Ci sono epoche che diventano leggenda. Non perché fossero perfette, ma perché hanno cambiato il modo in cui immaginiamo il futuro. Tra la metà degli anni Cinquanta e la metà dei Settanta Roma è stata una di queste. Non era soltanto la città della Dolce Vita. Era il posto in cui il cinema incontrava la moda, le attrici diventavano ambasciatrici di stile e gli stilisti iniziavano a trasformarsi nelle prime vere star del Made in Italy.
La mostra “Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale”, ospitata alla Centrale Montemartini, racconta proprio quel momento irripetibile. Lo fa attraverso oltre 150 fotografie dell’Archivio Luce, filmati d’epoca, documenti e una selezione di abiti originali che hanno scritto la storia della moda italiana.
La cosa più interessante è che qui gli abiti non sono semplici oggetti da museo. Sono protagonisti di una storia molto più grande. Accanto ai capi di Valentino, Capucci, Galitzine, Sorelle Fontana, Fendi, Gattinoni, Schuberth, Biagiotti e tanti altri, ci sono Sophia Loren, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Liz Taylor, Anita Ekberg, Sean Connery. È impossibile separare la moda dal cinema, perché è proprio in quegli anni che nasce quella relazione che oggi diamo per scontata tra celebrity, red carpet e lusso.
La mostra ci ricorda una cosa che spesso dimentichiamo: il Made in Italy non è nato solo grazie al talento degli stilisti. È nato perché qualcuno ha capito che un abito aveva bisogno di una fotografia, di una diva, di una copertina e di una città capace di trasformarsi nel palcoscenico perfetto. Roma diventa così una gigantesca passerella a cielo aperto.
Tra gli abiti esposti ce ne sono alcuni che da soli valgono la visita. C’è il celebre Fiesta di Valentino del 1959, il primo manifesto di quel rosso destinato a diventare uno dei codici estetici più riconoscibili della moda mondiale. C’è il celebre pigiama palazzo di Irene Galitzine, che ha rivoluzionato il guardaroba femminile, le architetture tessili di Roberto Capucci e le creazioni delle Sorelle Fontana che hanno vestito le grandi star internazionali.
Ma la mostra non parla solo di glamour. Tra una fotografia e un abito emergono anche la crescita dell’industria tessile, la storia della Snia Viscosa, il lavoro nelle fabbriche, il passaggio dall’alta moda al prêt-à-porter. È il racconto di un Paese che cambia velocemente e che usa la moda come simbolo della propria modernità.
Il pregio maggiore dell’esposizione è proprio questo: ricordarci che il Made in Italy non nasce dentro una sfilata, ma dall’incontro tra creatività, artigianato, industria, fotografia, cinema e cultura pop. È un ecosistema prima ancora che un marchio.
Visitandola viene quasi da sorridere pensando a quanto oggi siamo ossessionati dai contenuti social, dalle campagne virali e dall’immagine perfetta. In fondo, tutto è iniziato molto prima di Instagram. Quando un flash fotografico, una diva e un vestito riuscivano già a fare il giro del mondo.
Perché, prima ancora di insegnare al mondo come vestirsi, Roma gli aveva insegnato come sognare.
Dove: Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Quando: Dal 26 giugno al 15 novembre 2026








