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In Utero su HBO Max, la recensione: un tema importante per una grande fiction dall’impostazione classica

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Due indizi fanno una prova: HBO Max ha scelto di arrivare in Italia affidandosi a produzioni importanti, dal tema significativo, ma con una realizzazione e un impianto classico. Belle, ben fatte ma fin troppo pulite ed eleganti rispetto all’offerta di titoli che ha in catalogo, come se fosse importante offrire una cornice edulcorata per inserire temi e argomenti significativi.

Come per Portobello, è innegabile che In Utero (dall’8 maggio su HBO Max, appunto, con 8 puntate con quella bella usanza di HBO delle puntate settimanali) sia un’ottima serie tv (e non miniserie perché il finale lascia aperte tante porte possibili), ma la sensazione è quella di essersi limitati ad elevare un linguaggio seriale consolidato e affermato piuttosto che provare a proporre qualcosa di diverso.

In Utero

Si, sto facendo il più classico dei peli nell’uovo, perché ci sono piattaforme e produzioni da cui ci si aspetta sempre quel salto di qualità in più piuttosto che l’accontentarsi. In Utero ha tutta la pulizia visiva tipica dei prodotti Cattleya, con colori caldi come quella Barcellona dove ha sede la clinica per la fertilità del dottor Martini interpretato da Sergio Castellitto. E se vi state domandando “ma come si fa a fare una serie italiana ambientata in Spagna” lo stesso dubbio l’ha già avuto la regista Maria Sole Tognazzi che in conferenza stampa ha spiegato come girando per Barcellona per i sopralluoghi ha trovato una clinica come quella della serie, gestita da medici italiani. In fondo se da noi la fecondazione assistita è tanto osteggiata e complicata, è più semplice prendere un volo per la Spagna.

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In Utero

In Utero ha il pregio di raccontare in modo delicato un tema come quello della fecondazione assistita, senza nascondere quelle che sono le necessità economiche e commerciali di una clinica, ma donando umanità a chi sceglie questa strada. Usando la struttura più classica dei procedurali, con i casi dei vari pazienti a introdurre le puntate, la serie tv bilancia le vicende personali dei protagonisti, la trama orizzontale, con quella verticale dei vari pazienti, potendo anche contare su guest star di ottimo livello.

Non volendo risparmiarsi, In Utero affronta anche il tema della transizione di genere con Angelo, interpretato da Alessio Fiorenza, biologo della clinica. La quinta puntata, dedicata proprio alla vicenda personale di Angelo con una trasferta in Sicilia dalla sua famiglia, è al contempo la puntata migliore da un punto di vista della freschezza recitativa e la peggiore come struttura, con un forte disequilibrio rispetto proprio alla storia personale di Angelo. Ma come si fa nei medical drama americani, In utero si concentra sulle varie storie personali affrontando anche quella crisi dei 30enni in bilico tra difficoltà economiche e voglia d’indipendenza, grazie al personaggio di Thony.

Ad appesantire tutta la serie tv è però un eccesso di recitazione teatrale, a tratti troppo enfatica, poco sciolta, che grava sui dialoghi invece di navigarli. Sergio Castellitto e Maria Pia Calzone, in particolare, sembrano su spazi temporali diversi rispetto agli altri protagonisti, come se uscissero da due forme seriali diverse. Complessivamente In Utero è una buona serie, la regia di Maria Sole Tognazzi accompagna le scene soffermandosi sui particolari, la sceneggiatura delle puntate sorregge un’impalcatura forse più fragile di quanto non sembri. Certo adesso però per HBO Max è arrivato il momento di fare l’HBO anche in Italia.

In Utero

In Utero è una serie tv che tratta un tema importante in modo delicato e senza eccesso di retorica ma all’interno di una cornice da fiction fin troppo classica

Voto:

7/10
7/10
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