Pubblicità
Dituttounpop > SERIE TV > The Diplomat 4, la recensione: uno stato di perenne tensione familiare e internazionale

The Diplomat 4, la recensione: uno stato di perenne tensione familiare e internazionale

Pubblicità

The Diplomat è sicuramente una tra le (poche) ottime serie tv che si possono trovare nel vasto catalogo di Netflix, capace di coniugare il dramma familiare con il thriller politico, con un ritmo vivace e avvincente. L’idea iniziale era quella di raccontare questa donna, Kate (Keri Russell) che si ritrova a fare l’ambasciatrice statunitense a Londra, in un contesto geopolitico complicato, mentre cercava di portare avanti un matrimonio altrettanto complesso con un uomo impulsivo e politicamente sagace, Hal (Rufus Sewell) ma totalmente da gestire.

Con il passare delle puntate lo scenario si è via via più allargato, spostando l’attenzione dalla vita di un’ambasciatrice allo scenario geopolitico internazionale e allargando la riflessione sulla vita matrimoniale anche di un’altra coppia di potere, formata dalla presidente Penn e dal marito Todd (gli straordinari Allison Janney e Bradely Whitford). I primi 4 episodi della quarta stagione che ho avuto modo di vedere in anteprima, hanno confermato questa tendenza: The Diplomat è diventata sempre più una serie corale, quasi un tentativo di dimostrare la difficoltà di una vita di coppia in contesti di potere.

La quarta stagione riprende esattamente dove avevamo lasciato la terza, da quello sguardo complice tra presidente e vice presidente, da quel sospetto di Kate che l’arma l’avessero presa ingannando tutti. Il sentirsi esclusa dalle decisioni importanti, lei che finora aveva manipolato e controllato tutti, è stato l’aspetto più difficile da digerire per Kate. Ed è da qui che si riparte in una prima parte di stagione che salvo per il ritmo sempre alto e per gli attori con un quartetto di protagonisti che sono una perfetta melodia. Il contorno però inizia a mostrare segni di stanchezza.

- Pubblicità -
The Diplomat
Cr. Courtesy of Netflix © 2026

Potrebbe sembrare assurdo ma se fosse stata una serie tv da 13-18 episodi a stagione, magari con qualche caso di puntata intorno alla trama orizzontale, The Diplomat avrebbe probabilmente sfiorato la perfezione. Ovvio è un gioco ipotetico impossibile da confermare, ma quel che manca è la profondità, la capacità di far sedimentare le situazioni, tutte compresse nella fretta di farle succedere. Rincorrendo sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di più avvincente si finisce per spostare l’asticella sempre più in alto scavallando il senso del reale e trasformando tutto in una fiction troppo caricata.

The Diplomat resta un’ottima e piacevole serie tv, ben recitata e con una scrittura di fondo interessante soprattutto nelle dinamiche interpersonali e nello sviluppo dei singoli personaggi e dei rapporti con gli altri. Ma dovrebbe rallentare, tirare un po’ il freno, far accadere meno cose sullo scenario internazionale e respirare di più, ne gioverebbe tutto il racconto.

Summary

The Diplomat resta una buona serie tv, ottimo il cast, ritmo sempre alto, ma avrebbe bisogno di respirare un po’ di più

Voto:

7/10
7/10
Pubblicità