La dipendenza affettiva nelle famiglie disfunzionali è una frattura spesso insanabile, quasi impossibile da interrompere: The Bear lo racconta molto bene. Partendo dal celebre “Fishes” (2×06) e proseguendo, tra flashback e presente, nel corso delle quattro stagioni, ha sempre mostrato la “ferita” di Carmy, alimentata dall’assenza del padre, l’ingombrante zio Jimmy, l’imprevedibilità di una madre alcolizzata e con disturbi mentali, la violenza improvvisa di Mikey, verbale e fisica, e la depressione che lo ha portato al suicidio, fattore scatenante della storia.
Il ritorno di Carmy a Chicago, la gestione del ristorante sull’orlo del baratro, i trecentomila euro di debiti lasciati da Mikey: per quanto The Bear si presenti come una workplace dramedy, è anche – e soprattutto – un dramma familiare, con eredità insostenibili, traumi irrisolti e non detti pesanti come macigni.
“Gary”, episodio che precede la quinta e ultima stagione, arrivato a sorpresa su Disney+, racconta una parte che conoscevamo poco: il rapporto tra Richie – personaggio chiave insieme a Carmy e Syd – e Mikey. Un road trip tra i due, ambientato anni prima, verso Gary (Indiana), per consegnare un pacco losco di Jimmy, diventa il pretesto per mostrare, ancora una volta, l’impatto psicologico che si riversa a cascata sui membri di una famiglia quando qualcuno è affetto da depressione e altri disturbi.
Sessanta minuti carichi di significato, attraversati da una tensione latente che si avverte costantemente e che esplode solo nel finale, anticipando un colpo di scena presente che getta le basi per un inizio di stagione forse sconvolgente.
L’episodio, scritto e interpretato da Jon Bernthal ed Ebon Moss-Bachrach – stratosferici nei loro ruoli – è un concentrato di vita. Una vita in salita come quella di Mikey, che alterna momenti di euforia e amore sfrenato ad altri di crudeltà verbale e violenza, capaci di frantumare anche il cuore più abituato a tutto questo.
Nel mezzo, la co-dipendenza di Richie da un cugino che odia e ama allo stesso tempo: che soffre e stima, che teme ed emula fino all’ultimo dei suoi giorni, e oltre. Che vede ancora lì, seduto accanto a lui, in quella macchina.
