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Keeper – l’eletta, la recensione: un Barbablù dal twist occulto

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A poco meno di un anno dal suo The Monkey, il regista figlio d’arte Osgood Perkins dà alla luce il suo nuovo lungometraggio, Keeper – L’eletta (trailer). Dal 12 marzo al cinema con Be Water, il film segue la vacanza di una coppia in un cottage nei boschi finché l’idillio non prende una piega sinistra.

Liz (una meravigliosa Tatiana Maslany) è fidanzata da un anno con il compagno Malcolm (Rossif Sutherland), un medico benestante. I due decidono di andare fuori un weekend nella baita in montagna di lui. La migliore amica di Liz l’avverte provocatoria ma profetica: “non sarà uno di quelli che ha la moglie e i figli in cantina?”, ma la realtà è anche più grave.

Tatiana Maslany e Rossif Sutherland in Keeper
© Neon
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Qual è la cosa peggiore che puoi scoprire su un uomo che frequenti da poco? Questa domanda comune a tante donne diventa il pretesto per raccontare una sorta di leggenda di Barbablù moderna. Il castello non è più quello di Perrault ma ha più le sembianze della Fallingwater di Frank Lloyd Wright. Una specie di enorme cottage, dove ogni corridoio, ogni angolo e ogni anfratto diventano poi lo scenario della discesa nella paranoia di Liz. Il tappeto sonoro del film è molto stratificato, tra gli scricchiolii, i rimbombi e gli echi propagati dal legno, così come le ottime parti strumentali accompagnate in più punti dal brano di Peggy Lee I Don’t Want To Play In Your Yard che assume un tono sinistro.

Keeper è un film che lavora con le atmosfere e con l’ambiente, soprattutto nell’isolamento della casa rispetto al mondo ma anche di Liz rispetto all’enorme casa, nella quale a un certo punto viene lasciata sola. E anche qui, tante finestre che azzerano la privacy, porte che non si chiudono davvero, piccoli elementi di straniamento, e una misteriosa torta al cioccolato che non andava divorata. Perkins gioca con la macchina da presa inquadrando Liz spesso da dietro i muri e le porte, in agguato alle sue spalle, assumendo il punto di vista della casa.

Tatiana Maslany in Keeper.
© Neon

La sceneggiatura di Nick Lepard però pecca di ritmo, con una prima parte estremamente dilatata e un finale che risulta troppo striminzito. Se si cerca un horror dalla coerenza narrativa pedissequa è bene si guardi altrove, qui il racconto procede piuttosto per immagini e per un’atmosfera di inquietudine incalzante.
Il twist su Perrault diventa una fiaba folk sapientemente architettata dalla capacità di Perkins di unire lo straniante a una costellazione di jumpscare, con un’ironia grottesca che si mischia con l’onirico e il fantastico, i quali si insinuano di prepotenza in uno scenario apparentemente “realistico”.

Le paranoie di Liz, lasciata sola in una casa che non conosce, finiscono per rivelarsi premonitrici di un pericolo reale, che altro non è che Malcolm. Ma la nostra final girl, come molte eroine di Perkins, è spaventata ma non inerme, è l’eletta, colei che ha il potere di sconfiggere la maledizione che aleggia sulla casa. L’ammonizione di Perkins e Lepard però non è quella pietista-vittimista di tanti horror che cercano di fare propria la questione femminile (vedi Men di Alex Garland), quanto piuttosto la rielaborazione in chiave moderna di una storia archetipica che suscita chiaramente tutta una serie di spunti di riflessione contemporanei.

Un disegno da Keeper.
© Neon

La saturazione visiva di flashback, dissolvenze inedite e momenti di terrore puro creano un pastiche di stimoli a volte un po’ eccessivi per un film che in realtà passa agevolmente da un registro all’altro. Nonostante i suoi difetti, Keeper è un film perfettamente curato in ogni suo aspetto e dotato di elementi folk e stregoneschi davvero interessanti. Oz Perkins si dimostra ancora una volta uno dei pochi autori horror che sa davvero come fare paura, ritagliandosi uno spazio sempre più importante nel panorama odierno, anche con un film buono ma tra i suoi meno riusciti.

La recension

Keeper è un film dal ritmo poco dosato ma che riesce comunque a veicolare l’orrore attraverso una rielaborazione fiabesca dagli innesti folk horror.

Voto:

7/10
7/10
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