Recensione Hanna, la serie di Amazon Prime Video, un action/thriller senza l’action e il thriller

Recensione Hanna stagione 1

Recensione Hanna stagione 1, da oggi su Prime Video arriva la serie tv con Joel Kinnaman e Mireille Enos. Un action/thriller che annoia.

Da oggi su Amazon Prime Video è disponibile Hanna, un action thriller composto da 8 episodi che vede una reunion d’eccezione per gli appassionati di serie tv. Oltre alla protagonista Esme Creed-Miles nel ruolo di Hanna, nel cast sono presenti anche Joel Kinnaman e Mireille Enos, entrambi protagonisti della serie The Killing di AMC. In questo caso però i personaggi sono antagonisti. Recensione Hanna.

La serie è basata sull’omonimo film del 2011 diretto da Joe Wright e interpretato da Saoirse Ronan, Eric Bana e Cate Blanchett. La serie invece è scritta e prodotta da David Farr (The Night Manager), che ha lavorato anche al film, ed è stata girata in Ungheria, Slovacchia, Spagna e Regno Unito.

Hanna, la trama

Cresciuta in totale isolamento nelle foreste più remote dell’Europa dell’est, Hanna (Esme Creed-Miles), ha trascorso tutta la sua infanzia allenandosi per combattere e difendersi da coloro che danno la caccia a lei e a suo padre, Erik Heller (Joel Kinnaman), un mercenario. Le abilità di sopravvivenza di Hanna sono messe alla prova quando lei e suo padre sono costretti a separarsi quando l’agente corrotta della CIA, Marissa Wiegler (Mireille Enos), e il suo team li individua.

Hanna non ha scelta, deve iniziare un pericoloso viaggio in solitaria attraverso l’Europa nel tentativo di ricongiungersi con suo padre e allo stesso tempo di sfuggire e liberarsi dai pericolosi agenti che li hanno puntati. L’abitudine all’isolamento di Hanna comporta per lei continue sfide emozionali e fisiche mentre deve affrontare la cospirazione che potrebbe portare alla disfatta sua e di suo padre.

Recensione Hanna – I nostri commenti

Cos’è un action/thriller se manca l’azione e la voglia di scoprire la risoluzione del mistero principale della serie? E’ Hanna, una serie senza identità che possiamo definire action e thriller perchè rientra in quei formati nella carta, ma in realtà mischia vari generi (a volte anche il teen drama), cosa che le fa perdere identità. Una soluzione che probabilmente gli autori hanno adottato per allungare la storia, visto che sono partiti da un film.

Hanna parte da delle basi che possono essere interessanti per un thriller. La storia di una ragazza che è cresciuta con il padre nella natura più selvaggia, ma non è ingenua. Suo padre infatti le ha insegnato tutto, la storia, le lingue e conosce anche fatti e eventi della cultura di più Paesi, forse meglio di un abitante locale. Col passare degli anni, Hanna inizia a sentire la necessità di scoprire cosa significa vivere nel mondo reale, quello che lei ha vissuto solo tramite i racconti del padre. Ed è così che si ritroverà in mezzo alla società, in fuga e alla ricerca della sua identità.

Una premessa interessante ma sviluppata malissimo. Hanna sembra un essere sovrannaturale, sfida le leggi della fisica, e per essere una persona curiosa di scoprire il mondo, sembra anche molto a suo agio quando ci si ritrova. Talmente a suo agio che arrivata a Berlino riesce in autonomia a spostarsi in città senza alcun problema. Non ce l’aspettavamo come Tarzan, ma un minimo di senso di disorientamento sì!

La componente thriller è molto allungata a metà stagione sappiamo ancora poco o nulla, e questo sarebbe anche normale, di solito. Ma sentir parlare i personaggi in continuazione, di una cosa, di un fatto a noi sconosciuto, più che alimentare la curiosità alimenta la noia.

E questo ci porta a un ulteriore difetto. Riempire la serie con tanti dialoghi, lunghi, lenti e vuoti, camminate infinite, e scene silenziose fa perdere la componente action. L’action quella “cosa” nella serie ritrovi una manciata di minuti prima della fine dell’episodio. Dove di solito si svolgono gli eventi più interessanti, giusto per costringerci a guardare quello successivo.

C’è poco da dire anche sul cast, fa quello che può con una sceneggiatura semplice, e senza mordente. Non si distingue nessuno, Joel Kinnaman è nel suo habitat naturale nel ruolo di padre in cerca di vendetta. Mireille Enos è una buona villain e Esme Creed-Milesè credibile ma sempre uguale nel ruolo di Hanna: triste, enigmatica e anaffettiva.

Ora non voglio essere ripetitivo, ma è necessario: nell’era della peak tv sicuramente Hanna non merita il nostro tempo. Considerando il risultato, forse, il formato film era l’unico ad essere adatto a una storia del genere. Voto: 4.5

Davide Allegra.

Hanna è un buon contenitore cui manca il contenuto. Una scatola di cioccolatini bella, colorata, perfettamente realizzata cui però sono stati tolti tutti i dolci più buoni, lasciando la confezione e poco altro.

Mireille Enos e Joel Kinnaman e i loro rari momenti insieme, sono quei cioccolatini ripieni di liquore alla ciliegia che assapori in mancanza di altro, perchè il resto è stato già preso.

A peggiorare la situazione già descritta poche righe qui sopra da Davide, c’è l’insistita presenza dell’elemento teen, con la scoperta delle dinamiche dell’adolescenza da parte di Hanna. Una situazione necessaria considerando l’isolamento da cui la ragazza proveniva e che le ha impedito di conoscere il mondo, ma fin troppo insistito e che svilisce la componente thriller. Di adolescenti alla scoperta di se stessi e delle proprie pulsioni ce ne sono fin troppi nel mondo delle serie e soprattutto difficilmente si avvicinerebbero a un lento spy-thriller come questo.

L’idea di base di Hanna era interessante ma la risoluzione è lontana dal catturare l’interesse dello spettatore. Voto 5

Riccardo Cristilli

Il cast

  • Esme Creed-Miles è Hanna
  • Mireille Enos è Marissa Wiegler
  • Joel Kinnaman è Erik Heller
  • Joanna Kulig è Johanna
  • Rhianne Barreto è Sophie
  • Karen Gagnon è Julia,
  • Archie Renaux è Feliciano,
  • Ulli Ackermann è Franz.

Il trailer

PANORAMICA RECENSIONE
Davide Allegra
4.5
Riccardo Cristilli
5
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