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Obsession, la recensione: horror caramelle

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Curry Barker si è fatto un nome come regista con Milk & Serial, un lungometraggio da 800 dollari pubblicato in chiaro sul canale YouTube di sketch comici che condivide con Cooper Tomlinson. Obsession è quindi un semidebutto: secondo lungometraggio, ma il primo con un vero budget di produzione. Solo hype o nuovo cult? Scopriamolo insieme al cinema dal 14 maggio.

Obsession: desideri pericolosi

Bear è completamente cotto di Nikki.
È comprensibile: lui è un ventenne timido e socialmente impacciato, che vive col suo gatto nella casa appartenuta alla nonna e lavora in un negozio di strumenti. Lei è estroversa, carismatica e bellissima, sempre alla ricerca di qualcosa di meglio della loro piccola esistenza.
Quando sembra che Nikki sia pronta a lasciare per sempre la loro cittadina addormentata, Bear spezza un misterioso “bastoncino del desiderio” esprimendo la speranza che che Nikki s’innamori di lui.
Il problema è che il desiderio si avvera…fin troppo. E questa nuova Nikki potrebbe essere pronta a fare qualsiasi cosa per assicurarsi l’amore e la lealtà di Bear. 

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Orribile esuberanza

Di recente abbiamo parlato di come molti film si presentino come esperienze sensorialmente spiacevoli, ma senza un reale spessore concettuale, narrativo o artistico a giustificare la spiacevolezza dell’esperienza. Obsession è esattamente il contrario: un film tanto inquietante quanto stiloso, capace di suscitare qualche gridolino (e un’uscita di sala, nella mia proiezione) quanto di far esplodere tutta la sala in risate genuine. È un film che ha ben chiaro in mente non solo cosa voglia dire fare un film, ma soprattutto cosa voglia dire guardare un film, forse proprio in forze della relativa scarsa esperienza del suo team.
E ci ricorda che a patto di avere un buono script, quella in cui viviamo è un’epoca d’oro, in cui un singolo milione di dollari può dar vita a un film tanto esilarante (pur tenendo a mente che l’orrore è tradizionalmente il genere economico da produrre per antonomasia).

Talento all’opera

Le scoperte in questo caso sono due: Curry Barker e Inde Navarrette.
Il primo entra a gamba tesa nel mondo dell’horror midbrow con un film dalla fondamentali solidissimi, che riesce a prendere uno degli stilemi narrativi più vecchi del mondo (il cosiddetto monkey’s paw, “stai attento a quello che desideri”) e a rielaborarlo con una sensibilità profondamente contemporanea, che unisce le ansie relazionali della gen Z a un teatro dell’assurdo sul tema del consenso e del controllo. Non ci stupisce che questo film gli sia già valso un contratto con la A24 per reimmaginare la serie di Non aprite quella porta.

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La seconda, già navigata nel mondo della televisione con ruoli di supporto in 13 Reasons Why e Supermen & Lois, dimostra di saper tenere il peso di un film intero con un’interpretazione duttile e spumeggiante, capace di passare (credibilmente, che è la parte difficile) dall’adorabile allo psicotico, dal seriamente carismatico al profondamente inquietante. Se fra cinque anni non sarà una bona fide star di Hollywood sarà un vero peccato, e una perdita per tutto il sistema del cinema. 

Il cast 

Michael Johnston è Bear, un ventenne timido e socialmente impacciato che desidera solo ottenere l’amore della sua amica d’infanzia, l’estroversa e spumeggante Nikki, interpretata da Inde Navarrette. Il collaboratore storico di Barker Cooper Tomlinson interpreta Ian, collega e migliore amico di Bear, mentre Megan Lawless è Sarah, amica del gruppo che prova dei sentimenti segreti per Bear. 

La recensione

Obsession è un horror esuberante e spassoso, che ci ricorda che con un minimo di risorse e tanto talento il cinema è ancora vivo e vegeto. Sicuramente la migliore espressione del genere che abbiamo visto di recente, imperdibile per gli amanti dell’orrore e consigliato a chiunque abbia lo stomaco.

Voto:

8.5/10
8.5/10
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