Recensione Generazione 56K, la commedia romantica dei The Jackal su Netflix e le nostre reazioni

Generazione 56k Top Ten Netflix
GENERATION 56K (L to R) EGIDIO MERCURIO as SANDRO BAMBINO, ALFREDO CERRONE as DANIEL BAMBINO, and GENNARO FILIPPONE as LUCA BAMBINO in episode 106 of GENERATION 56K Cr. MARGHERITA PANIZON/NETFLIX © 2021
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Recensione Generazione 56K la comedy italiana dei The Jackal su Netflix dal 1 luglio

Arriva su Netflix da oggi 1 Luglio Generazione 56K, commedia romantica prodotta da Cattleya e i The Jackal da un’idea di Francesco Ebbasta anche regista dei primi 4 episodi con Alessio Maria Federici alla regia degli ultimi 4 e Davider Orsini come Head Writer (qui le dichiarazioni dalla conferenza stampa di presentazione).

La serie è composta da 8 episodi da circa 30 minuti e durante la presentazione il creatore ha aperto alla possibilità di una seconda stagione.

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La trama

Generazione 56K percorre due strade parallele: da un lato la storia ambientata nel 1998 e dall’altro il presente. Protagonisti sono i tre amici Daniel, Luca e Sandro e le due amiche Ines e Matilda. Un incontro fortuito tra adulti porterà Daniel a innamorarsi di una ragazza del suo passato che nel frattempo si sta però per sposare ed è preda di dubbi e insicurezze. La tecnologia è lo spartiacque tra una generazione cresciuta con il rumore del modem a 56K e che oggi insegue la velocità e l’immediatezza delle app.

Generazione 56 K i nostri commenti

Generazione 56K è una serie tv che crea l’intrattenimento inseguendo la perfezione stilistica. Un prodotto leggero e prevedibile, che scorre come una bevanda fresca nella calura estiva, ma che non colpisce mai. Una birra da supermercato più che una ricercata artigianale belga da enoteca. Superato il primo episodio sai già come andrà tutto, come nelle più classiche delle commedie romantiche americane, palese punto di riferimento di un team d’autori cresciuto negli anni ’90 e ’00. Tutto è perfetto: i colori pastello sull’isola di Procida che rievoca quasi una favola passata, le musiche, le inquadrature, i personaggi sempre a fuoco. Una cura riconoscibile marchio di fabbrica di Cattleya, utile a rendere godibile anche un prodotto debole. Oltre la perfezione, oltre il ricordo nostalgico che sicuramente colpirà chi vive ricordando, c’è una sceneggiatura che non ha guizzi e che pesca a piene mani nella tradizione americana infarcendola di qualche scenetta alla “The Jackal” (tra i pochi momenti divertenti). Paradossalmente la parte nel passato è anche la più fresca e convincente, libera grazie alla semplicità dell’infanzia, rispetto a quella degli adulti. E Generazione 56K scorre via così, senza lasciare un ricordo vivido nella mente di chi l’ha guardato. Voto 6 Riccardo Cristilli

generazione 56k
GENERAZIONE 56K (da sinistra) GIANLUCA COLUCCI, ANGELO SPAGNOLETI, CRISTINA CAPPELLI e FABIO BALSAMO Cr. MARGHERITA PANIZON/NETFLIX © 2021

Per la nuova produzione italiana, Netflix stavolta ha scelto di rivolgersi a un pubblico più adulto rispetto al target adolescenziale che fino a oggi l’ha fatta da padrone nelle sue produzioni, Suburra escluso. Generazione 56k nel suo tentativo di acchiappare i nati verso la fine degli anni ottanta, si dimentica forse un po’ troppo dell’impianto culturale del paese in cui la serie è stata prodotta, rendendo difficile riconoscersi nelle dinamiche personali se eliminiamo tutto quello che sta alla superficie. Lo stile di vita dell’over 30 di oggi lo ritroviamo solo in superficie, sulla frase a effetto detta ogni tanto dai protagonisti. L’impressione è che si sia studiato bene il manuale della serialità americana e ci sia dimenticati di adattarlo all’Italia, se andiamo oltre la sua bellezza artistica e paesaggistica. Così ci ritroviamo, per fare un esempio, il classico “sex talk” fatto da un padre a un figlio… negli anni novanta, nel sud Italia. Può sembrare un dettaglio trascurabile ma quando si sceglie di produrre un genere che in fondo non ha nulla di nuovo da dire, in qualche modo sono questi dettagli che ci permettono di capire se quella serie ha quel qualcosa in più che gli permette di distinguersi. Soprattutto quando si tratta di un contenuto prodotto in Italia, per una piattaforma internazionale. Un contenuto che in qualche modo ha anche la responsabilità di non sfruttare quei cliché culturali per cui siamo famosi in ogni parte del mondo, solo per strappare una mezza risata. Generazione 56K è sì una serie tv molto piacevole e scorrevole, e il formato da 20 minuti aiuta, ma vuole essere cool a ogni costo ed è qui che entra il gioco la necessità di seguire quel manuale. Voto 6 – Davide Allegra

Archiviata (per quest’anno) Summertime, Netflix stavolta strizza l’occhio ai Millenials più nostalgici, con una serie molto malinconica, a tratti convincente, a tratti eccessivamente posticcia. Ammetto di averla apprezzata: è nelle mie corde, tocca i tasti giusti ed è riuscita in più di un’occasione a strapparmi un sorriso o un secondo di occhi lucidi. I primi cinque episodi li ho trovati convincenti e ben realizzati, gli ultimi tre un po’ meno, arrivando a un finale – ahimè – troppo banale e prevedibile. Ma come sempre, c’è un “ma”: Generazione 56K guarda oltreoceano, prova a emulare alcune serie americane, e in fin dei conti, per molti aspetti ci riesce e l’obiettivo, ovvero conquistare i più romantici e nostalgici, alla fine se lo porta a casa. Complici location, citazioni e colonna sonora, la generazione cresciuta col suono del modem della connessione citata nel titolo, c’è tutta in questa serie. Nei pregi e nei difetti, nelle idiosincrasie e nelle abitudini, e gli interrogativi portati a galla – “come sarebbero oggi le relazioni se non ci fosse Internet?”,  “Cosa sarebbe successo se…?” –  hanno il loro perché. Mi aspettavo qualcosa in più da Fru e Fabio dei The Jackal ed ero convinta di ridere più spesso. Così non è stato, ma la seconda stagione (che quasi sicuramente ci sarà) la guarderò volentieri. Voto 6,5 – Giorgia Di Stefano (Founder di TV Tips, la prima App che ti consiglia la serie tv per te in base ai tuoi gusti: scaricala, è gratis!)

Il cast

  • Matilda è Cristina Cappelli da adulta e Azzurra Iacone da bambina
  • Daniel è Angelo Spagnoletti da adulto e Alfredo Cerrone da bambino
  • Sandro è Fabio Balsamo da adulto e Egidio Mercurio da bambino
  • Luca è Gianluca Fru da adulto e Gennaro Filippone da bambino
  • Biagio Forestieri è Bruno
  • Claudia Tranchese è Ines
  • Federica Pirone è Cristina
  • Liliana Bottone è Rosa
  • Massimiliano Rossi è Aurelio,
  • Sebastiano Kiniger è Enea
  • Claudia Napolitano è Noemi.
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