Verity ha tutto per essere uno dei prossimi protagonisti dei Razzie Awards, gli “anti-Oscar” i premi ai peggiori film dell’anno. C’è un filone nel mondo audiovisivo che mescola il thriller dalle sfumature erotiche con elementi più psicologici, rapporti sempre complessi tra uomini e donne, talvolta declinato anche in chiave Young Adult. Verity pesca da questo mondo adattando il romanzo di Colleen Hoover, un’autrice ultimamente spesso presa da sceneggiatori e registi in cerca di titoli simili.
Il problema è che Verity ha un impianto visivo e sonoro da film per la televisione, da prodotto per lo streaming, da sabato sera di Rai 2 nel segno del giallo, con attori di alto livello come Anne Hathaway, Dakota Johnson e Josh Hartnett. E vedendoli recitare anche loro sembrano temere di trovarsi su Scherzi a parte, perché tutto sembra un’enorme presa in giro, per il pubblico e per chi ama il cinema. Un prodotto semplice, che sicuramente tiene incollati in attesa del colpo di scena ma che è costruito per un pubblico distratto e che deve essere nuovamente catturato con la musica.
Verity, la trama
Per evitare di incappare in spoiler involontari citiamo quella che è la trama ufficiale del film: “La scrittrice Lowen Ashleigh (Dakota Johnson) accetta l’incarico di fare da ghostwriter per la celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway), ma si troverà ben presto di fronte a delle verità inquietanti. Un thriller psicologico dove il confine tra realtà e manipolazione diventa pericolosamente sottile”. Qualcosa si capisce, molto altro del film non si capisce. Ed è giusto così.
Perché non funziona
Bastano i primi minuti per capire che Verity non è un film che meriterebbe l’uscita in sala. Il film inizia con una velocissima scena, buttata molto a caso in cui si presenta il personaggio di Verity durante un’intervista, poi c’è un improvviso salto di un anno. Non una scena completa che introduce in qualche modo il personaggio, ma un abbozzo rapido, come se qualcuno avesse improvvisamente tagliato il film mettendo all’inizio una scena presa a caso.


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A quel punto inizia il film e si viene trascinati in un vortice di situazioni casuali con l’obiettivo di dimostrare che la verità è manipolabile a seconda della prospettiva di chi la racconta. Perché questo è il succo di un film che gioca con i colpi di scena a raffica e con le situazioni costruite grazie alla musica. Un tappeto musicale così invasivo che serve per far capire al pubblico quello che deve aspettarsi in quella scena ma soprattutto serve per richiamarne l’attenzione. Anche per questo sembra un film per lo streaming (e non a caso dietro c’è Amazon MGM Studios e quindi arriverà presto su Prime Video), perché ha tutti quei richiami, quelle costruzioni delle scene che sono pensate per il pubblico distratto del web. Ma non solo, sono anche adatte a essere trasformate in clip per il web.
La domanda è perché Anne Hathaway abbia accettato un progetto di questo tipo, visto che di certo non è in un periodo in cui lavora poco e si avvia a ottenere una nomination agli Oscar per Odissea. Dakota Johnson ha la stessa espressione contrariata per tutta la durata del film e ti viene da domandarti se sia parte della sceneggiatura o la reazione alle riprese.
C’è però un ma: se amate questo genere di film, quei thriller misteriosi pieni di colpi di scena, magari anche un po’ pruriginosi con scene di sess0 e un pizzico di romanticismo, allora Verity fa per voi e trascorrerete 2 ore piacevoli. Sicuramente è un film che intrattiene ma spiace dirlo, non vale i soldi del biglietto, di un abbonamento insieme ad altra roba si, ma di un biglietto no.
Lo streaming al cinema
Verity è un thriller psicologico standard di quelli adatti alla tv, con colpi di scena forzati e sottolineati dalla musica e un tentativo di recuperare l’attenzione del pubblico distratto
Voto:
5/10