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This England su Sky e NOW è una miniserie che anticipa i tempi finendo per essere poco incisiva

This England

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This England le informazioni utili

Venerdì 30 settembre 2022 debutta su Sky Atlantic e NOW This England, miniserie inglese in 6 episodi scritta e diretta da Michael Winterbottom, con Kenneth Branagh nei panni del premier britannico Boris Johnson. Ogni settimana saranno rilasciati 2 episodi della produzione Sky Original, prodotta dalla Revolution Films di Michael Winterbottom e dalla Passenger di Richard Brown. This England è “un’instant serie” che racconta eventi in cui siamo ancora profondamente immersi come la Brexit e il Covid, focalizzando l’attenzione sulla gestione del governo inglese della pandemia.

Sfiorando a tratti la docu-serie, This England intreccia i retroscena politici con le storie di chi ha vissuto la malattia, ma anche degli esperti e gli scienziati impegnati in una lotta contro il tempo per arrivare a comprendere come si trasmette il virus. Passando per i dottori, gli infermieri e gli operatori delle case di riposo in prima linea per contenere e superare l’emergenza, fino alle persone comuni le cui vite sono state gettate nel caos dalla pandemia.

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This England una miniserie arrivata troppo presto

Sky e i produttori di This England hanno avuto troppa fretta. Quando si tenta di raccontare la storia mentre sta accadendo, il rischio di presentare un racconto parziale è inevitabile. Come inevitabilmente è successo in questo caso. Alla fine dell’ultimo episodio abbondano i cartelli per raccontare quanto accaduto negli ultimi mesi, comprese le dimissioni di Boris Johnson e l’arrivo di una nuova premier (senza contare la morte della Regina Elisabetta II).

Risulta parziale anche il racconto della gestione della pandemia da parte del governo britannico. Troppo dilatato nella prima fase dalla Brexit al ricovero di Boris Johnson e frettoloso nell’ultima ora, con salti in avanti e spiegazioni demandate ai cartelli conclusivi. Sfugge così il senso di un’operazione che sembra solo un drammatico racconto della diffusione del Covid-19. In ciascuna puntata in parallelo alle dinamiche governative viene posta l’attenzione su una storia personale che esemplifica lo stato della pandemia ma che finisce per perdersi nel frenetico ricorrersi dei vari spezzoni.

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Quello che voleva essere un atto di accusa di Winterbottom alla gestione dell’emergenza da parte del governo britannico, finisce per svilirsi dietro la caricatura di Boris Johnson e il dramma fin troppo enfatizzato della pandemia. La sofferenza dei malati, delle vittime la conosciamo fin troppo bene, è ancora viva nel ricordo delle persone, vederla così rappresentata finisce per essere superfluo. Inoltre l’affastellarsi di storie risulta caotico e impedisce di creare empatia. 

This England è una corsa senza risposte

Kenneth Branagh si diverte a gigioneggiare sotto la maschera di Boris Johnson, ne esalta le caratteristiche più ridicole, si sofferma sui particolari che più lo hanno reso memorabile. Nonostante questo è in grado di restituire la figura di un uomo colto, appassionato di letteratura, amante delle donne e con un rapporto complicato con i tanti figli. Una persona complessa che si trova in balia di consiglieri convinti di saper gestire una macchina burocratica che è però un mondo diverso rispetto al privato. Boris Johnson è l’inconsapevole marionetta manovrata da tante mani che operano ascoltando i focus group più che la logica, scegliendo il claim giusto in ogni situazione, anche al più tragica.

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Proprio questa parte dietro le quinte della politica è quella più interessante. Peccato che finiscano per essere degli stralci in mezzo ad altro, spezzoni frenetici di un racconto montato per dare il senso di ansia, fretta, improvvisazione e dolore del periodo vissuto. Il corpo centrale ha una scansione quasi giornaliera dell’avanzare della pandemia nel Regno Unito, vista dalle riunioni di governo e da chi sul campo faceva i conti con l’assenza di test e di dispositivi di protezione. L’atto d’accusa era necessario, ma probabilmente è arrivato troppo presto risultando così poco approfondito e completo. Il rischio è che finisca per non trovare il pubblico pronto a riceverlo, tra chi è assuefatto alle tematiche del Covid, chi non ha voglia di rivivere sofferenza vissuta, chi semplicemente non è interessato a queste forme di intrattenimento. Uno o due anni di distacco in più avrebbero reso il tutto meno “instant” e più “serie”.

Il Cast

  • Kenneth Branagh: Boris Johnson
  • Ophelia Lovibond: Carrie Symonds
  • Andrew Buchan: Matt Hancock
  • Tim Goodman: Stanley Johnson
  • Alec Nicholls: Sir Patrick Vallance
  • James Corrigan: Isaac Levido
  • Rachel Sophia-Anthony: Lola Aldenjana
  • Simon Kunz: Andrew Mills
  • Greta Bellamacina: Cleo Watson
  • Simon Paisley Day: Dominic Cummings
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