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Il grande Gioco la recensione, una serie tv “tamarra” che guarda da lontano al mito di Succession

Il Grande Gioco

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Il Grande Gioco è la nuova serie tv Sky, prodotta da Eliseo Entertainment e disponibile on demand, su Sky Atlantic e NOW in 8 episodi. Francesco Montanari, Giancarlo Giannini ed Elena Radonchich ci trascinano nel dietro le quinte del Calciomercato, un tema caro a Sky e a tutti gli appassionati di pallone. La serie però non si rivolge solo a chi ne capisce, anzi, considerando che sia Montanari che Giannini e uno dei due registi hanno confessato la loro ignoranza in materia durante la presentazione, è una serie tv per tutti. Il calcio diventa una scusa per un dramma familiare con i contorni del thriller umano, emozionale. Il Grande Gioco è quello della vita.

Il Grande Gioco il Succession del pallone

Viviamo immersi in un bombardamento seriale ormai diventato opprimente. Da un lato riuscire a emergere diventa sempre più complicato, dall’altro siamo pieni di riferimenti che arrivano soprattutto dagli Stati Uniti. Il Grande Gioco rientra in quel filone di Sky in cui, senza perdere di vista la qualità del prodotto realizzato, si cerca un approccio più popolare al mondo delle serie tv. Lontana dalla vocazione autoriale di un Christian o di Il Re, Il Grande Gioco si avvicina al mondo di Diavoli, prendendo come nume tutelare e irraggiungibile un mito come Succession.

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La dinamica familiare, la malattia del patriarca, la grande società, i rivali che tentano la scalata, i soci traditori, sono fin troppi i riferimenti con la serie americana HBO in Italia su Sky. Succession così come Ray Donovan per il personaggio di Corso Manni, diventano una fonte d’ispirazione per la produzione italiana. Al tempo stesso però quando questi riferimenti diventano fin troppo evidenti, finiscono per metterne in luce i difetti. A partire da quello tipico della serialità italiana che non riesce a far vivere i personaggi oltre la scena.

Personaggi che on hanno respiro, restano ingabbiati nel frame del momento, incastrati in una macchietta, frutto di quell’impostazione teatrale da cui non riusciamo (se non i rari casi) a staccarci. In questo senso la storyline che funziona meglio è quella che riguarda Lorenzo Aloi il giovane procuratore Assari che sogna di seguire le orme di Manni. Un personaggio vero e realistico, oltre le maschere.

Il dramma dell’umanità

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La storia si concentra troppo su pochi personaggi, soffocando il racconto con troppi eventi e troppo concentrati. Il Grande Gioco diventa quello della vita, tra Corso Manni che cerca di riabilitare il suo nome, Elena che vuole conquistare il potere, Federico che si sente dimenticato da tutti, Dino il grande vecchio che non vuole lasciare il suo mondo. E poi Carlos che incarna tutti i calciatori viziati e saccenti, Lagioia il giovane talento che viene dalla strada.

La serie punta a sedurre lo spettatore con il fascino dell’ambiguità dei suoi personaggi, buoni e cattivi, fedeli e traditori, avvolgendolo con un ritmo incalzante amplificato dalla colonna sonora. Una serie tamarra nel mare di raffinatezza autoriale di Sky Atlantic. Diversa ma non per questo meno interessante.

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