Martin McDonagh adora lo spazio alla fine delle cose. Dopo The Banshees of Inisherin il regista irlandese torna con Wild Horse Nine, presentato in concorso a Venezia e valso una Coppa Volpi a John Malkovich. Wild Horse Nine è nei cinema italiani dal 5 novembre con The Walt Disney Company Italia.
Wild Horse Nine: ai confini del mondo
Cile, 1973: Chris Carlisle è un agente della CIA di stanza a Santiago. Ha avuto ruoli chiave nei cambi di governo di una dozzina di paesi e in una serie innumerevole di pasticciacci brutti sul suolo americano, compreso uno che coinvolgeva un fucile di precisione e un presidente morto.
Il vicinissimo golpe cileno però non sarà affar suo: lui ed il partner Lee Chesterfield stanno infatti partendo per un incarico speciale sull’Isola di Pasqua.
Per Chris la missione è molto semplice: tirare le cuoia. L’uomo ha infatti un tumore terminale, ed il viaggio con il collega è al tempo stesso un ultimo desiderio e un tentativo di mettere distanza e ordine nel proprio passato turbolento.
Il loro gretto capo MJ però potrebbe avere dei secondi fini per averli mandati sull’isola, specialmente da quando Chris ha sviluppato la disdicevole abitudine di non saper tenere la bocca chiusa su certe questioni segrete…

I confini della vita
Morire tocca a tutti, ma finché viviamo è una cosa che ci rimane sostanzialmente aliena. Ecco, Wild Horse Nine è un film su quest’alienità — o meglio, fra l’assurda compresenza fra alienità e profonda familiarità con la morte che può permeare l’esistenza di un uomo ai confini della vita. È tanto duro con i suoi personaggi quanto delicato nel rappresentarceli, perché sa benissimo che non serve calcare la mano. Evitando, come al solito di McDonagh, la condanna ma anche l’assoluzione.
I confini del medium
Un film intimo dunque, ma non solo. Lo sfondo del Cile pre-golpe, che nelle mani di un regista meno raffinato sarebbe potuto facilmente diventare un mero token estetico, è invece un veicolo efficacissimo per rendere concreti alcuni dei sentimenti più astratti di Chris. La violenza nel suo passato è davanti a noi, chiaramente visibile e incarnata: una piovra dai mille tentacoli.
Grande senso della misura anche in tutto l’impianto tecnico: il film è solidissimo nel suo understatement, e questo lascia lo spazio necessario a quello che conta davvero: le performances. Sam Rockwell è un coprotagonista perfetto, laconico e stratificato. E John Malkovich è una garanzia anche nel ruolo più dozzinale, qui ha tutto quello che gli serve per brillare come non ha mai brillato.
Il cast
John Malkovich è Chris Carlisle, un agente della CIA con un ruolo di primo piano nelle rivoluzioni di metà secolo. Sam Rockwell è il suo poco leggibile partner Lee Chesterfield, mentre Steve Buscemi interpreta il loro capo MJ. Mariana Di Girolamo e Ailín Salas sono Monica e Alicia, due giovani cilene incontrate sull’isola. Nel film appaiono anche Parker Posey nel ruolo della moglie di Lee e Tom Waits in quello del fratello di Chris.
La recensione
Un film devastante e dedicato sui confini delle cose. John Malkovich brilla come non ha mai brillato e, sorprendentemente, tutto il resto del film tiene botta. Serio ma consigliatissimo.
Voto:
8.5/10
