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Pistol, su Disney+ una serie non priva di difetti che racconta un pezzo della storia della musica

Pistol

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Recensione Pistol, la serie biopic sui Sex Pistols disponibile da giovedì 8 settembre Disney+

Pistol, la serie biopic sui Sex Pistols arriva su Disney+: sei episodi, tutti diponibili dall’8 settembre, che raccontano l’ascesa e la caduta della controversa band che ha dato il via al punk rock britannico negli anni Settanta a Londra. Alla regia Il premio Oscar® Danny Boyle, produttore insieme al creatore della serie (prodotta da FX Productions) Craig Pearce.

Johnny Rotten, Steve Jones, Paul Cook, Glen Matlock e Sid Vicious: sono loro i fautori della prima, indimenticabile (coi suoi pro e i suoi contro) ondata di punk britannico, con la loro storia breve ma intensa (durò appena quattro anni) che scatenò le ire di politici, giornalisti e produttori musicali, infiammando i palchi e seminando il caos in UK e negli Stati Uniti durante gli anni che li videro protagonisti indiscussi della scena musicale alternativa.

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Pistol, un pezzo di storia della musica con qualche difetto

Basata sull’ autobiografia di Steve Jones – il chitarrista della band – “Lonely Boy: Tales from a Sex Pistol”, la serie ripercorre quegli anni folli ed estremi che li videro al centro di polemiche e liti e di un successo improvviso e inaspettato. Un racconto caleidoscopico, caratterizzato da una regia caotica, da inquadrature asimmetriche, da un linguaggio sboccato e da scene di sesso e violenza, che seppur tenti di scavare nella profondità d’animo e d’intenti dei membri della band, alla fine non ci riesce del tutto.

La serie inizia con un pilot confuso e poco convincente sia nella regia che nella sceneggiatura, ma col proseguire degli episodi si risolleva, raggiungendo il suo apice con l’episodio tre, davvero ben riuscito, e con gli ultimi due, che vedono l’arrivo (e la nota dipartita) di Sid Vicious e Nancy Spungen. Saranno indubbiamente queste due, le puntate che faranno discutere di più, per com’è stata raccontata e (frettolosamente) conclusa la storia dei Romeo e Giulietta del punk.

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Le figure femminili in Pistol

Ci saremmo aspettati più Chelsea Hotel (chi conosce la storia sa a cosa mi riferisco, chi non la conosce la vedrà) e più intensità nel raccontare una delle storie d’amore maledette più celebri di tutti i tempi. Boyle e Pearce invece, scelgono di dare un’anima più corale alla serie, ricorrendo a personaggi che gravitavano intorno ai Pistols in quegli anni, a partire da due figure femminili chiave (oltre a Nancy): Vivienne Westwood – che non ha bisogno di presentazioni – e Chrissie Hynde, leader successivamente dei The Pretenders.

Due donne che hanno ricoperto un ruolo cruciale nella storia della band, legate a un luogo altrettanto importante che contribuì a rendere il gruppo un’icona di ideali ed estetica: il Sex, negozio di abbigliamento (bondage e alternativo) nel cuore di Londra. Il Sex era gestito dalla Westwood e da Malcom McLaren, eccentrico futuro manager dei Sex Pistols, un uomo ambizioso disposto a tutto pur di accaparrarsi le luci della ribalta, anche, appunto, puntando su un gruppo musicale quasi totalmente incapace di suonare, cucendogli addosso un look e un’anima controcorrente.

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Ma chi erano i Sex Pistols?

Chi erano i Sex Pistols? Erano ragazzi annoiati, arrabbiati, invisibili e folli. Il simbolo di una generazione perduta, nichilista, priva di ideali e in perenne ricerca di riscatto.
Un riscatto a cui spesso sono ricorsi con la violenza, con le droghe e con un’arma ancora più pericolosa: un innato individualismo di fondo, capace di accecarli, illuderli, fargli perdere totalmente la strada di casa.

“Sono ragazzini smarriti che devono bruciare la strada di casa per trovare la foresta” così li definisce Vivienne verso la fine della serie, atteggiandosi (forse fin troppo) al ruolo di artistoide di sinistra con cui è stata dipinta dall’inizio alla fine.

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I Pistols erano proletari, piccoli teppisti che non facevano che ripetere che non sarebbero rimasti zitti: “A nessuno frega di noi? Allora a noi non frega di nessuno”. Lo urlarono più volte, lasciandosi però travolgere dalla loro stessa rabbia e da un’autodistruzione impossibile da fermare.

La serie racconta la loro storia rocambolesca in maniera fedele alle biografie in circolazione da diversi anni, con uno stile ben preciso e azzeccato visto il contesto; la somiglianza degli attori e delle attrici scelti è incredibile e la fotografia rispecchia perfettamente la confusione e il caos dell’epoca.

La colonna sonora è un gioiellino per chi ama il rock, e oltre ovviamente ai brani dei Sex Pistols, è arricchita da pezzi storici di David Bowie, di Jimi Hendrix, dei The Who, di Alice Cooper e dei Pink Floyd. Alcune immagini di archivio impreziosiscono la regia, con riprese dell’epoca, spezzoni di annunci radio e telegiornali, che rendono più vivide le ripercussioni che l’arrivo violento del punk suscitò nella società britannica e d’oltreoceano.

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Da Boyle però ci saremmo aspettati qualcosina di più: Chrissie Hynde (l’unico personaggio femminile positivo della serie) Malcom McLaren e Johnny Rotten sono senza dubbio i personaggi più riusciti, lo stesso non si può di Jones e Vicious che sulla carta avrebbero dovuto spiccare su tutti e invece convincono a metà poiché privi di profondità nell’arco della narrazione.

La serie piacerà a molti fan, soprattutto ai nostalgici, e per certi versi disturberà chi sa poco dei Sex Pistols, certo è che, sebbene non priva di difetti, vale la visione, fosse anche solo per quel pezzo di storia della musica che racconta e rappresenta. Spoiler: chi scrive sogna una serie tv su Chrissie Hynde.

É da vedere se…

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…vi piacciono le serie biopic, se amate il rock, i Sex Pistols e serie come Pam & Tommy, The Beatles: Get Back e Derry Girls. Per il resto vi consigliamo di scaricare l’app gratuita di TV Tips e di usare la funzione “Match” con la quale potete scoprire la prossima serie da guardare, con consigli legati ai vostri interessi.

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La serie piacerà a molti fan e disturberà chi sa poco dei Sex Pistols, sebbene non priva di difetti, vale la visione, fosse anche solo per quel pezzo di storia della musica che racconta e rappresenta.Pistol, su Disney+ una serie non priva di difetti che racconta un pezzo della storia della musica