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Vladimir, la recensione: Rachel Weisz ammaliante regge tutta la miniserie

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Vladimir è l’ennesima miniserie in arrivo su Netflix adattamento di un romanzo (in questo caso di Julia May Jonas). La stanchezza nel far partire un’altra nuova serie in un periodo di grande abbondanza rischia di prevalere. Poi sullo schermo l’inquadratura stringe su Rachel Weisz sdraiata su un divano con un blocco in mano mentre scrive qualcosa, il suo sguardo si gira su noi spettatori, con la sua voce roca e profonda inizia a parlarci (se si guarda in inglese ovviamente) e tutto cambia.

Da quel momento diventerà impossibile staccarsi dal suo racconto di una professoressa di un college di provincia che sembra aver perso ogni stimolo, nella vita, nello scrivere, nell’amare ma che vuole raccontarci come sia riuscita a recuperarci tutto. La protagonista ci parla, ci racconta i suoi pensieri per tutta le otto puntate da 30 minuti che compongono questa interessante miniserie, confondendo lo spettatore, offrendo la sua prospettiva su quello che sta succedendo nella sua vita.

Rachel Weisz è una professoressa di letteratura femminile americana, una scrittrice che ha pubblicato un romanzo di successo per poi restare da 15 anni con il blocco dello scrittore. Sposata con il preside di facoltà, travolto da uno scandalo e costretto a ritirarsi, con una figlia che ormai sta lontana da casa e fa l’avvocato. La nostra protagonista ci racconta il suo mondo che forse esiste solo nella sua testa ma ci porta in una miniserie matura e intellettualmente coinvolgente. Vladimir è interpretato da Leo Woodall, attore dotato di una bellezza non efebica, convenzionale o stereotipata, che trasuda mascolinità e seduzione a ogni suo sguardo. Basta poco per la nostra professoressa per sciogliersi e lasciare che la sua vita precipiti ulteriormente ogni volta che Vladimir unisce le sue braccia dietro la testa, con un gesto seduttivo istintuale che rimanda al mondo animale.

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Vladimir
Cr. Shane Mahood/Netflix © 2025

Un po’ condannato ai ruoli del bello e possibile, Woodall è qui un professore di college, uno scrittore, un padre, un marito, declinando la sua naturale arte seduttiva in una chiave diversa rispetto al ragazzo del passato. John Slattery è in questo il suo perfetto contraltare, maturo professore, non più nel fiore dei suoi anni, ma ancora capace di affascinare fisicamente e intellettualmente. Vladimir ci porta dentro i rapporti tra persone adulte, tra le pulsioni che si scatenano spesso in modo incontrollato e incontrollabile, ma che devono fare i conti con le convenzioni, la società e i ruoli che si devono ricoprire. Ogni fantasia della protagonista è frenata dalla realtà, l’istinto è domato dalla socialità.

Lo scontro tra la parte animale e passionale e quella sociale, genera elementi di comicità irresistibili, portando il pubblico a tifare per questa anti-eroina scorretta che, udite udite, ogni tanto si concede qualche sigaretta. Inevitabilmente uscirà fuori il confronto con Fleabag e Phoebe Waller-Bridge, essendo entrambe serie tv con donne che guardano in camera e raccontano al pubblico le disavventure della loro vita. Un confronto che non fa però bene a Vladimir che è una serie tv diversa, con un’ironia diversa, meno tagliente, meno profonda, più legata alle situazioni che la protagonista vive. Vladimir è una serie tv divertente, che soprattutto porta qualcosa di diverso in una piattaforma che rischia altrimenti di appiattirsi su proposte sempre simili.

La recensione

Vladimir è una serie tv che conquista, diverte, ammalia lo spettatore grazie a una magnetica Rachel Weisz che parla direttamente con il pubblico portandolo nei meandri dei suoi desideri

Voto:

7.5/10
7.5/10
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