Recensione Speravo de Morì Prima, anzi, qualcosa di diverso da una recensione

Speravo de mori prima
Speravo de morì prima - Tv Serie
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Recensione Speravo De Morì Prima, la serie su Francesco Totti dal 19 marzo 2021 su Sky e NOW.

Venerdì 19 marzo 2021 su Sky Atlantic e in streaming su NOW debutteranno i primi due episodi di Speravo De Morì Prima, una serie che racconterà l’ultimo anno e mezzo della carriera di Francesco Totti. Gli episodi sono già disponibili in anteprima per i clienti Extra da più di tre anni.

La serie è prodotta con WildsideCapri Entertainment, The New Life Company e Fremantle; è diretta da Luca Liguori e scritta da Stefano Bises con Michele Astori e Maurizio Careddu.

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Recensione Speravo De Morì Prima – anzi, qualcosa di diverso da una recensione

Sono una persona completamente distaccata dal mondo del calcio, che si approccia alla serie con una curiosità viscerale: capire se “Speravo De Morì Prima” è una serie per tutti. Dopo aver visto i primi tre episodi non ho una risposta definitiva a questo “dilemma”, perchè entrano in gioco così tanti elementi della sfera soggettiva che è impossibile generalizzare, quindi non lo farò.

Trovare la spinta necessaria a guardare una serie su un professionista dalle abilità indiscutibili e confermate da tutto il mondo calcistico, è difficile. E secondo me la serie non si sforza nemmeno così tanto di farsi piacere da questa categoria di persone. La scelta stilistica adottata – quella della storia slegata, con il racconto guidato dalle complessità e dalle emozioni del protagonista – dà vita a una serie di scenette, spesso molto simpatiche, che hanno tanti obiettivi tranne quello di appassionare chi non conosce la storia: gli “estranei”. Requisito cruciale, secondo me, per rendere questo prodotto adatto a tutti, ma è una scelta anche comprensibile, considerando quello che Totti rappresenta. Per il resto ha tutte le caratteristiche dei buoni prodotti di Sky, dalla cura nel lato tecnico a quella dei casting, con ottimi attori, che sicuramente fanno della serie un prodotto apprezzabile, al di la del suo contenuto.

In conferenza stampa si è spiegato che la serie può raggiungere l’interesse di tutti perchè l’addio di Totti al calcio è un evento entrato nell’immaginario collettivo. Impossibile non essere d’accordo sull’ultima parte, ma in fondo anche questa è una generalizzazione o il sunto dei desideri di chi l’ha realizzata. E’ la notizia ad avere effetti diversi in ognuno di noi e lo stesso vale per la serie.

Sia chiaro, non si tratta di una caratteristica unica a Speravo De Morì Prima, in fondo la sfera soggettiva entra in gioco in ogni tipologia di prodotto. Ma qui ci sono altri elementi che rafforzano detta soggettività: il tifo, la passione per uno sport, l’interesse personale, il ruolo che la serie ha nel rappresentare una città e la cultura romana e perchè no, anche la provenienza. Quindi, per evitare di generalizzare o di scrivere qualcosa di banale, dando per scontato che Totti sia al centro dei pensieri di tutti, o al contrario produrre un opinione viziata da pregiudizi personali, abbiamo deciso di sfruttare le nostre differenze di idee, ma anche territoriali, per fornire punti di vista i più diversi possibili. Punti di vista viziati dalla sfera soggettiva, che rendono necessaria la spiegazione del contesto.

Il romano, romanista

Siamo sicuri di voler stare a sentire l’opinione di chi m’ha preceduto? chi vive alla periferia dell’Impero, fuori da quello che era, è e sempre sarà il centro del mondo? Al di là delle battute romano-centriche, è indubbio che l’impatto di un romano e romanista a Speravo de Morì prima sarà diverso rispetto agli altri, a partire dal fatto che almeno noi il titolo lo sappiamo pronunciare in modo fluido e senza risultare i doppiatori di una telenovela argentina. Al tempo stesso però siamo fortemente condizionati nella lettura della faida Totti – Spalletti e abbiamo una componente vissuta della storia che rende difficile affrontarla con distacco.

Da romano, però, non posso non sottolineare la bravura degli attori capaci di rendere vero “il romano” come inflessione linguistica, oltre la macchietta che è diventata nel corso degli anni, replicato, infilato nella bocca di tutti. Dai silenzi del padre (Giorgio Colangeli) mentre sfoglia il giornale sullo sfondo di una scena, agli sguardi spaesati, stralunati di Totti (Pietro Castellitto) ogni singolo dettaglio “parla romano” e ti fa vivere con loro quell’ambito privato oltre il pubblico. Andando oltre alle scenette, aneddoti che colorano la vita e il passato di Totti, anche i non romani e romanisti potranno trovare la propria chiave di lettura per scoprire la vita di quest’uomo fragile in lotta con il tempo che passa, con un futuro che non sa identificare ma forte di una famiglia e di una normalità capaci di andare oltre le luci della ribalta. – Riccardo Cristilli – 

La romana, che vive a Milano

Durante la conferenza stampa mi ha colpito una frase di Pietro Castellitto: “sono cresciuto col poster di Totti in camera e ogni domenica su questi seggiolini dell’Olimpico”.
Ecco, questa sono io. E mettiamoci che oltretutto, da romana e romanista, il destino mi ha voluto a Milano, quindi non potendo a un certo punto vedere Totti all’Olimpico, ho sempre approfittato delle trasferte qui al Nord. Totti è casa. Totti è Roma per me, qui, in mezzo a chi anziché apprezzarlo, da sempre lo sfotte per la sua romanità.

Nella serie ho ritrovato quello che per me è la romanità: la famiglia, la passione, il carattere un po’ spocchioso un po’ bonaccione. Le battute, l’ironia sempre quando è possibile, le liti sul nulla e i rapporti spesso basati sui “non detti”. La serie è su una città e la sua storia d’amore con un campione. Racconta il Capitano, l’uomo oltre il mito, disposto a condividere con il pubblico uno spaccato molto chiacchierato della sua vita, consapevole che avrebbe diviso il pubblico, sapendo che avrebbe attirato l’antipatia di molti.

Per me Speravo de morì prima è una serie ben riuscita: intelligente, ironica, a tratti anche commovente. Pietro Castellitto è riuscito a portare a termine un compito difficilissimo e lo ha svolto in maniera eccellente. Mimica facciale, attitudine, cadenza nella parlata: sembra davvero Totti quando va in scena, nonostante non gli somigli fisicamente. Accanto a lui, da Tognazzi alla Guerritore, da Colangeli alla Scarano, un cast strepitoso, capace di restituire quello spaccato della vita di un Campione che i suoi fan meritano.       Giorgia Di Stefano
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