The Chair – La Direttrice la serie Netflix con Sandra Oh è un manifesto della contemporaneità

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Credit: ELIZA MORSE/COURTESY OF NETFLIX
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La Direttrice con Sandra Oh su Netflix da oggi 20 agosto una miniserie in 6 episodi da 30 minuti

La Direttrice con Sandra Oh su Netflix da oggi 20 agosto (in uscita alle 9.00 come sempre) è una “instant serie”. Non solo perchè dura poco più di 180 minuti con 6 episodi da 30 minuti, ma perchè è una serie di oggi, fortemente inserita nel mondo di oggi e forse domani già “vecchia”.

Creata da Amanda Peet, prodotta da D.B. Weiss e David Benioff i creatori di Game of Thrones all’interno del loro recente accordo con Netflix, la serie ha il pregio principale nella sua protagonista. La Direttrice è la serie ideale per mostrare la capacità comica di Sandra Oh e la sua abilità nel cambiare registro per chi avesse ancora dei dubbi dopo Grey’s anatomy e Killing Eve.

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Uno smoothie di temi

La Direttrice è però uno smoothie di tanti temi contemporanei, una serie che si piace e sa di piacere, che punta a conquistare le critiche facili grazie alla sua protagonista e al modo di toccare gli argomenti attuali senza schierarsi apertamente e criticando solo quegli aspetti meno divisivi.

Sandra Oh è Ji-Yoon Kim insegnante di letteratura inglese, nominata dal preside dell’Università di Pembroke Paul Larson (David Morse) direttrice della facoltà di Inglese/Letteratura, chiamata a ridare nuovo lustro all’istituzione diventando la prima donna a ricoprire l’incarico. Dopo la rottura della sedia, si ritrova travolta dagli eventi costretta ad affrontare l’invecchiamento dei professori, il calo degli iscritti e soprattutto l’amico Bill Dobson (Jay Duplass) scrittore e professore vedovo, amato dagli studenti ma caduto in un vortice depressivo dopo la partenza per il college della figlia (che scompare nonostante i problemi del padre).

Dopo aver mostrato un video della moglie morta incinta semi-nuda, il professor Dobson finisce vittima di una campagna d’odio sul web dopo un saluto nazista fatto all’interno di un discorso più complesso, estrapolato e trasformato in un meme, senza che nessuno dei presenti in aula spendesse una sola parola per far comprendere il contesto dell’evento.

La Direttrice, quando la fretta è cattiva consigliera

La Direttrice ha temi per 3-4 stagioni da 10 episodi racchiusi in 180 minuti. Tutto così diventa un inseguimento di scenette esagerate che contemporaneamente criticano e blandiscono la società superficiale di oggi in cui un professore non può parlare con una studentessa in una stanza chiusa senza temere una denuncia per molestie.

La serie finisce per accentuare l’inquietudine di una società sempre più superficiale in cui l’opinione prevale sui fatti, in cui le colpe del passato vengono rilette con gli occhi del presente, in cui la popolarità conta più dell’educazione. Anche aspetti positivi, come i tentativi di modernizzare l’insegnamento, finiscono per essere funzionali solo alla critica di un passato che non vuole mollare la presa.

Sommersa da tutti questi temi è La Direttrice a sparire e non a caso Amanda Peet ha candidamente ammesso come l’idea iniziale era partita da un professore che rimane solo dopo la partenza della figlia per il college. La miniserie da 6 episodi risulta così un prodotto piacevole, che si vede rapidamente, con cui farsi qualche risata ma che poi può essere archiviato tra i visualizzati del proprio profilo Netflix.

Il cameo di David Duchovny

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 Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2021

Nel frullatore di The Chair va sottolineato il cameo di David Duchovny che interpreta una versione esagerata di se stesso, scrittore, attore, musicista con un passato universitario importante, contattato per dare quel tocco pop alla facoltà di inglese diventando un professore temporaneo. Imperdibile la scena del suo incontro con Ji-Yoon, mentre esce dall’acqua della sua piscina privata con costume a slip che rimanda a una scena di X-Files.

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