Recensione The Eddy, la serie prodotta da Damien Chazelle su Netflix dall’8 maggio

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Recensione The Eddy, la miniserie prodotta da Damien Chazelle di La La Land disponibile dall’8 maggio. Una serie per una nicchia ben definita.

Disponibile da oggi, venerdì 8 maggio, The Eddy è una miniserie originale di Netflix che vede tra i produttori il regista Damien Chazelle di La La Land, che nella serie però ha diretto solo i primi due episodi. La serie invece è sceneggiata da Jack Thorne e prodotta anche da Grammy Glen Ballard che si è occupato delle canzoni originali, e da Alan Paul e Laïla Marrakchi che hanno diretto gli altri episodi.

The Eddy, composta da 8 episodi, è disponibile anche in italiano. La serie è girata principalmente in lingua francese, ma ci sono anche molti dialoghi in inglese visto che il protagonista è americano. Ecco un trailer sottotitolato:

The Eddy, la trama

Si tratta di una miniserie composta da 8 episodi che è ambientata nei quartieri multiculturali di Parigi. Il protagonista è Elliot Udo, un rinomato pianista jazz a New York che oggi vive a Parigi e gestisce un club del jazz in fallimento. Elliot ha una relazione non stabile con la cantante leader del gruppo che suona nel suo locale, ma è bloccato emotivamente. Quando improvvisamente sua figlia di quindici anni entra a far parte della sua quotidianità, Elliot deve affrontare le sue debolezze, il suo passato e imparare a crescere.

Recensione The Eddy, i nostri commenti

The Eddy non è una serie perfetta, tutt’altro. Partiamo proprio da qui, dai difetti: alcune scene sarebbe potute essere più brevi, per dare maggior armonia alla serie che fatica a ingranare soprattutto all’inizio (i primi episodi durano oltre un’ora). La regia, a volte caratterizzata da riprese con camera a mano, non è fluida (come nell’utilizzo del carrello o del travelling) ma procede qua e là in maniera discontinua e ciò si ripercuote anche sul ritmo generale della storia. I personaggi sono ben costruiti ma non abbastanza approfonditi da creare empatia con lo spettatore.

Ma la Parigi multietnica e vibrante e la musica jazz conquistano subito. L’ambientazione gioca infatti un ruolo determinante: i quartieri multiculturali di Parigi dove si svolge la storia e lo splendido The Eddy, il jazz club di Elliot e Farid, sono luoghi dal fascino irresistibile.
La multiculturalità della serie è presente e viva anche nei dialoghi, che alternano inglese, francese e arabo, in maniera del tutto fluida e naturale.

The Eddy è una serie tv di nicchia (dovete essere appassionati di jazz per apprezzarla al meglio), a tratti poetica e incredibilmente affascinante. Lasciatevi trascinare da Chazelle e dalla musica jazz di sottofondo, sorvolate su alcuni difetti di regia o sceneggiatura, e godetevi una serie nuova e diversa da quelle presenti nel catalogo Netflix di questi mesi.

Giorgia Di Stefano – Voto 7 
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L’idea di ritrovare in uno stesso spazio opinioni diverse è importante perché non c’è materia più mobile e soggettiva del gusto legato a un’opera letteraria, cinematografica o come nel nostro caso, televisiva. Più teste, gusti diversi, possono aiutare lo spettatore a districarsi tra le varie novità. Questa premessa, ridondante e che potrà sembrare egoriferita, è necessaria per questa The Eddy. 

Concordo totalmente con quanto scritto da chi mi ha preceduto. The Eddy è un raffinato esercizio di stile, elegante, girato con un realismo che ti fa entrare nei vicoli di Parigi, lontano dalle vie da copertina. Però si fa fatica ad appassionarsi alle storie dei protagonisti, alla vicenda al centro della miniserie, che risulta quasi superficiale rispetto alla tecnica. Se il jazz è passione, cuore, improvvisazione, nella serie tutto questo non si percepisce, anzi prevale una forma di conformismo a una struttura classica del raccontare. Personalmente trovo questo tipo di linguaggio più adeguato a un film, non a caso i primi due episodi diretti da Chazelle hanno una durata complessiva superiore alle due ore, come un film.

Oltre la musica (le esibizioni musicali sono quasi da documentario per lunghezza e riprese) l’anima jazz manca a questa serie. The Eddy risulta essere una bella aggiunta d’autore al catalogo Netflix, una sorta di soddisfazione matura per chi paga l’abbonamento ai figli amanti dei teen drama, però è priva di una capacità vera di catturare lo spettatore, creare con lui una sintonia. Un tentativo riuscito solo in parte, ma che si merita comunque un bel 7. Riccardo Cristilli

The Eddy è una serie per i cinefili in ascolto. Neanche quest’espressione è totalmente corretta, poiché la miniserie si rivolge sì a un determinato tipo di pubblico – più smaliziato e amante del jazz – ma le manca del cuore. Il cuore per arrivare allo spettatore con i personaggi, parteggiare per loro, con la storia, appassionarsi ad essa. In compenso c’è la tecnica: la camera a mano che ci porta tra le vie di Parigi quasi fossimo in un documentario che segue i personaggi da vicino; c’è la musica, che è sfondo ma è anche protagonista ma non riesce davvero a rimanere impressa; ci sono le lingue francese, inglese e araba parlate in modo fluido e meravigliosamente vero, senza soluzione di continuità. C’è il corpo del jazz ma manca la sua anima, quella che Chazelle era riuscito magnificamente a riunire in una lunga sequenza alla fine di La La Land, quel pezzo che Ryan Gosling suona e che racchiude tanto i rimpianti quanto i sogni realizzati. Voto 7 Federico Vascotto

Il Cast

  • André Holland: Elliot Udo
  • Joanna Kulig: Maja
  • Amandla Stenberg: Julie
  • Leïla Bekhti: Amira
  • Tahar Rahim: Farid
  • Benjamin Biolay: Franck Levy
  • Adil Dehbi
  • Melissa George: Alison