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Slow Horses 6, la recensione: ma che si può dire quando si sfiora la perfezione?

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Slow Hores è tra le cinque migliori serie tv degli anni ’20. 

C’è poco da dire, poco da aggiungere. Una serie tv che per scrittura, regia, interpretazioni sfiora la perfezione a ogni suo rilascio. Una macchina costruita per non deludere mai lo spettatore e per non farlo aspettare troppo. Non a caso la settima stagione è già pronta e l’ottava è in preparazione. Ma in fondo quando sai sempre quello che vuoi fare e come, ma soprattutto quando devi fare appena 6 puntate è anche più semplice. Ecco il difetto più grosso di Slow Horses è sempre quello che dura poco e il discorso torna sempre lì: è più semplice fare ottimi prodotti quando tutto è compresso. Ma basta guardare alla scarsa qualità di prodotti anche brevi per ribaltare la prospettiva ed elogiarne la capacità di comprimere ma senza far mai mancare nulla.

La sesta stagione di Slow Horses (disponibile su Apple TV) tocca ancor più nel vivo le dinamiche della Slough House, la latrina dove finiscono i rifiuti dell’MI5 ma che finisce sempre al centro degli intrecci e delle dinamiche più pericolose. Non è uno spoiler raccontare come tutti gli agenti mai passati per la casa sono in pericolo e dal nulla riappare Syd interpretata da Olivia Cook. Ecco forse questo ritorno non l’avrei spoilerato nei promo e nelle comunicazioni precedenti all’uscita ma da un lato è la dimostrazione di come non abbia espedienti per attirare l’attenzione del suo pubblico e dall’altro c’era il rischio che i primi a vedere le puntate o chi ha letto i romanzi, potesse rovinare la sorpresa.

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Slow Horses 6

Naturalmente, e questa non è una sorpresa, la ragione principale del successo è rappresentata dal personaggio di Jackson Lamb interpretato da Gary Oldman. Lamb è tutto quello che non dovrebbe essere un protagonista, è brutto, sporco (letteralmente) e cattivo, rifugge ogni forma di perbenismo, di qualunquismo, di sentimentalismo banale. Una figura forgiata sul corrosivo sarcasmo britannico, che apparentemente non ha affetto verso gli altri, ma che alla fine si mette sempre in gioco per gli altri. Lamb incarna quello che tutti noi dovremmo essere (magari senza rutti e scoregge), scevri di formalismi inutili, di frasi che servono solo a riempire e a soddisfare esigenze rassicuranti dietro cui nascondere la verità.

E intorno a lui ruotano una serie di personaggi che provano a rispettare le convenzioni ma finiscono per arrendersi alla spietata crudeltà del loro capo. Jack Lowden, in predicato di essere il prossimo 007 e protagonista a dicembre di Orgoglio e Pregiudizio di Netflix, è il perfetto Cartwright. Il tipico protagonista, bello, affascinante, potenzialmente talentuoso ma che sa essere fallace, che sbaglia e sa ammettere i suoi errori ma che è anche brillante e coraggioso. Ma è perfetta la Taverner di Kristin Scott Thomas, Saskia Reeves in quelli di Catherine Standish, necessaria per riequilibrare gli eccessi di Lamb ma fragile e spietata allo stesso tempo.

Slow Horses è la serie tv che meglio rappresenta il sarcasmo inglese. Per questo è tra le migliori in giro.

Da vedere

Slow Horses arrivata alla sesta stagione è assolutamente da vedere, se non l’avete fatto, fatelo.

Voto:

8.5/10
8.5/10
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