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Portobello, la recensione: una grande fiction d’autore per l’Italia ma che c’entra con HBO Max?

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Portobello è una grande fiction d’autore per l’Italia. E volendo la recensione potrebbe anche terminare qui lasciando l’interpretazione a chi abbia voglia di leggere e di guardare la miniserie su HBO Max dal 20 febbraio. Allarghiamo il contesto. Portobello arriva dopo Esterno Notte altra miniserie di Marco Bellocchio per raccontare un evento importante e controverso della storia italiana. La serie era stata annunciata inizialmente da Our Films quando era in fase di sviluppo, come una produzione destinata all’uscita in sala seguendo il modello del precedente lavoro.

Warner Bros ha invece colto l’opportunità di una tematica così controversa, di un autore così amato e riconoscibile in Italia e all’estero, per trasformarla nella prima serie originale. La scelta è stata quindi quella di partire con un progetto popolare ma d’autore, sperando di catturare quell’interesse collettivo che la storia di Tortora e il nome di Bellocchio poteva portare intorno a HBO Max. La presentazione alla Mostra del cinema di Venezia è stata la ciliegina sulla torta. Tutto perfetto per quella che è una grande fiction d’autore per l’Italia. Portobello

Portobello tutto perfetto ma…

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La miniserie è impeccabile da un punto di vista tecnico ed estetico. Perfetta la ricostruzione di quegli anni, dai costumi agli ambienti. Ottimi i protagonisti con Fabrizio Gifuni abile a dar vita a un suo Tortora e non all’imitazione plastica dell’esistente. Ma tutti gli attori hanno reso un servizio impeccabile alla miniserie. Non c’è nulla che si può criticare della miniserie da questo punto di vista, oggettivamente siamo davanti a una grande fiction d’autore, come ho già avuto modo di ripetere.

Inevitabilmente, però, entrano delle considerazioni personali, perché Portobello è giustamente didascalica nello sviluppo del suo racconto. Basta quindi avere una conoscenza anche minima della storia della vicenda di Enzo Tortora per ritrovarsi a guardare una sorta di fiction-documentario. A quel punto è il gusto personale che guida la scelta. Se vedere messa in scena, con digressioni oniriche e spettacolari la storia tragica di un uomo che ha fatto la storia della tv, possa interessare o meno, se è questa tipologia di prodotti che consideriamo o meno intrattenimento.

Un antipatico di successo

Un aspetto sicuramente interessante è come Enzo Tortora venga ritratto come un intellettuale snob arrogante borioso e strafottente, piegato a un nazional popolare di facciata con l’obiettivo di conquistare milioni di spettatori. Un antipatico di successo che forse, anche per questo, si è ritrovato solo nel momento della difficoltà. Il modo in cui Bellocchio riesce a rendere lo stupore del personaggio davanti alle accuse che gli vengono portate è impeccabile. Tortora incarna quel rabbioso fastidio che prova chiunque tenti di ragionare davanti a chi si limita a rimanere in superficie spesso ancorato a preconcetti difficili da smuovere anche davanti alle evidenze. La miniserie riflette segue la razionalità intellettuale del suo protagonista evitando di eccedere in momenti emotivamente coinvolgenti, preferendo spostare lo sguardo sulla componente camorristica più che su quella familiare. Portobello

I dubbi sulla scelta HBO Max su Portobello

Dopo la visione della miniserie, che è perfettamente in linea con il percorso di Marco Bellocchio e con quello che è un prodotto in cui comunque c’è il coinvolgimento di Rai Fiction e quindi prima o poi destinato al pubblico generalista, appare sempre più insolita la scelta di HBO Max che ha preferito il richiamo del nome rispetto alla coerenza della piattaforma. Se anni fa Sky nella scelta delle sue produzioni originali aveva coerentemente abbracciato il modello HBO, con il suo sbarco in Italia HBO Max sembra aver tentato di inseguire un gusto italico autoriale, piuttosto che proporre un titolo coerente con la propria piattaforma.

Detta in modo semplice, dal mio modesto punto di vista, Portobello non mi sembra in grado di smuovere le masse e spingere ad abbonarsi, magari potrebbe catturare una quota di spettatori di Fabio Fazio, ma in parallelo non appare il titolo che possa appassionare chi si è abbonato per titoli HBO presenti e futuri. Sembra più una scelta di posizionamento nello scenario della critica, dei festival, dell’intellighenzia italiana.

Il periodo sfortunato

E lo scarso appeal lo dimostra anche il fatto come la sfortunata coincidenza di arrivare a ridosso del referendum sulla giustizia (per cui sui social Gaia Tortora si batte in modo anche veemente a favore del Si) sia stata ampiamente ignorata, nonostante qualche dubbio nato durante la conferenza stampa e veementemente respinto da Bellocchio.

Indubbiamente se la fiction come da piano originale, fosse uscita al cinema per poi passare sulla Rai, questo periodo sarebbe stato evitato per non esser sfruttato come propaganda per il Si. Infatti nonostante non abbia necessariamente un riflesso sul referendum, i casi di mala giustizia vengono spesso usati da certa propaganda per il Si. E quale miglior caso rappresentativo di quello di Tortora.

Il voto per Portobello è alto perché è una miniserie oggettivamente fatta bene. Ma resta una scelta che fa riflettere.

Summary

Portobello è l’impeccabile storia di un intellettuale antipatico ma di successo che viene lasciato solo ad affrontare un’accusa infamante che vive con lo stupore di chi prova a razionalizzare di fronte a chi pensa di sapere la verità. Una grande fiction d’autore per l’Italia che stona con HBO Max.

Voto:

7.5/10
7.5/10
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