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The Equalizer 2021, quando il procedurale prova a resistere ai tempi che cambiano

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The Equalizer l’action con Queen Latifah trasmesso dopo il SuperBowl rinnova i personaggi ma si inserisce nella tradizione del mondo procedurale

Serie – Film – Serie, questo il percorso di The Equalizer nato serie tv negli anni ’80 con il titolo italiano di Un giustiziere a New York, passato per due film con Denzel Washington con il regista action Antoine Fuqua e ora tornato ancora una volta serie tv per CBS con una svolta al femminile adatta al 2021.

Se fino a un paio di anni fa a CBS si rimproverava di essere la rete dei maschi, bianchi, cinquantenni, negli ultimi anni la situazione sta cambiando sia in termini di diversità che di genere. Probabilmente meno d’età. Ma alla fine è giusto così. I giovani guardano in streaming, sulle app, le famiglie, i nonni, i genitori guardano la vecchia tv. E non c’è niente di più “vecchio” in senso buono del termine, di The Equalizer. Un po’ come quelle piante che provano a resistere in ogni situazione, questa serie è la dimostrazione che i procedurali sanno adattarsi per non morire.

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Un pilot scritto a occhi chiusi

Sviluppata da Andrew W. Marlowe con la moglie Terri Edda Miller, già dietro a Castle e al flop Take Two, The Equalizer è un procedurale molto classico con un pilot che praticamente è stato scritto prendendo spunto dal manuale “come scrivere le serie tv per un pubblico tradizionale” che alla bisogna gli autori si passano di mano in mano.

Quindi in 40 minuti succede tutto quello che in una serie tv cable o streaming copre un’intera stagione. In 40 minuti conosciamo la protagonista Robyn McCall interpretata da Queen Latifah, mamma single, divorziata, ex agente della CIA e ora desiderosa di reinventarsi, che casualmente “inciampa” nel caso di una ragazza che viene incastrata per un omicidio che non ha commesso.

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Decide così di aiutarla rimettendo in piedi la sua squadra formata dal classico hacker nerd e simpatico (Adam Goldberg), dal veterano collega (Chris Noth) con gli agganci governativi e dall’uomo d’azione che però “ehi nel 2021 può essere una donna” (Liza Lapira). E se non bastasse c’è anche la componente familiare con la zia (Lourainne Toussaint) che aiuta Robyn con la figlia (Laya DeLeon Hayes). A questi aggiungiamo il detective buono (Tory Kittles) perchè per trovare i casi magari la polizia puo essere utile. E oltre a presentarci i vari personaggi nel primo episodio c’è anche un mega caso con deep fake video, ricco imprenditore della tecnologia e un messaggio cifrato. Esplosioni, sparatorie, inseguimenti sono ovviamente da aggiungere all’elenco soprattutto in una puntata in onda dopo il Super Bowl.

Le sfumature possono essere diverse, ma la sostanza di quello che si cerca in un procedurale CBS non cambia. E The Equalizer prova a farlo.

The Equalizer il procedurale del 2021, 1999, 1980…

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Ogni serie ha il suo pubblico e The Equalizer non è da meno. Non punta ai premi, non punta agli elogi della critica, ha un solo obiettivo: intrattenere chi ancora decide di accendere la tv e il massimo della trasgressione e provare l’on demand del canale o il DVR. Questo non vuol dire che The Equalizer sia brutto, anzi, rispetto ad altri introduce una prospettiva diversa grazie a personaggi che non incarnano lo stereotipo immaginario del genere.

Marlowe e Miller sono abili nel realizzare un procedurale action con sfumature più ironiche, stando attenti a inserire la componente umana e familiare. Ci hanno mostrato con Castle la loro capacità in questo senso. La difficoltà di questa tipologia di serie, oggi, nel mondo infarcito di serialità è ritagliarsi il proprio spazio oltre al proprio pubblico tradizionale da tv.

Immaginare una “maratona di The Equalizer” è impossibile, ma anche pensare di vederlo settimanalmente togliendo spazio a un’altra tipologia di serie più legata a una trama orizzontale e quindi più capace di catturare lo spettatore. Ma The Equalizer ne è consapevole e si accontenta con lo sguardo sornione di Latifah cui è impossibile voler male anche se ti ha appena tirato un cazzotto in faccia.

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E poi vedere un cinquantenne un po’ in carne protagonista di una serie d’azione, lasciatecelo dire, fa bene allo spirito di tutti noi. Finalmente!

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