Gli adattamenti cinematografici dei libri Jane Austen sono evergreen.
Il cocktail di relazioni, classe sociale e pessime decisioni sentimentali alla base del novel of manners è una ricetta narrativa che funziona con ogni generazione. Ed ecco qui che dopo Blue Jean, Georgia Oakley regala anche alla gen-z un nuovo adattamento del primo romanzo della scrittrice inglese. Ragione e sentimento è nelle sale italiane
Ragione e sentimento: amori di famiglia
La morte improvvisa del signor Dashwood costringe la vedova e delle tre figlie a lasciare la loro casa ancestrale per un più economico cottage nel Devonshire, catapultandole in un milieu sociale completamente diverso da tutto ciò che conoscono. A complicare la faccenda c’è anche il fatto che per le due sorelle maggiori questo cambiamento coincide con l’ingresso nel campo minato del mercato matrimoniale. La razionale e misurata Elinor s’innamora del signor Ferrars, la cui ritrosia potrebbe essere timidezza o qualcos’altro; l’impetuosa Marianne perde invece la testa per il tenebroso Willoughby. Fra i balli di Londra e le spiagge del Devonshire, le sorelle dovranno sfidare le insidie dell’alta società e dei propri difetti fatali.
Scelte sagge…
Ragione e sentimento è un film molto garbato. Oakley non sente il bisogno di trascinare Austen nel ventunesimo secolo e sembra fidarsi abbastanza del materiale originale da capire che datato non significa rotto. Il sistema economico che regola la vita delle Dashwood, l’assurdità di una società in cui il matrimonio è insieme sentimento e transazione e il diverso modo in cui Elinor e Marianne affrontano i propri sentimenti sono elementi leggibili e narrativamente validi oggi come allora.
E il film li racconta bene. L’orologeria sociale dell’Inghilterra della Reggenza è ritratta in modo vivido e chiaro e fa da sfondo a un legame tra sorelle tenero e sfaccettato — anche se Daisy Edgar-Jones convince più di Creed-Miles. Come novel of manners cinematografico, insomma, il film è perfettamente capace.

…ma un po’ pavide
Tutto bene, dunque — e lo è: performance, storia e confezione sono perfettamente piacevoli.
Però manca qualcosa, un certo je-ne-sais-quoi. Non perché un adattamento di Austen debba necessariamente essere modernizzato o decostruito. Ma, come impara anche Elinor, di troppo garbo si può finire per soffocare.
Un oggetto completamente liscio non può, per definizione, essere incisivo.
Torna alla mente l’Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright: anch’esso gradevole e un adattamento sincero, ma anche un film profondamente connotato dai tic concettuali e formali del suo tempo.
E tra quelli, forse, con qualche spigolo in più a cui lo spettatore poteva aggrapparsi.
Il cast
Daisy Edgar-Jones è Elinor, maggiore delle sorelle Dashwood, di temperamento morbido e abituata a nascondere le emozioni. Esmé Creed-Miles è invece Marianne, romantica e impulsiva. Completano la famiglia Bodhi Rae Breathnach nel ruolo della sorella minore Margaret e Caitríona Balfe quelli della signora Dashwood. George McKay e Frank Dillane sono rispettivamente l’onorevole Ferrars e il passionale Willoughby, mentre Herbert Nordrum veste i panni del colonnello Brandon, un ex militare dalle emozioni labirintine. Completano il cast Fiona Shaw nel ruolo della chiacchierona signora Jennings e Stacy Martin in quello di Fanny, sorellastra acquisita dal dente avvelenato.
La recensione
Questo nuovo adattamento di Ragione e Sentimento è piacevole, efficiente, prevedibile: assolutamente in grado di farvi passare due ore piacevoli. Ci si chiede però se in tutto questo garbo non si perda qualcosa, un elemento più personale.
Voto:
7/10
