Bardo, un film grandioso ma inconsapevole – La recensione

Bardo

Alejandro G. Iñárritu è tornato e non vuole fare prigionieri e forse neanche amici. Il suo ultimo film, Bardo – La cronaca falsa di alcune verità, è sbarcato in cinema selezionati a partire dal 16 novembre solo per una settimana, e arriverà su Netflix dal 23 dicembre. A differenza di Glass Onion, però, non siamo sicuri che questo sia un film adatto ai cenoni in famiglia. Scritto da Alejandro G. Iñárritu e Nicolás Giacobone e prodotto da M Productions e Redrum, Bardo è un film complesso, fortemente cinematografico, da un certo punto di vista spettacolare e grandioso ma anche difficile, stratificato e certamente non perfetto. Riuscirà nonostante tutto (e data anche la notorietà del regista Premio Oscar) a inserirsi nella Top Ten di Netflix? Non riusciamo a prevederlo.

Un viaggio nel viaggio, il cinema nel cinema: Bardo, la trama

Silverio Gama è un giornalista messicano che ormai 20 anni fa ha deciso di trasferirsi con la famiglia a Los Angeles. Nel frattempo, è diventato un professionista autorevole, un documentarista d’inchiesta, un simbolo del Messico e della ribellione al sistema, sempre al fianco degli sfortunati e dei deboli. Ecco perché verrà premiato con un prestigiosissimo (e anche statunitensissimo) premio. Parte da queste premesse la trama di Bardo su Netflix.

Alla vigilia della cerimonia di premiazione, che si tiene proprio a Los Angeles, Silverio torna con la sua famiglia in Messico, e affronta i fantasmi del passato e le contraddizioni del presente. Il Messico lo attira e lo respinge contemporaneamente, e non riesce a conciliare la sua sempre crescente popolarità (proprio all’interno del sistema che tanto critica e ha criticato ma di cui beneficia), e la sua vecchia voglia di ribellarsi. Le contraddizioni si affastellano, la realtà diventa inseparabile dalle allucinazioni e dalla creazione cinematografica. Dopotutto, è un docufiction nel docufiction.

La consapevolezza è tutto – La recensione voto 7

Bardo è un film che parla di film. O meglio, è un’impresa cinematografica romanzata che parla di imprese cinematografiche romanzate. Un’operazione onirica che pesca a piene mani dal realismo magico per parlare di creazione artistica e del suo rapporto con la realtà e con l’uomo-artista. L’uomo-artista è Silverio Gama, demiurgo platonico che crea e distrugge, che manipola la realtà e si trascina nella fluidità indistinta del vero e del non vero, della vita e della rappresentazione della vita, che però dalla vita a questo punto è distante almeno 4 gradi di separazione. Una pellicola di meta-cinema, o in assoluto di meta-arte, se vogliamo. Perché pur essendo presentato come un film sulla casa, sui luoghi, sul passato e sulle contraddizioni del Messico, e pur probabilmente volendo essere tutto questo, Bardo si stratifica e si specchia all’infinito, finendo per diventare un film autoreferenziale, perdendo in spinta esistenziale e concreta e implodendo sulle sue premesse. Se sembra complesso è perché lo è.

Come gli autori novecenteschi che, nelle prefazioni e postfazioni delle loro opere, cercavano sempre di mettere le mani avanti e di rispondere preventivamente alle eventuali critiche, Bardo si sbrodola addosso per quasi 3 ore, giustificandosi continuamente ma anche proseguendo testardo sulla sua strada. É un film di cui è difficile parlare, è quasi saggistico. Nel suo arrotolarsi su se stesso (e va detto che le immagini sono grandiose, Bardo riempie gli occhi e la mente), diventa senza saperlo un trattato sull’ego dell’artista uomo (e per uomo intendiamo maschio) e dei suoi modi di fare i conti con se stesso e con la realtà, una sorta di grandiosa operazione di auto-referenzialità. Bisogna essere pronti.

Il trailer

Il cast

Silverio Gama, potenza creatrice e protagonista di Bardo, è interpretato da un ottimo e affascinantissimo Daniel Giménez-Cacho García. La compagna di sempre e la madre dei suoi figli, Lucia, è interpretata da Griselda Siciliani. I figli, Lorenzo e Camilla, sono rispettivamente Íker Sánchez Solano e Ximena Lamadrid.

Priscilla Lucifora
Priscilla Lucifora
Siciliana a Milano. Classe 1994. Formazione umanistica e una grande fascinazione per moda, cultura pop e costume. Il mio film preferito è Matrix. Grande fan di tutto ciò che è contemporaneo.