Il crime, si sa, funziona sempre in tv. Quello d’epoca ancora di più, perché possiede quel fascino criminale della mafia di un tempo. Sarà per questo che Chris Brancato (non nuovo al genere dopo Narcos e Godfather of Harlem) e Michael Panes ritornano con The Westies. La storia di una banda criminale realmente esistita dagli anni ’60 in poi nella Grande Mela. La serie, composta da 8 episodi, è disponibile con le prime due puntate domenica 12 luglio, seguite da un rilascio a cadenza settimanale su MGM+ (Channel a pagamento di Prime Video e Infinity).
La caratteristica “distintiva” è che in questo caso si tratta di irlandesi (per questo consigliamo la visione in lingua originale per cogliere tutte le sfumature linguistiche e la loro tipica parlata) trapiantati a New York. Siamo negli anni ’80 quando ogni sorta di crimine – racket, droga, omicidio su commissione – era in mano loro. Questo nonostante l’ingerenza della mafia italiana e dell’FBI, che gli stava alle costole.
La costruzione del Jacob Javits Convention Center nel quartiere di Hell’s Kitchen – territorio d’origine dei Westies – promette un enorme guadagno finanziario. Nonostante l’enorme svantaggio numerico rispetto alle Cinque Famiglie della mafia italiana (che li superano di 50 a 1), la leggendaria brutalità e l’astuzia dei Westies garantiscono loro la forza necessaria per spartirsi i proventi attraverso una fragile tregua. Tuttavia, i conflitti interni tra la sfrontata nuova generazione e la leadership della vecchia scuola rischiano di far esplodere questa polveriera, trascinando la banda nel mirino delle indagini sempre più serrate dell’FBI sulla criminalità organizzata.
Non c’è solo il gioco del gatto col topo tra i due lati della Legge – che però si mescolano continuamente. In gioco c’è anche la battaglia generazionale che ciclicamente investe le bande/famiglie criminali (Gomorra e tutto il cinema di genere insegnano). L’obiettivo è sempre lo stesso: la conquista e soprattutto il mantenimento di egemonia e potere: qualcosa che ha scatenato gli eventi anche in serie come Gangs of London e MobLand. Si evidenzia inoltre la ferocia necessaria nel farlo, che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno alla propria “famiglia”. Sullo sfondo una New York irresistibile a suon di musica (la colonna sonora è strepitosa) e luci soffuse.
Il serial diventa così il contraltare di Godfather of Harlem con al centro un altro quartiere e la sua anima black nella mafia.

The Westies: J.K. Simmons guida un ottimo cast
Il Premio Oscar J.K. Simmons è ovviamente la punta di diamante di un ensemble ricco e variegato, nei panni dello spietato “boss” Eamon Sweeney. Tra gli altri segnaliamo Tom Brittney nel ruolo di Jimmy Roarke, il “pupillo” del boss e anche colui che vorrebbe eliminare la vecchia generazione. Poi una ritrovata Sarah Bolger nel ruolo di Bridget Walsh nei panni della sua fidanzata con un passato oscuro alle spalle, legato al Movimento per la liberazione dell’Irlanda.
Infine l’ex di quest’ultima, Brendan Cahill, interpretato dall’ex autista arricchito di Downton Abbey Allen Leech che qui interpreta diametralmente l’opposto. Come non citare infine – sempre tra i volti seriali noti – Titus Welliver nel ruolo di Glenn Keenan, il contraltare di Sweeney all’FBI. Un poliziotto corrotto da anni che forse ora che suo figlio è coinvolto col suo vecchio amico ci ripensa, anche perché da tempo hanno preso strade diverse.
The Westies piacerà agli amanti del genere che non cercano qualcosa di sostanzialmente diverso o innovativo, ma che rimane di qualità.
Summary
Il Premio Oscar J.K. Simmons è ovviamente la punta di diamante di un ensemble ricco e variegato sullo sfondo una New York irresistibile a suon di musica (la colonna sonora è strepitosa) e luci soffuse.
Voto:
7/10