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Spaceman, film surreale che trova la sua magia nello spazio – La recensione

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Potrebbero essere spoiler, ma non è questo il punto: avete mai pianto per la morte di un essere alieno disgustoso mangiato dai vermi nel bel mezzo della galassia? Se avete voglia di provare questo brivido è uscito oggi 1 marzo su Netflix il film perfetto per voi. Spaceman, diretto da Johan Renck e scritto da Colby Day, è un film che si trova all’incrocio perfetto di dramma romantico e fantascienza, ed è basato sul romanzo del 2017 scritto da Jaroslav Kalfař. La pellicola è prodotta da Free Association e Tanto Entertainment, è stata presentata al Festival di Berlino il 21 febbraio, ha avuto una release limitata a febbraio e adesso è disponibile in streaming. Finirà nella Top Ten di Netflix? Dovrebbe, anche solo per il cast.

Spaceman, la storia di un uomo nello spazio (letteralmente)

Jakub è un astronauta polacco nel bel mezzo di una missione unica, che lo ha portato a dover stare in isolamento completo (ma in contatto con chi si occupa della sua missione) in una navicella nello spazio per sei mesi. Si deve avvicinare a un corpo celeste misterioso che si trova dopo Giove e deve raccoglierne dei preziosissimi campioni. Una tecnologia speciale gli permette di stare in contatto con la moglie Lenka, ma anche se nei suoi collegamenti con la terra ripete di non sentirsi solo e di contare sul sostegno della base e della sua amata, la realtà è ben diversa.

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Jakub è solo, tormentato dai ricordi di un passato difficile, e gli sembra di avere le visioni. Proprio mentre Lenka cerca di lasciarlo (ma il filmato viene intercettato dai tecnici e bloccato) appare nella sua navicella costantemente monitorata un ragno gigante e peloso, un alieno appassionato di esseri umani che vuole aiutarlo a sconfiggere la solitudine e a capire chi è davvero, dove ha sbagliato e come risolvere le cose: sia con se stesso che con Lenka.

Spaceman, lo spazio è solo lo sfondo

La navicella, le luci, la visione di questa nebulosa viola, misteriosa e meravigliosa, fanno solo da mero sfondo a una vicenda che, pur includendo un ragno parlante che entra nella mente, è totalmente e profondamente umana. Adam Sandler, ormai non nuovo a ruoli drammatici, fa un ottimo lavoro nel ritrarre questo astronauta triste con un padre malvagio, che vuole redimere lui e il suo sangue da un passato dalla parte sbagliata della storia.

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Ci sono dei problemi di scrittura? Probabilmente.

Manca qualcosa? Anche.

Spaceman però ha una forza emotiva che supera gli impedimenti soggettivi e lo trasforma in un film emotivamente molto pregnante, in cui gli umani sono orribili e problematici, pieni di traumi e difficili da curare ma anche belli, perché riescono a sperare per il meglio nonostante tutto e ogni volta. E per farcelo capire, a noi e anche Jakub, c’è voluto un ragno.

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Il cast

Adam Sandler è Jakub Procházka, astronauta costretto a stare da solo nel cielo per mesi e mesi per portare a termine una missione unica. Paul Dano è la voce di Hanuš, il ragno extraterrestre. Carey Mulligan è Lenka Procházka, la moglie incinta di Jakub che vuole lasciarlo e glielo comunica a 6 mesi dall’inizio della missione. Kunal Nayyar è Peter, il tecnico che si occupa di Jakub, da diversi punti di vista. Infine, Isabella Rossellini è Commissioner Tuma, comandante di Jakub.

Spaceman, film surreale che trova la sua magia nello Spazio - La recensione

La recensione

Ci sono dei problemi di scrittura? Probabilmente. Manca qualcosa? Anche. Spaceman però ha una forza emotiva che supera gli impedimenti soggettivi e lo trasforma in un film emotivamente molto pregnante, in cui gli umani sono orribili e problematici, pieni di traumi e difficili da curare ma anche belli, perché riescono a sperare per il meglio nonostante tutto e ogni volta.

Voto:

7.5/10
7.5/10
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