l’unica cosa che potevamo fare era trovare gli attori giusti, lavorare moltissimo alle sceneggiature e poi girare le scene con delicatezza e attenzione nei dettagli.

Su Sally Rooney, definita da molti “la prima autrice millenial”: Abrahamson pensa che sia un’etichetta che le stia stretta: “è una millenial e ha a che fare con personaggi in quella fascia d’età, ma lo fa con la stessa profondità di ogni altro autore dell’ultimo decennio. Credo sia un’ottima autrice che scrive di quello che conosce meglio, e ovviamente va a catturare il sentimento di quella generazione che sa cosa si sta raccontando e ne riconosce la veridicità. Ma non mi stupirebbe vedere che Sally si butti in nuovi territori e altri generi, e lo farà con la stessa capacità e veridicità”.

Intervista realizzata da Giorgia Di Stefano, founder di TvTips, l’app che ti consiglia la serie tv giusta per te! Scoprila cliccando qui.

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