L’amore di Christophe Gans per la serie di videogiochi di Silent Hill è cosa risaputa: la leggenda vuole che il regista francese sia riuscito ad assicurarsi i diritti per il primo film mandando alla casa produttrice Konami un’appassionato videomessaggio. A vent’anni dal film originale, quello che troviamo al cinema dal 22 gennaio è quindi un vero e proprio Return to Silent Hill, di nome e di fatto.
Return to Silent Hill: alla ricerca di Mary
Il pittore James è ancora tormentato dalla fine della relazione con Mary, anima gemella incontrata quasi per caso. Quando riceve una misteriosa richiesta d’aiuto dell’amata che lo implora di raggiungerla, James si dirige immediatamente verso Silent Hill, dove i due avevano condiviso la loro vita insieme. La cittadina sul lago è però molto diversa da come la ricordava: apparentemente deserta, sommersa da una costante pioggia di cenere e popolata da un agghiacciante caleidoscopio di creature mostruose. James dovrà sopravvivere abbastanza a lungo per sciogliere tutti i nodi fra un passato inquietante e un presente da incubo e scoprire la verità su dove trovare Mary.
Lost in adaptation
I più devoti alla serie fra voi hanno probabilmente riconosciuto la trama di Silent Hill 2, forse il titolo più celebre ambientato nella città della cenere. Film e videogame sono però media fortemente separati, con approcci distinti alla narrazione e diverse leve emotive che possono usare per coinvolgere lo spettatore. La struttura che vede James arrivare in una location, incontrare una creatura spaventosa, eluderla e scoprire un pezzo di trama che lo manda ad una nuova location in cui ripetere il loop funziona nel gioco, ma meno in un film. Paradossalmente la parte più interessante della trama sono i flashback che raccontano la vita di James e Mary in una Silent Hill fuori dall’incubo ma assolutamente inquietante, che è l’unica parte di film completamente nuova, di cui avrei guardato volentieri 90 minuti.

Una questione di nuance
Return to Silent Hill vuole giustamente capitalizzare sulle immagini e sulle creature più iconiche del suo soggetto. La sua durata però è troppo compressa rispetto all’esperienza-videogame, e il risultato risulta un po’ come un caleidoscopio pittoresco ma senza soluzione di continuità. Anche momenti che nel materiale originale toccano temi estremamente delicati vengono toccati solo en passant, e persino il finale viene leggermente alterato in un modo che però ne modifica completamente il significato emotivo. Sicuramente l’immaginario ha delle fondamenta solide, e se siete completamente nuovi all’universo di Silent Hill non mi sento di sconsigliarvelo del tutto. Prendetelo però con le pinze: non come un’esempio esaustivo ma come un antipasto, una porta per l’incubo.
Il cast
Jeremy Irvine interpreta James Sunderland, un pittore tormentato dal ricordo della sua amata. Hannah Emily Anderson interpreta Mary Crane, la cui relazione con James si è interrotta per motivi misteriosi, ma anche la misteriosa Maria. Eve Templeton è Laura, una misteriosa ragazzina che James incontra durante le sue peregrinazioni a Silent Hill, mentre Nicola Alexis interpreta la psichiatra di James. Infine, Robert Strange veste gli iconici e terrificanti panni di Pyramid Head.
La recensione
Return to Silent Hill cerca di comprimere le immagini e la trama del più iconico videogioco della serie nello spazio di un film. Il risultato è però un caleidoscopio pittoresco e senza soluzione di continuità, che perde molta della nuance e del peso dell’originale.
Voto:
5.5/10