Ve le ricordate le Backrooms, il fenomeno di internet all’intersezione fra creepypasta e liminal spaces? La A24 ha deciso di trasformare la suggestiva webseries dello youtuber Kane Parsons in un lungometraggio, dando al giovanissimo filmmaker mezzi e budget più unici che rari per un debutto del genere. Il film è al cinema dal 28 maggio e sta vedendo buoni risultati al box office: si tratta solo di hype virale o dell’inizio di un nuovo modello di produzione?
Backrooms: orrore liminale
Di recente la vita di Clark ha preso una piega negativa: il suo rapporto con l’alcool è sempre più fuori controllo, la moglie lo ha cacciato di casa e il suo negozio di arredamento è sempre sull’orlo del fallimento. Nemmeno le sessioni di terapia con la dottoressa Kline, una psicologa che sta anche lei affrontando i suoi traumi, sembrano aiutare. Dopo essere stato costretto a trasferirsi a dormire nel negozio, una notte Clark fa una scoperta sconcertante: oltre una parete del seminterrato dell’edificio si nasconde una rete di stanze apparentemente sconfinata. Senza alcun senso logico e pervase da una qualità surreale, Clark inizierà a capire che dietro al loro aspetto superlativamente ordinario le stanze celano segreti senza nome e incubi difficili da descrivere.
Horror agorafobico
Backrooms non è il primo horror debutto di uno youtuber che abbiamo recensito questo mese. Il paragone con Obsession è forse indebito, perché i due film hanno approcci completamente opposti alla materia dell’orrore. Dove Obsession è contenutissimo, un film che prende una premessa minuscola e la estende fino al delirio, esaurendola del tutto, Backrooms è invece sconfinato, brulicante. Il senso d’inquietudine in questo caso deriva proprio dalla sensazione di aver solo bucato la superficie, di rendersi conto tutto a un tratto di essere una barchetta minuscola che galleggia a malapena su un’oceano di orrori di cui assolutamente non vediamo il fondo.

Lost in adaptation
Questo orrore agorafobico (più personale ma imparentato con quello cosmico) si presta particolarmente bene ad essere narrato in medium online (pensiamo a fenomeni a cui le Backrooms devono molto, come la SCP Foundation o 9M9H9E9), che mettono il alla guida di questo processo di insufficiente scoperta. Sotto questo punto di vista, fare da spettatori a qualcun altro che buca la superficie dell’orrore non gratta lo stesso prurito, non tocca la stessa parte del cervello. Siamo chiari: Backrooms è un film carino e stilisticamente appagante, che riesce a regalarci un’esperienza creepy senza essere seriamente disturbante. Semplicemente, messo in confronto col suo materiale di partenza (e a cast e budget) l’effetto è quello di una sostanza che non è tutta là, sotto la superficie.
Il cast
Chiwetel Ejiofor è Clark, proprietario di un negozio di mobili sull’orlo di una crisi di nervi. Renate Reinsve è la sua terapista, anche lei alle prese con una serie di traumi causati dalla madre (interpretata nei flashback da Krista Kosonen). Lupita Maxwell e Finn Bennett sono Kat e Bobby, giovani dipendenti del negozio coinvolti nelle esplorazioni di Clark, mentre Mark Duplass è Phil, dipendente di un misterioso ente di ricerca attivo nelle Backrooms.
La recensione
Backrooms è un film carino e stilisticamente appagante, che riesce a regalarci un’esperienza creepy senza essere seriamente disturbante e senza particolari picchi.
Voto:
7/10