The Serpent su Netflix la storia vera del killer degli hippie tra atmosfere esotiche e la cura BBC

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WARNING: Embargoed for publication until 00:00:01 on 16/01/2020 - Programme Name: The Serpent - TX: n/a - Episode: n/a (No. n/a) - Picture Shows: Monique/Marie-Andrée Leclerc (JENNA COLEMAN), Charles Sobraj (TAHAR RAHIM) - (C) Mammoth Screen Ltd - Photographer: Roland Neveu
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Recensione The Serpent su Netflix la miniserie sulla storia vera del killer Charles Sobhraj prodotta dalla BBC

Arriva da venerdì 2 aprile su Netflix The Serpent miniserie della BBC andata in onda all’inizio dell’anno con Jenna Coleman e Tahar Rahim con al centro la storia vera del serial killer Charles Sobhraj, molto più “drama” di quanto non sia “thriller”. Avvolto nelle atmosfere esotiche del sud-est asiatico degli anni ’70 The Serpent è una digressione nell’animo umano di un uomo che ha sempre cercato la notorietà e l’affetto nella distruzione dell’altro che vede come un nemico.

Tra il 1975 e il 1976 Sobhray sfruttando diverse identità ha cercato di arricchirsi attraverso il traffico di diamanti, finanziando la sua attività drogando, rapinando e uccidendo diversi turisti occidentali, quegli hippie che vedevano in queste terre remote un luogo di rinascita spirituale e che per lo più viaggiavano con tanti soldi e con passaporti spendibili per i traffici di Sobrhaj.

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The Serpent e la distruzione di un uomo tranquillo

In una zona del mondo dove prevale la corruzione e la polizia non sembra interessata a occuparsi degli occidentali viziati che impazzano per il paese, utili a far girare l’economia, un funzionario dell’ambasciata olandese si appassiona al caso della sparizione di una coppia di ragazzi olandese. Le indagini travolgeranno la vita del buon Herman Knippenberg sempre sull’orlo di crollare sotto il peso dell’indifferenza a lui, finendo per diventare una vittima collaterale e inconsapevole del serial killer.

La miniserie è costruita su continui salti nel tempo che generano un po’ di confusione (e non sempre la grafica aiuta a tenere il conto del tempo che passa) e si appoggia molto sul fascino dei luoghi e dell’epoca che fanno da contraltare a quello del protagonista. Charles Sobhraj ha l’aria afflitta e seducente delle anime solitarie, perse per il mondo, senza un’identità, senza una radice. La sua voglia di esistere lo porta a cercare la ricchezza attraverso mezzi non sempre leciti mentre si circonda di compagni fedeli, complici, soggiogati dalla sua visione del mondo.

Un serial killer psicopatico come tanti altri, capace di esercitare un fascino magnetico sugli altri, sedotti e letteralmente abbandonati una volta ripuliti dei propri beni. Il killer vede in questi occidentali bisognosi di avventure il simulacro di quello che sarebbe voluto essere ma che non potrà mai diventare visto il suo aspetto, le sue origini. Quindi per cercare la fama, la gloria deve riuscire a essere un passo avanti rispetto agli altri provando a sfruttare i limiti dei preconcetti altrui. Impressionante la capacità di Jenna Coleman di entrare nei panni di una donna franco-canadese costantemente preda di un’illusione.

Nel corso della miniserie seguiremo la discesa nell’incubo di Marie-Andree, di Dominique, di Herman ma anche dello stesso Charles sempre più in difficoltà nel mantenere lo stile di vita che si era prefissato e trovando sempre più piacere nel porre fine alla vita degli altri e nello sfidare le autorità incapaci di scoprire la sua attività. Naturalmente la miniserie è ispirata a fatti e personaggi reali ma la ricostruzione dei dialoghi è fittizia.

Il cast

  • Tahar Rahim: Charles Sobhraj
  • Jenna Coleman: Marie-Andrée Leclerc
  • Billy Howle: Herman Knippenberg
  • Ellie Bamber: Angela Knippenberg
  • Mathilde Warnier: Nadine Gires
  • Fabien Frankel: Dominique Renelleau
  • William Brand: Ambasciatore van Dongen
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