Triangle of sadness: solo per stomaci forti – La recensione del film difficile da digerire

Triangle of sadness

Triangle of Sadness il film al cinema vincitore della Palma d’Oro a Cannes

Vi parleranno di commedia. Non credeteci. Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, Triangle of Sadness, scritto e diretto da Ruben Östlund, arriva nelle sale il 27 ottobre, dopo essere stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e dopo aver vinto la Palma d’oro al Festival del cinema di Cannes. Preparatevi a un pugno nelle budella.

Triangle of Sadness è il secondo film di Östlund a conquistare la Palma d’Oro dopo The Square, ed è il suo primo film in lingua inglese; è un film che attraversa il mondo vuoto e superficiale dei modelli maschili, un viaggio nei meandri dello squallore umano. È stato prodotto da Plattform, Essential Films, Coproduction Office, SVT, ZDF, Arte France Cinéma e distribuito da Teodora Film.

Triangle of Sadness e il mondo vuoto dei modelli maschili

L’inizio dà un tono a tutto il (lungo) film. Un focus sul mondo vuoto e superficiale dei modelli maschi, con uno zoom su Carl, modello sfortunato che inizia ad essere troppo vecchio per il suo lavoro e che soffre molto perché la sua fidanzata ha più successo di lui. I due discutono costantemente. Stacco scena. Siamo su una nave da crociera milionaria, da veri ricconi. Carla e Yaya (questo il nome della sua fidanzata) sono stati invitati gratis, in qualità di influencer. Attorno a loro, un vero e proprio zoo di personaggi. Ci sono i vecchini dolcissimi con la fabbrica di mine antiuomo, i russi capitalisti arricchitisi in maniera losca e molto altro.

Una serie di eventi catastrofici si abbatte sulla nave. Prima un’ondata travolgente (letteralmente) di malessere a causa del mare mosso durante la cena del capitano. Poi un attacco dei pirati. La nave affonda, i sopravvissuti si ritrovano su un’isola deserta. Ogni norma sociale atta a proteggerli si piega sotto la necessità della sopravvivenza, in un viaggio nei meandri dello squallore umano.

L’umanità animalesca e la sfera dello stomaco

Se è un documentario politicamente carico sullo sfruttamento delle classi sociali inferiori che state cercando, Triangle of Sadness non è il film che fa per voi. La pellicola parte da una carrellata impietosa e grottesca (non divertente, grottesca) sui ricchi, i veri ricchi, i nati ricchi, i furbi ricchi, i ricchi per bellezza, e li smonta pezzo per pezzo, fornendoci su un piatto d’argento una serie di motivi per cui sono disgustosi e infurianti. Comprese le pretese che credono di poter avere su qualunque essere umano stia economicamente e socialmente peggio di loro. Tutto giusto. Poi, però, il suo sguardo si allarga. Indaga i rapporti di forza da altri punti di vista, ultimi ma non ultimi quelli di genere e sessuali.

Quando gli equilibri esplodono, e Abigail (la capa dello staff della pulizia della nave, i non bianchi che lavorano nei livelli inferiori e vengono visti il meno possibile dagli ospiti) diventa la più potente naufraga (perché è l’unica che sa pescare e cuocere il pesce mentre gli altri la guardano, dando per scontato che sarà ancora una volto sottomessa perché loro sono ricchi) la dinamica terribile di potere che esisteva sulla nave viene riprodotta fedelmente, semplicemente a ruoli invertiti. Questa cosa fa nascere non poche domande (perlomeno, dovrebbe) nello spettatore.

É la società che ci rende mostri? É in qualche modo giustificabile e comprensibile volere il potere a costo di tutto, dopo una vita di soprusi? Abigail è una vittima o semplicemente una persona orrenda che finalmente ha potuto esprimere la sua crudeltà appieno? É tutte e due? L’ultima scena è una condensazione fortissima e animalesca di tutto questo.

Come a questo punto avrete ben capito, Triangle of Sadness è un film denso, che non spiega. Un film per stomaci forti, in tutti i sensi. Un film esagerato, esuberante, a tratti mostruoso e degenerato. Questa modalità sbruffona, esagerata, becera di rappresentare dinamiche umane complessissime le rende forse più evidenti, ma rischia anche di allontanarle. Il filtro della risata potrebbe renderle apparentemente irrealistiche, far sovrapporre e confondere tra di loro esagerazione di stampo commedia con inverosimiglianza e irrealismo.

Su questo punto bisogna essere chiari: Triangle of Sadness è un film che racconta questioni reali e ci mette sopra il filtro dell’esagerazione, premendo fino in fondo il pedale dell’acceleratore. Non è un caso che si concentri sulla sfera dello stomaco, che porta con sé tutta una serie di immagini, di significati. É la sfera dell’ingordigia, della digestione (o dell’indigestione), della trasformazione, della gola, del materiale più materico e animale che c’è. It’s a lot, honestly. 

Il trailer di Triangle of Sadness

Il cast

Ma chi sono i protagonisti di Triangle of Sadness? Vediamo nel dettaglio il cast di questo film a partire da Harris Dickinson il modello sfortunato Carl; Charlbi Dean è la bellissima e superficiale Yaya. Woody Harrelson è l’eccentrico capitano della nave. Vicki Berlin è Paula, Henrik Dorsin è Jarmo, Zlatko Burić è Dimitri e Dolly De Leon è la stupefacente (in tutti i sensi) Abigail.

 

Priscilla Lucifora
Priscilla Lucifora
Siciliana a Milano. Classe 1994. Formazione umanistica e una grande fascinazione per moda, cultura pop e costume. Il mio film preferito è Matrix. Grande fan di tutto ciò che è contemporaneo.
Triangle of Sadness è un film denso, che non spiega. Un film per stomaci forti, in tutti i sensi. Un film esagerato, esuberante, a tratti mostruoso.Triangle of sadness: solo per stomaci forti - La recensione del film difficile da digerire