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Vanished, la recensione: Kaley Cuoco in una miniserie thriller da cartolina che non brilla

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Vanished è una miniserie in 4 puntate con rilascio settimanale, disponibile su MGM+ dal 1° febbraio in Italia e a livello internazionale. La serie, creata da David Hilton e Preston Thompson, punta tutto sulla sua protagonista, Kaley Cuoco affiancata dall’affascinante Sam Clafin, ma la miniserie resta nell’anonimato con una formula più vicina al film tv giallo che alle miniserie d’autore contemporanee.

Il problema è che Vanished non può essere un titolo in grado di trainare abbonamenti a un channel a pagamento, come magari lo sono stati Spartacus: House of Ashur o Robin Hood, potrebbe più essere un titolo riempitivo per qualsiasi altra piattaforma già esistente, uno di quelli che vengono rilasciati in modalità binge (tanto la durata complessiva è di poco inferiore alle 3 ore) e che stazionano nei cataloghi, riproposti saltuariamente come suggerimenti agli appassionati del genere crime/mystery/thriller.

Vanished, se sparisce il mio fidanzato

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Kaley Cuoco è un’archeologa americana che incontra il fidanzato inglese che lavora per un’organizzazione non governativa, in vari alberghi in giro per l’Europa. Quando li vediamo per la prima volta, sono a Parigi e decidono di partire in treno verso il sud della Francia. Durante il viaggio lui risponde al telefono e contestualmente lei si addormenta. Al risveglio del fidanzato non c’è più traccia, così decide di scendere a Marsiglia e iniziare a cercarlo facendosi aiutare da una giornalista investigatrice incontrata sul treno.

Vanished

Di corsa per Marsiglia

Vanished rientra nelle serie tv da cartolina (un po’ come è stato Hotel Portofino) in cui il racconto diventa un modo per mostrare una città, i suoi vicoli, le sue bellezze. Kaley Cuoco perdendo quel suo lato più ironico che aveva preservato in The Flight Attendant, fa un po’ un compitino interpretando l’americana alla ricerca del fidanzato scomparso, inseguendo l’idea diffusa dei protagonisti che indagano, si calano da palazzi, corrono a per di fiato mentre fino al giorno prima erano tranquilli e sereni a sorseggiare vino. Un’idea hitchockiana da “persona comune in pericolo” ma che ormai è fin troppo abusata.

L’aspetto più sorprendente è la superficialità con cui sono trattati i personaggi di contorno, maschere stereotipate con pochissima profondità prese da una sorta di manuale di come dovrebbe essere rappresentato il francese. Se l’italiano nella serialità è colorato e caloroso, i francesi sono scontrosi, insofferenti e un pizzico intolleranti verso quest’americana arruffona e un po’ goffa. Colpo di scena dopo colpo di scena (anche se nessuno davvero così sconvolgente o in grado di tenere incollato allo schermo) si arriva di corsa a un finale banale e poco coinvolgente. Come è un po’ tutta la miniserie che rappresenta in modo plastico come ci sia una sovrapproduzione seriale.

Summary

Perchè si dovrebbe pagare un channel aggiuntivo per una miniserie che è al più un semplice riempitivo da catalogo, un film tv mancato con paesaggi da cartolina e personaggi superficiali presi da un manuale di come gli americani vedono i francesi? Misteri irrisolti

Voto:

5/10
5/10
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