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Oceania mi ha gettato nello sconforto esistenziale — La recensione

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Secondo la casa del topo alcuni film sono così riusciti che dovremmo vederli (almeno) due volte. È il caso di Oceania, acclamato film d’animazione del 2016 che ci viene riproposto in un remake live action in una dinamica ormai nota: adattamento limitato, cast con qualche star e una valanga di effetti visivi per ricreare l’animazione. Ma vale la pena ascoltare la Disney e andarlo a vedere al cinema?

Oceania: Odisseo chi?

Gli abitanti dell’isola di Motunui hanno vissuto in pace e prosperità per innumerevoli generazioni, tenuti al sicuro da un reef corallino che non superano mai. Vaiana sogna le acque sconfinate dell’oceano fin da quando è bambina, ma i timori del padre e il suo ruolo di figlia del capo e futura leader della comunità la frenano dal seguire i suoi istinti navigatori.
Quando una misteriosa calamità inizia a stritolare l’isola Vaiana non ha più scelta: dovrà farsi coraggio e salpare alla ricerca del semidio Maui per ripristinare il cuore di Te Fiti e ripristinare l’ordine naturale su Motunui.
Le strade infinite dell’oceano le insegneranno cosa significhi essere una leader e la verità segreta sulle origini del suo popolo.

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Scrutare nell’abisso

Guardare un remake live-action Disney è sempre complicato. Non perché il film sia particolarmente difficile in sé — e vorrei vedere, parliamo di un prodotto per ragazzi che è stato limato e fresato con precisione aerospaziale per offrire il minor grado di frizione possibile — ma l’esperienza nel suo complesso mi provoca sempre un enorme sconforto esistenziale.
Mi trovo a guardare male l’immagine slavata di Topolino su un vecchio bicchiere della Nutella. “Perché?” chiedo “Perché puoi fare qualsiasi cosa e decidi di fare questo?”
Non so cosa sia peggio, il fatto che mi risponda o quello che lo faccia scoppiandomi a ridere in faccia, in una serie di spasimi gutturali inframmezzati soltanto dal ka-ching, ka-chiing di un registratore di cassa che si apre. I suoi occhi brillano di luce rossastra come i meme di Joe Biden.

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Cotto e frullato

Guardare Oceania mi ha riportato alla mente un vecchissimo format YouTube in cui un presentatore palestrato omogenizzava gli spaghetti alla carbonara nella coca-cola e un intero cenone di Natale nel vino bianco. L’esperienza è esattamente come immagino sia bere uno dei suoi improbabili bibitoni: andare giù va giù, ma nessuno dei sapori che percepisci ha senso con gli altri.
L’originale animato (che in realtà è molto carino), The Rock con una parrucca bruttissima, la goffaggine del cercare di traslare la cartoon logic nel mondo reale, la produzione visiva fangosa: tutto insieme confusamente. Unica nota positiva le performance di Catherine Laga’aia, e, a sorpresa, anche di Dwayne Johnson, che esce dal suo solito torpore poco ispirato e per una volta sembra impegnarsi davvero.  

In conclusione: siete dei genitori con bambini dell’età giusta e state pensando di portarli a vedere Oceania al cinema? Portateli, non perché il film sia valido ma perché bambini e ragazzi si meritano di vivere la magia del cinema spesso e con ogni tipo di film, anche quelli questionabili. A meno che non facciate parte di questa precisa categoria demografica, però, evitate. Un po’ perché il film lascia a desiderare, un po’ perché a un certo punto diventa ora di votare col portafogli e ricordare al topo malefico che meritiamo di meglio.

Il cast 

Catherine Laga’aia è Vaiana Waialiki, principessa dell’isola di Motunui; Amaya Masoli interpreta Vaiana bambina. Dwayne Johnson interpreta Maui, semidio con un passato leggendario che ha passato diverse migliaia di anni intrappolato su un’isola deserta. John Tui interpreta Tui, il padre di Vaiana che vuole che l’isola rimanga come l’ha sempre conosciuta mentre Rena Owen è la nonna Tala, che capisce e nutre lo spirito avventuroso di Vaiana.

La recensione

Oceania è strano e confusionario come solo un remake live action Disney sa essere: va giù, ma lascia in bocca un sapore inquietante.

Voto:

5/10
5/10
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