Quasi un decennio dopo l’iconico (e apprezzatissimo) Long Day’s Journey Into Night, Bi Gan ritorna nelle sale. Il suo quarto lungometraggio Resurrection ha proporzioni epiche: un’ode alla condizione umana, al cinema e al modo in cui il suo linguaggio lascia che i sogni s’innestino sulla vita. Dopo il debutto all’ultimo Festival di Cannes, il film arriva nelle sale italiane dal 23 aprile con I Wonder Pictures.
Resurrection: sei quadri esistenziali
In un’epoca indecifrabile in cui gli esseri umani hanno rinunciato alla capacità di sognare in cambio di un’innaturale longevità, i pochi che continuano a sognare sono chiamati Delirianti. Una donna rintraccia un Deliriante morente nei sotterranei di una fumeria d’oppio e, dopo averlo portato a casa, lo insegue lungo un’ultima serie di sogni che si rincorre lungo tutto il ventesimo secolo. Fra suonatori di theremin impazziti, trucchi di prestigio, statue parlanti e gangster bevitori di sangue, Deliriante e cacciatrice si troveranno a sfiorare a passo di danza i confini della cognizione umana, della vita e della morte.
Oltre la comprensione…
Resurrection non è un film difficile da capire: è un film in cui provare a capire significa mancare completamente il segno. Povero di appigli e di punti di riferimento, è molto più un torrente in cui immergersi che un oggetto narrativo da consumare. Costretto spalle al muro a trovare una boa a cui ancorare questa recensione (se non altro staccandola da qualsiasi idea di critica e guardandola meramente come oggetto che le persone leggono per capire: dovrei andare a vedere questo film?), il paragone naturale probabilmente è il cinema di David Lynch: se siete degli estimatori del regista di Missoula, probabilmente vi sentirete a casa fra le pieghe sensoriali di Resurrection.

…e oltre il metacinema
Ma il consiglio è banalizzante, come è banalizzante relegare Resurrection alla triste categoria dei “film sul cinema” (o, peggio ancora, delle “lettere d’amore al cinema” – qualche pensiero sul tema parlando di Nouvelle Vague). È un film il cui amore per la forma-film è evidente e tematico, che si diverte a giocare con una varietà di linguaggi visivi, ma che va ben oltre il mero raccontare (e raccontarci) se stesso. È un’esperienza sui generis, confusa e trascinante. Diversamente da molte delle pellicole in questa falsariga, riesce però a rimanere profondamente altruista, profondamente interessata al pubblico che vuole prendere per mano per immergerlo in un sogno.
Il cast
Jackson Yee è il Deliriante in tutte le sue forme: un cantante maledetto, un ex monaco buddista ridottosi a saccheggiare i templi, un truffatore dal cuore d’oro e un giovane teppista allo sbando. Shu Qi è la donna, che trova il Deliriante e lo accompagna nel suo ultimo viaggio. Mark Chao è un poliziotto vicino a intuire l’essenza del Deliriante, mentre Li Genxi è Tai Zhaomei, giovane dallo spirito libero con un inquietante segreto.
La recensione
Resurrection è un film folgorante. Lirico e formalmente eclettico quanto narrativamente frammentario, di certo potrebbe non risultare facile a tutti. Per noi, però, vale decisamente il tentativo: uno dei film che più ci ha fatto battere il cuore in questo 2026.
Voto:
9.5/10