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The Shards: recensione della serie teen thriller di Ryan Murphy poco convinta

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È incredibile come ogni volta che Ryan Murphy metta lo zampino direttamente nelle proprie serie tv, invece di affidarle a suoi collaboratori, combini un mezzo disastro. Almeno quando sta alla scrittura, più che alla regia, dove riesce invece a farsi notare. Sarà perché lavora troppo, sarà perché i suoi temi sono triti e ritriti. Eppure continuiamo ad accogliere ogni sua novità con curiosità e qualche remora.

Abbiamo potuto vedere in anteprima tutti i nove episodi di The Shards, la nuova serie dal 6 agosto su Disney+ ad appuntamento settimanale. Quindi abbiamo un quadro completo del prodotto ma ovviamente non vi spoilereremo nulla in questa sede, sia che abbiate letto il romanzo di partenza sia che non l’abbiate fatto.

La serie è infatti tratta dal libro semi-autobiografico di Bret Easton Ellis Le schegge (2023) e ha avuto una lunga e complicata gestazione. Inizialmente sarebbe dovuta essere affidata a Luca Guadagnino (anch’egli molto vicino al mondo queer nell’audiovisivo come sappiamo) e destinata a HBO. Ma varie questioni produttive e il suo avere le mani in pasta a troppi progetti lo hanno fatto passare la palla a Murphy, che ha scritto la serie insieme allo stesso Ellis.

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The Shards recensione: un teen thriller poco convinto

Ambientato nella vivace Los Angeles degli anni ‘80, il serial segue le vicende di un gruppo di studenti privilegiati dell’ultimo anno di una scuola privata d’élite. Sono alle prese con temi come l’identità, il sesso, la gelosia, l’ossessione e i pericoli che si nascondono sotto la superficie dell’adolescenza americana.

C’è pane per i denti di Murphy a livello di tematiche: omosessualità latente e non dichiarata, discriminazione, romanzo di formazione adolescenziale, ossessione per la perfezione estetica (e non solo), perversioni di varia natura. Il tutto condito da una buona dose di thriller/crime e ben due serial killer che terrorizzavano gli Stati Uniti in quegli anni. Eppure dopo 9 episodi, non sapremmo definire di cosa parli esattamente la serie, su cosa si concentri e a cosa dia più spazio, dato che sembra parlare di tutto (troppo) e allo stesso tempo di niente (poco).

Una serie verbosa e prolissa, spesso senza motivo, il cui ritmo non viene aiutato dalla durata (50-60 minuti) di ogni episodio. Nessun aiuto nemmeno dal voice over del protagonista, Bret (Igby Rigney) il cui punto di vista è quello che ci accompagna nella narrazione. Fastidioso nel tono e nell’atteggiamento, così snob e poco coinvolgente a livello emotivo.

Un doppio episodio centrale, della durata speciale di 30 minuti l’uno, sembra un omaggio a quello delle elezioni di The Politician, altra serie di Murphy; questa volta dedicato al ballo scolastico, l’Homecoming, eppure il risultato è un’ulteriore allungamento del brodo dalla parte sbagliata del racconto.

Nella seconda metà The Shards si fa più matura e dark, ma forse è troppo tardi e dà troppi sviluppi per sottintesi, sorretta da un cast soprattutto giovane e debuttante – come i figli d’arte Kaia Gerber (figlia di Cindy Crawford e col suo stesso fascino magnetico) e Homer Gere (figlio di Richard Gere), insieme a Hayes Warner e Graham Campbell.

Man mano che gli episodi proseguono gli interpreti mostrano qualche capacità attoriale, anche se ancora acerba, aiutati dagli adulti Evan Rachel Wood e Wes Bentley e da quella perfezione estetica quasi fastidiosa, “finta” di alcuni prodotti del creatore di Nip/Tuck e Glee. Forse, se non fosse stata una serie di Murphy & Ellis, non gli avremmo prestato tutta questa attenzione.

Summary

Un teen drama? Un thriller? Un coming of age? Una critica sociale al lusso sfrenato? The Shards sembra non essere convinta di cosa davvero voglia raccontare, si perde nelle (troppe) tematiche e fa sviluppare i personaggi troppo tardi. Nonostante il cast promettente anche se acerbo, non riesce ad avere quel fascino e quella maturità a cui aspira, rischiando di rimanere fredda e distaccata.

Voto:

5/10
5/10
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