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Nouvelle Vague è l’opposto di una lettera d’amore – La recensione

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Dopo un trionfale debutto a Cannes con tanto di lunghissima standing ovation arriva nelle sale Nouvelle Vague, la storia della nascita del movimento più di rottura della storia del cinema attraverso gli occhi del leggendario Richard Linklater. Il film, distribuito da Lucky Red, è nei cinema dal 5 marzo.

Nouvelle Vague: cinema pirata

Parigi, 1959. I vari membri del gruppo dei Cahiers du Cinema (Truffaut, Chabrol, Rivette, Rohmer) hanno girato i loro film, dando inizio a discussioni su una cosiddetta nuova ondata, una nouvelle vague della settima arte. Tutti hanno avuto il proprio debutto cinematografico tranne Jean-Luc Godard. Caotico, ambizioso, con mille idee in testa ma i piedi troppo poco per terra per portarle a compimento, alla fine anche il giovane Jean-Luc ha la sua occasione di dirigere un soggetto scritto dal suo più celebre amico Truffaut: Fino all’ultimo respiro. Ma per realizzare la sua visione di un cinema completamente nuovo, il regista debuttante dovrà convincere attori e maestranze a dimenticare tutto quello che sanno e a fidarsi di lui…

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Le cose e perché le facciamo

Rivelo subito la mia mano: contrariamente alla maggior parte della critica, quella che sto per fare non è una recensione estasiata, anzi. E questo non è perché ritengo la Nouvelle Vague un movimento indegno di essere raccontato, anzi. Non è nemmeno perché abbia in antipatia Linklater, che anzi è uno dei registi che stimo di più: se fosse qualcun altro a peccare di superficialità in modo simile riuscirei probabilmente a perdonarglielo molto di più. Perché Nouvelle Vague è pure un film relativamente piacevole se lo prendiamo nel vuoto. Ma, per l’amor del cielo, nulla accade nel vuoto. Le cose che facciamo esistono in un contesto, e quel contesto è un predicato ineludibile della loro lettura. 

Le ragioni per cui ho un problema con questo film esistono in due direzioni. Numero uno: Linklater ha deciso di fare un film sulla nascita di un cinema nuovo; un cinema istintivo, mobile, aggressivo, posizionato in opposizione ai valori e ai modi di fare tradizionali dell’epoca. E, per farlo, ha deciso di usare il linguaggio cinematografico più acriticamente convenzionale, perfettamente allineato con i valori e i modi di fare del cinema istituzionale contemporaneo, per di più in un bianco e nero perlomeno lezioso. E non stiamo parlando di un esordiente qualsiasi ma di Richard Linklater, il regista di processo per eccellenza, uno che non ha mai avuto paura di prendere il modo in cui si produce il cinema e smontarlo, rigirarlo, giocarci, riassemblarlo. Dire che si sta celebrando qualcosa e celebrarlo sul serio sono due azioni ben distinte. 

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Nouvelle Vague, confusione e sottotesti

Direzione numero due, è un film che non sa bene come porsi rispetto al Godard-persona. Il Godard rappresentato in questo film è sì un visionario, ma è anche un uomo profondamente mediocre: indolente, capriccioso, vanitoso, incapace di fidarsi dei suoi collaboratori, uno che è arrivato dov’è e ha avuto una chance solo perché ha gli amici giusti, non esplicitamente ma spiritualmente trumpiano. Il che assolutamente sembra allinearsi con il Godard storico, notorio pezzo di fango. Ma allora perché invece di un ritratto di chiaroscuri il tono del film finisce per essere così agiografico, così piattamente celebratorio e glorificante?

In definitiva, sono passati giorni e ancora non riesco a capire. Quello che soprattutto non mi è chiaro è se con Nouvelle Vague Linklater abbia solo preso una dimenticabile cantonata, oppure si stia prendendo gioco del “cinema sul cinema” tout-court. Quello che è certo è che questo è il contrario di una lettera d’amore. 

Il cast

Guillame Marbeck è Jean-Luc Godard, regista tanto visionario quanto indisponente. Zoey Deutch e Aubry Dullin interpretano Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo, attori che interpretano i protagonisti di Fino all’ultimo respiro e che dal film verranno consacrati per sempre. Bruno Dreyfüsrt è Georges “Beau-beau” Beauregard, produttore del film che tenta invano di tenere in riga la produzione, mentre Matthieu Penchinat è Raoul Coutard, leggendario operatore di ripresa. Infine, Adrien Rouyard, Antoine Besson e Jodie Ruth-Forest interpretano il gruppo dei Cahiers: rispettivamente Truffaut, Chabrol e Suzanne Schiffman. 

La recensione

Nouvelle Vague è un film relativamente piacevole e inoffensivo nella forma che però diventa opinabile nella sostanza: non si può celebrare una rivoluzione al tempo stesso sconfessandone tutti i princìpi nella pratica. Comunque assolutamente da vedere per farsi un’opinione.

Voto:

4.5/10
4.5/10
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