Ci sono dei mantra che girano ormai da tempo sul web e non solo che vengono usati col solo fine di denigrare un mondo intellettuale, magari di sinistra, progressista, considerato da taluni elitario soltanto perché prova a usare il ragionamento oltre la pancia e l’istinto. Prima si è diffuso in modo quasi offensivo l’uso del termine radical chic, poi si è passati a livello globale a inventare di sana pianta il concetto di woke declinandolo in senso negativo, infine si è arrivati all’ideazione del fantomatico circoletto di attori/registi/sceneggiatori che lavorano tra loro. Peccato che basti sfruttare quell’intelletto a fine satirici per far sparire tutto in una bolla di sapone di chiacchiere futili.
Peccato come il titolo di una deliziosa serie tv comedy, genere che poco frequentiamo in Italia banalmente perché nei palinsesti televisivi ha una durata troppo breve. Titoli come Friends, The Big Bang Theory, How I met Your Mother, Modern Family, sono diventati cult grazie al sottobosco della pirateria, al passaparola, all’arrivo di Sky, ma raramente le nostre produzioni si sono spinte oltre le sitcom tappabuchi. Meglio infondere di comicità l’ennesimo poliziesco o medical perché alla fine ci piace ridere è proprio il formato da 30 minuti che non ci piace.


E invece le piattaforme di streaming ci permettono anche questo, di osare con una comedy non solo da 30 minuti e 6 puntate, ma anche con quel bel rilascio settimanale che consente di diluire nel tempo l’interesse, l’entusiasmo, il commento. Peccato è un prodotto divertente, intelligente, una satira sottile del contemporaneo guardando alle storture del futuro. Un po’ una versione più lunga di certe scene viste da Valerio Ludini o da Splendida Cornice di Geppi Cucciari (presente nella serie in modo gustosamente divertente). L’idea alla base di Peccato è fare qualcosa che possa sembrare reale e realistico ma che al tempo stesso lo sia.
Se Carlo Verdone in Vita da Carlo (di cui era aiuto regista Valerio Vestoso che lavora anche in Peccato) aveva tentato (svogliatamente) la carta della serialità unendo realtà e finzione, poggiandosi troppo sul Carlo dell’immaginario collettivo, qui Emanuela Fanelli abbraccia totalmente il formato seriale e diventa lei stessa un personaggio, una sorta di versione alternativa di Emanuela. E in questo modo contagia tutti, come uno straordinario Ferzan Ozpetek fissato con i pannelli solari, passando per tutti gli intervistati del finto documentario. Pieno di spunti divertenti (che è meglio non svelare per non perdere il gusto della scoperta durante la visione) Peccato una serie tv divertente gustosa che fa ridere e sa ridere di tutti i difetti del sistema italiano tra televisione (inconsapevolmente autoironica?), fiction e cinema.
Si ride
Peccato con Emanuela Fanelli è un racconto divertente, pieno di spunti e soluzioni che fanno ridere, un’idea curiosa con tanti espedienti sorprendenti
Voto:
8/10