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Supergirl è una super sorpresa – La recensione

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A un anno da Superman — che da non amante dei film di supereroi avevo apprezzato più del previsto — il nuovo Universo DC di James Gunn ci dà il film su Supergirl che ci aveva promesso. Il film è tratto dalla miniserie a fumetti Supergirl: la donna del domani di Tom King e Bilquis Evely, adattata da Ana Nogueira e con regia di Craig Gillespie.
Riuscirà a doppiare il successo del “nobile cugino”? Scopriamolo nelle sale da oggi, 25 giugno.

Supergirl: tutto per un (super)cane

Kara Zor-El, al secolo Supergirl, non potrebbe essere più diversa da suo cugino Superman. Passa il suo tempo a gironzolare per la galassia in astrocamper col suo cane Krypto, perlopiù impegnata in un tour dei pianeti con sole rosso dove i suoi superpoteri kryptoniani non funzionano e può ubriacarsi in santa pace. Questo perlomeno finché la sua strada incontra quella del bandito spaziale Krem, che ruba la sua astronave e, soprattutto, avvelena il suo cane. Per riuscire a salvare Krypto Kara s’imbarcherà in un rocambolesco inseguimento ai quattro angoli della galassia. A seguirla suo malgrado sarà Ruthye, una ragazzina anche lei sulle tracce di Krem per riscuotere una vendetta personale. Fra piratesse spaziali, cacciatori di taglie immortali e pianeti abbandonati, Kara si troverà a fare i conti col passato e a decidere che cosa vuole dal proprio futuro.

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Sorprese spaziali

Cerco sempre di entrare in sala sapendo il meno possibile: non guardo i trailer, non leggo i materiali, evito come la peste news e interviste. Mi piace essere una tabula rasa. Sedendomi a guardare Supergirl la mia idea era quindi quella di un film simile a Superman: urbano e un po’ piacione. Quella che invece mi sono trovata davanti è invece un’avventura spaziale caciarona e con venature di revenge story un po’ samurai. Particolarmente godibile l’ambientazione: quella di Supergirl è una galassia prosaica, fatta di astronavi e pirati spaziali ma anche e sopratutto di autobus galattici, stazioni di servizio, snack e persone che provano a tirare a campare.

Funziona anche l’espediente del colore del sole nei diversi pianeti: se è rosso Kara è una ragazza tosta ma sostanzialmente normale, mentre la luce di un sole giallo attiva in lei tutti i superpoteri che siamo abituati ad associare con l’uomo d’acciaio. Questo permette di alternare a momenti di pura power fantasy in cui Kara accartoccia ogni nemico a scene d’azione in cui la posta in gioco è reale e la tensione alta.

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Pesi e misure

Come detto in precedenza, Superman era un film che, pur nell’essere puro cinema di genere, tradiva una chiara posizione morale e intellettuale su una serie di temi, dalla necessità della speranza a cosa voglia dire fare la cosa giusta. Supergirl non è così: è un film con una trama minimale, che racconta una storia semplice in maniera efficace e senza particolari pretese. Che però per anni e anni è stata l’asticella che abbiamo usato per misurare il cinema di genere: non ci approcciamo al primo Ghostbusters o a Grosso guaio a Chinatown aspettandoci un posizionamento morale o chissà quale finezza drammaturgica, e forse non dovremmo farlo neanche con Supergirl. L’importante è sapere chi siamo e cosa vogliamo dal film che abbiamo davanti. 

Il cast

Milly Alcock è Supergirl/Kara Zor-El, unica superstite dell’esplosione del pianeta Krypton, vagabonda spaziale e cugina di Superman. Eve Ridley è Ruthye Marie Knoll, la giovane figlia di un fabbro di fama leggendaria imbarcata in un’epopea di vendetta. Matthias Schoenaerts è Krem delle Colline Gialle, capo di una banda di briganti spaziali che terrorizza la galassia, mentre Jason Momoa è Lobo, un cacciatore di taglie immortale sulle tracce di uno dei membri della banda di Krem. Torna anche David Corenswet nei panni di Superman/Clark Kent. 

La recensione

Supergirl è un’avventura spaziale semplice ma divertente, con un’ambientazione che funziona, una trama minimale e poche pretese. Non al livello di Superman ma sicuramente consigliato per l’estate.

Voto:

7.5/10
7.5/10
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