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Emergency, la commedia che non ci meritiamo ma di cui abbiamo bisogno – Recensione

Emergency su Prime Video
EMERGENCY foto Amazon

Emergency recensione del film disponibile su Prime Video dal 27 maggio 2022

Emergency è una commedia satirica del 2022 diretta da Carey Williams e scritta da KD Dàvila. Disponibile su Prime Video dal 27 maggio 2022, è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival. I due autori hanno realizzato prima un cortometraggio che, dopo un po’ di lavoro, si è trasformato in questo film amaro, divertente e a suo modo molto tenero.

Emergency potrebbe ricordare a primo acchito film come Get Out e Master. In realtà, però, se i due titoli appena nominati scelgono di fare satira e feroce critica sociale tramite il genere dell’horror, Emergency versa sulla commedia. Una commedia che fa poco ridere e molto pensare, ma pur sempre una commedia. Per sapere tutti i dettagli di Emergency cast, trama e trailer c’è la nostra scheda dedicata.

Una storia di ragazzi

Sean e Kunle sono amici per la pelle. Tanto amici quanto diversi. Incosciente e casinista, Sean vive nel momento, rifiutandosi categoricamente di pensare al futuro. La cosa più importante per lui qui ed ora è di completare il tour leggendario delle feste per lo Spring Break. Dopotutto, si tratta del suo ultimo anno al college. Responsabile e inquadrato invece Kunle, che ha grandi obiettivi ed è stato ammesso a Princeton. Nel mezzo, Carlos. Sudamericano. Pensa solo ai videogiochi e a fumare erba.

A uno sguardo più approfondito, però, a separare i due personaggi non c’è solo l’attitudine nei confronti della scuola, delle responsabilità e della vita. I due protagonisti, entrambi neri, vengono da ceti sociali diversi, da famiglie diverse, e affrontano il problema del razzismo in maniera diversa. Diplomatico e aperto al dialogo Kunle, sempre pronto a dare il beneficio del dubbio, deciso e non disposto a perdonare né tantomeno a discutere Sean. Ecco perché, quando trovano una ragazza bianca svenuta nel loro salotto, chiaramente sotto l’effetto di una dose massiccia di alcol, i due amici fraterni si scontrano.

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Sean ha paura di chiamare la polizia, vuole fare di tutto per evitarlo. La ragione è chiara: due ragazzi neri, uno sudamericano, una ragazza giovane, bianca, priva di sensi: non può finire bene. Sean lo sa, lo sa suo fratello maggiore, lo sanno i suoi amici. Sono cose che vengono ripetute da anni, nella sua famiglia. Kunle, invece, non ne ha idea. Vuole chiamare il 911, vuole portarla all’ospedale passando per le vie principali della comunità universitaria. Che differenza potrebbe fare, pensa, se tanto loro sono innocenti?

La dura realtà

In un mondo ideale, l’approccio di Kunle sarebbe senza ombra di dubbio quello giusto. Gli Stati Uniti contemporanei, però, non lo sono. Kunle e Sean sono dei target, e i fatti daranno tristemente ragione a Sean, in una sequenza che perde tutto l’alone di comedy e tenerezza, stringe il cuore e fa tremare le ginocchia, e fa da perno a tutto il film. Emozionanti anche le sequenze successive, quando i due amici si ritrovano e finiscono a darsi ragione a vicenda, perché il mondo è un posto cattivo, ambiguo e complicato, e le prese di posizione dure sono inutili, l’unica cosa che conta è stare uniti, piangere e poi abbracciarsi e non lasciarsi mai da soli. Cos’altro puoi fare quando chi dovrebbe aiutarti è invece una minaccia alla tua stessa esistenza?